La Battaglia Di Cortina

Pubblicato da Blicero il 31.12.2013

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 5. Cristalnacht

Non era rimasto granché per il cenone di Capodanno. La Pazza agguantò una latta di Surströmming, la famosa aringa svedese fermentata. La aprì. Dalla confezione uscì un fetore pestilenziale simile a quello di una scarpa di barbone ripiena di merda e ricoperta di burro andato a male. La Pazza gustò la prelibatezza con compostezza, innaffiandola con lo champagne– l’ultimo del lotto – preso dal frigobar.

La Pazza si rivolse alle sue collaboratici con la voce leggermente stridula: «Allora ragazze, come sto?». Le due donne, completamente strafatte di benzodiazepine, mossero impercettibilmente la testa in segno di approvazione. La Pazza si sistemò la cravatta rosa davanti allo specchio della Presidential Suite, pronto a uscire sul balcone per proclamare l’avvento dell’Impero. I suoi occhi ardevano; il Nuovo Ordine aspettava solo la definitiva consacrazione.

Fuori dal Cristallo le Camicie Rosa erano estasiate, una folla che schiumava di gioia, una muta pronta ad aggredire l’avvenire con la bava alla bocca. La giornata era stata eccelsa. Le truppe del Montanaro erano state ricacciate nelle loro abitazioni e debitamente piegate al nuovo Regime attraverso torture e pestaggi indiscriminati. Er Buffo era rovinosamente fuggito dalla città in fin di vita. L’impresa migliore era stata sicuramente la presa del Bellevue, che ora era poco più di un ammasso di macerie fumanti. La colonna guidata dalla giornalista Paola Ferrari aveva svolto un lavoro davvero egregio, con un livello di crudeltà paramilitare assolutamente impensabile per un gruppo di flaccidi professionisti borghesi.

La Ferrari si era però macchiata di una leggerezza imperdonabile: aveva messo su Instagram una foto di gruppo delle Camicie Rosa, tutte con braccio rigorosamente teso sullo sfondo dello scheletro martoriato dell’Hotel. Altri avevano fatto lo stesso, anche durante l’assedio, fornendo una sorta di allucinata cronaca di quella che era già stata ribattezzata come Cristalnacht. Le immagini e i video avevano fatto il giro dell’Internet, erano approdati sui media nazionali e internazionali e avevano messo in allerta le forze dell’ordine. Il Paese aveva scoperto l’orrore barbaro in cui era piombata Cortina, ed era stato colpito in pieno stomaco dalla devastazione indiscriminata. Le autorità, sospinte dal severo monito del Presidente della Repubblica, avevano deciso di reagire inviando uno spropositato quantitativo di agenti in assetto antisommossa e di militari.

La Pazza, troppo ossessionato dalla grandeur dell’opera per rendersi conto delle interferenze del mondo esterno, ripassò a voce alta il discorso della Proclamazione. «Qualcuno una volta disse: “Dopo aver visto Raffaella Carrà in televisione mi aspetto solo di incontrare i tedeschi con i carri armati per le strade della mia città”. Lasciatemi dire una cosa, cari miei birbantelli: i carri armati questa volta siamo noi. Siete voi».

I primi lampeggianti rischiararono la profondissima oscurità ampezzana. Nel bunker della Presidential Suite, La Pazza non si accorse di nulla e continuò imperterrito: «Voi, che non sapete più distinguere una notizia dal gossip. Voi, che venite a Cortina per mantenere la posizione faticosamente conquistata in una gerarchia sociale totalmente sovvertita dalla crisi. Voi, che dentro gli aperitivi e sulle panche dei ristoranti cercate di soddisfare l’atavica necessità di essere schiacciati e dominati da una forza superiore. Voi, che per dare un senso al vostro squallore agognate un nazionalsocialismo senza teschi e parate militari ma pieno di farfalline di Belen Rodriguez, sextape di celebrità e salotti televisivi del primo pomeriggio». La Pazza sospirò e lesse le ultime righe: «Forza, ragazzi, ci siamo quasi! Oggi possiamo iniziare a realizzare il nostro sogno! Siete meravigliosi! Siamo spaziali

