Da dove viene il complottismo su George Soros, e perché la destra italiana ne è così ossessionata

Pubblicato da Blicero il 2.07.2018

In ogni discussione online, è pressoché matematico che a un certo punto un commentatore tiri fuori il nome del finanziere ungherese o accusi il suo interlocutore di essere «pagato da Soros». Ormai, da questa «regola» è quasi impossibile sfuggire. Ma da dove nasce questa ossessione? Come si è formata? Chi l’ha spinta più di tutti? Visto che da quando c’è Matteo Salvini al governo le teorie del complotto su Soros hanno ripreso vigore, ripropongo uno stralcio del mio libro La Gente che ricostruisce la genealogia e la penetrazione nel dibattito pubblico in Italia.

+ + +

Il pomeriggio del 3 maggio 2017 un’agenzia riporta la ferale notizia: «George Soros è stato questa mattina a Palazzo Chigi. L’imprenditore e filantropo è stato ricevuto dal presidente del Consiglio Paolo Gentiloni».

Bastano queste stringate righe a far saltare in aria siti e social network. In brevissimo tempo si scatena una ridda di ipotesi, una più angosciante dell’altra. Soros ha dato «disposizioni» a Gentiloni sul caso delle Ong che salvano i migranti in mare, in quel momento molto dibattuto dentro e fuori le aule parlamentari. Soros, «lo squalo pro-invasione», è a Palazzo Chigi per fare «campagna acquisti». Soros è andato dal Presidente del consiglio perché «l’Italia deve essere meticcia». Soros è venuto a chiedere «mano libera».

Le forze politiche si inalberano. Il senatore di Forza Italia Lucio Malan dichiara che «sarebbe interessante sapere la ragione e il contenuto di questo colloquio, non preannunciato e non segnalato». La collega di partito Elvira Sannino annuncia un’interrogazione urgente per chiedere conto «della presenza dell’imprenditore Soros». Beppe Grillo lancia l’hashtag #TrasparenzaSuSoros, e invita il «Presidente Paolo Gentiloni Silveri, nobile di Filottrano, di Cingoli e di Macerata» a «scendere dal piedistallo e raccontarci tutta la verità sul suo incontro con Soros».

La verità, riferiscono fonti della maggioranza parlamentare, è che quell’incontro si inserisce «in una più ampia attività del premier volta a cercare investitori per il Belpaese». Negli ultimi nove mesi del 2016 si è registrato un calo del 15 per cento dei capitali investiti in Italia, oltre cento miliardi di dollari. Inoltre, per risolvere le varie crisi industriali del paese – Alitalia in primis – servono soldi. È in questa cornice, pertanto, che Gentiloni ha discusso con Soros.

Ma non importa: nessuno crede che quello sia il reale motivo della visita. Non può essere quello, se c’è di mezzo un’«entità astratta, personificazione del Potere, Divinità onnipotente della geopolitica globale, teoria del complotto giudaico fattasi carne» – ossia tutte le forme che Soros ha assunto negli ultimi anni.

Le origini di questo mito affondano le proprie radici nell’orientamento liberal e nella storia personale di George Soros. Nato nel 1930 in Ungheria da una famiglia di religione ebraica, durante la Seconda Guerra Mondiale scampa per miracolo alle persecuzioni dei nazisti. Nel dopoguerra si trasferisce in Inghilterra e si laurea in Filosofia alla London School of Economics. La sua formazione intellettuale è influenzata da Karl Popper e dal suo concetto di «società aperta». Dopo aver lavorato in alcune banche d’investimento, nel 1969 si mette in proprio e crea il fondo d’investimento Quantum, che lo porta a essere uno dei 30 uomini più ricchi del pianeta.

Nel 1992 Soros scommette contro la sterlina e la lira, provocando una svalutazione del 30 per cento e l’estromissione temporanea della valuta italiana dal sistema monetario europeo. In un’intervista di molto successiva ai fatti, Soros cinicamente afferma che «gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie» e «non hanno colpe».

In parallelo alla sua attività di speculatore, Soros sviluppa quella di filantropo. Come spiega in un lungo pezzo apparso sul Financial Times, gli obiettivi dei suoi finanziamenti a fondo perduto sono tre: «aprire le società chiuse; rendere le società aperte più vitali; promuovere un modo critico di pensare». A partire dagli anni ’70  dona centinaia di milioni di dollari ai movimenti di opposizione nei paesi del blocco sovietico. Negli anni ’90, poi, fonda la Open Society Foundations ed estende a tutto il mondo la sua attività filantropica e di sostegno a moltissime Ong.

In quel periodo compaiono le prime critiche politiche all’operato di Soros, e le prime teorie del complotto. Secondo il giornalista americano Jesse Walker, queste vengono anzitutto «da sinistra, da persone preoccupate che Soros stesse finanziando il movimento per scopi personali (o, senza cedere alle cospirazioni, che i soldi di Soros avrebbero tolto l’indipendenza alle attività della sinistra)».

La destra americana comincia a occuparsi del finanziere ungherese alla fine degli anni Duemila. Uno dei più famosi pundit di Fox News, Bill O’Reilly, lo definisce un «estremista che vuole aprire i confini, legalizzare la droga, l’eutanasia, e così via». Meno di due anni dopo – sempre su Fox News – un altro commentatore influente come Glenn Beck dedica due intere puntate della sua trasmissione al «grande burattinaio», accusandolo di voler instaurare un «unico governo mondiale». Quasi tutte le teorie del complotto su Soros derivano da quelle puntate.

I finanziamenti al Partito Democratico statunitense e l’opposizione a Donald Trump fanno il resto. Lo speculatore ungherese trasfigura così nel mandante coperto di ogni cambiamento politico, rivolta o movimento sociale – dalle rivoluzioni colorate nell’est Europa1 fino a Black Lives Matter.