Quando si affacciò al balcone, la Pazza rimase senza fiato e si aggrappò alla balaustra. I caroselli dei blindati della polizia erano lanciati a massima velocità sul corso principale della città. La coltre di lacrimogeni soffocava Cortina; le Camicie Rosa tossivano, sputavano sangue e stramazzavano per terra. I manganelli roteavano all’impazzata, frantumando arti e velleità rivoluzionarie. Qualcuno improvvisò una barricata ammucchiando suv bruciati, transenne, tavolini, cadaveri – qualsiasi cosa. Un autoblindo sfondò l’ultima difesa dei ribelli, che batterono confusamente in ritirata in un tripudio di urla e lacrime. Le ultime sacche di resistenza Rosa – quelle più estreme, fanatiche e soprattutto armate – vennero spazzate via dalle sventagliate di piombo dell’esercito, che non esitò a rispondere al fuoco. Era una carneficina, pura e semplice.

Mentre la battaglia infuriava, La Pazza era tornato nella suite e aveva accesso il televisore. Dal giorno del suo arrivo alla fine del 2013 non l’aveva mai fatto, pur avendone la possibilità. Vide in successione Gerry Scotti, Fiorello, Raimondo Vianello, Gigi Sabani, Valeria Marini in abito da sposa, Mike Bongiorno che rideva, Max Pezzali che cantava il suo ultimo singolo, attori da quattro soldi che ballavano con zoccole sguaiate, le Iene a glorificare viscidamente la peggiore pseudoscienza e spezzoni di film degli anni ’80 con Il Libidine – pace all’anima sua.

Il pauroso massacro era ormai alle porte del Cristallo: La Pazza poteva sentire il rumore dei candelotti di gas e le esplosioni sulle scale dei piani inferiori, ma era sorprendentemente rilassato. Quelle immagini televisive riprese dal passato gli infondevano fiducia, speranza e ottimismo.

L’olezzo del Surströmming rimasto aperto si mescolò con il vapore grigio-maligno dei gas. L’aria era irrespirabile. La Pazza fece alzare le sue collaboratrici e insieme si diressero verso il balcone. Le due ragazze salirono precariamente sulla balaustra. Lui sfiorò le loro mani docili con lo smalto sbeccato. Nel frattempo la polizia aveva fatto saltare la porta della suite. La bocca della Pazza si contorse in una smorfia estatica. Si era trattato di un fallimento così eroico da essere facilmente ridefinito come un successo. Pochi giorni senza i servizi basilari erano bastati a far piombare la città nel caos più assoluto e annullare consolidati riti alto-borghesi nonché ogni parvenza di «esclusività».

La Pazza si affacciò sul cornicione e rimirò l’orizzonte.

Le Dolomiti si stagliavano nelle tenebre, e sotto di lui le fiamme danzavano con le sirene sopra un oceano brulicante di corpi, vetri e carcasse. Cortina sarebbe stato il modello di riferimento per le proteste sociali del futuro – insurrezioni armate prive di senso e rivolte contrassegnate dalla violenza gratuita e immotivata.

La Pazza annusò a pieni polmoni un fiore appassito che portava nel taschino del completo bianco. C’erano pochi cazzi: lui aveva vinto.

Del resto, nessuna rivoluzione degna di rispetto aveva mai raggiunto i suoi scopi.

(Tutte le illustrazioni sono di Bad Drawings)

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Drop the Hate / Commenti (5)

#1

spl33n
Rilasciato il 31.12.13

chiudi quel cazzo di mac e vieni alla capannina, sfigato

#2

Zio
Rilasciato il 31.12.13

Bella

#3

TabSkywalker
Rilasciato il 31.12.13

Minkia Blicero, sembri i miglior Ammaniti e Pahlaniuk di sempre.
Cannibale abbbestia

#4

Fede
Rilasciato il 01.01.14

Grande Blicero. Uno dei tuoi pezzi migliori. Buon anno!

#5

Luca
Rilasciato il 05.01.14

Spettacolare!!!! lo sto divulgando via mail

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