In Italia, almeno fino al 2015, le teorie su Soros rimangono su siti rossobruni, complottisti e di estrema destra. Subito dopo l’elezione di Trump prendono a circolare su testate più accreditate: l’editorialista Fulvio Scaglione rilancia su Linkiesta la falsa notizia dei manifestanti pagati da Soros per protestare contro il nuovo presidente americano e «destabilizzare» il paese.

Del finanziere si torna a parlare in relazione all’arresto del giornalista Gabriele Del Grande in Turchia, avvenuto il 9 aprile 2017. Il regista del docufilm Io sto con la sposa è accusato (dall’estrema destra e dall’estrema sinistra) di non essere indipendente perché – nel 2011 – ha ricevuto un finanziamento dalla Open Society Foundations. Gli argini si rompono del tutto con la polemica sui «taxi del Mediterraneo» – cioè le Ong impegnate nelle operazioni di salvataggio al largo delle coste libiche – che sarebbero integralmente finanziati da Soros, e pertanto implicati in qualcosa di losco2.

Il sedicente filosofo «marxiano» Diego Fusaro è convinto che dietro a queste «deportazioni di massa» ci sia la «longa manus» dell’alfiere dell’«élite finanziaria sradicata, sradicante e delocalizzante che sta distruggendo i diritti sociali e le sovranità nazionali». In un blog de Il Giornale si ricostruisce uno «schema Soros» che funzionerebbe così:

L’élite prima produce i poveri, poi trasforma alcuni di loro in profughi attraverso una bella guerra umanitaria o una colorata rivoluzione […] poi li spinge ad entrare illegalmente in Europa e in Usa grazie alle sue associazioni umanitarie, ricattando i governi occidentali e i leader che essa stessa finanzia affinché approvino legislazioni che di fatto eliminano il reato di immigrazione clandestina.

Il Blog delle Stelle – il magazine online del M5S – riprende un lungo pezzo della blogger Maria Grazia Bruzzone, la quale definisce Soros «uno dei fulcri» dell’élite mondialista che dirotta in Europa la manodopera a basso costo (i migranti) per mantenere lo status quo. Matteo Salvini rispolvera per l’ennesima volta la tesi della sostituzione etnica, dicendo che «non c’entrano guerre, diritti umani e disperazione: è semplicemente un’operazione economica e commerciale finanziata da gente come Soros». In un comizio, il leghista aggiunge che «filantropi come George Soros dovrebbero scomparire dalla faccia della terra per il male che hanno fatto a milioni di lavoratori e a milioni di persone per bene».

In realtà, il mito di George Soros torna molto utile all’immaginario politico dell’estrema destra occidentale. La figura del burattinaio supremo – per giunta ebreo – serve a screditare sia le cause che le persone che le fanno proprie. A chi protesta, si rivolta, manifesta o compie azioni umanitarie è negata ogni spontaneità e dignità politica; se lo fa è perché prende soldi da Soros. I veri rivoluzionari, di contro, sono quelli che scorgono dappertutto la sua ingerenza maligna.

Per il sito antifascista americano It’s Going Down,

Questo mito si rifà a vecchie idee razziste e antisemite, nonché alle argomentazioni anticomuniste della John Birch Society, secondo cui gli onesti lavoratori e i poveri sarebbero sfruttati da un ristretto gruppo di manovratori interessato alla dominazione del mondo.

Lo stesso Soros si è detto preoccupato dalla piega che hanno preso le leggende sul suo conto. «Il nuovo antisemitismo si basa sull’idea che gli ebrei governino il mondo», aveva detto in un evento a New York nel 2003. «E con le mie azioni contribuiscono involontariamente a rafforzare questa idea».

Per una bizzarra ironia della sorte, l’analisi migliore del complottismo su Soros l’ha fatta Karl Popper in La società aperta e i suoi nemici – il testo che ha informato il pensiero e le azioni del filantropo ungherese. Parlando della «teoria cospirativa della società», il filosofo la descrive come il «tipico risultato della secolarizzazione di una superstizione religiosa» e scrive:

La credenza negli dèi omerici le cui cospirazioni spiegano la storia della guerra di Troia è morta. Gli dèi sono stati abbandonati. Ma il loro posto è occupato da uomini o gruppi potenti – sinistri gruppi di pressione la cui perversità è responsabile di tutti i mali di cui soffriamo – come i famosi savi di Sion, o i monopolisti, o i capitalisti o gli imperialisti.

O, appunto, come George Soros.

  1. In alcuni casi, le organizzazioni finanziate da Soros hanno effettivamente fatto la differenza. Il caso più significativo è quello della «rivoluzione delle rose» in Georgia nel 2003. []
  2. L’ufficio stampa di Soros ha definito «false» le notizie «circolate sulla stampa relative ai presunti finanziamenti di George Soros tesi a favorire l’afflusso di migranti in Europa». []

Condividi

Drop the Hate / Commenti (2)

#1

GiacomoB
Rilasciato il 17.07.18

Articolo abbastanza superficiale. Se Soros e’ detestato da diversi governi (tra i quali anche quello israeliano) qualche motivo ci sara’. A me basta vedere cosa dichiara il personaggio (specialmente sulla quello che faceva nell’ Ungheria occupata dai nazisti quando era adolescente), la sua rete di finanziamenti e l’ampiezza della sua sfera di influenza (vedere le email leakate da Cyberberkut e disponibili su Wikileaks) per farmi una idea, non certo positiva, del personaggio.

il resto sono meme e contromeme

#2

L’ossessione per Soros e la bufala della sostituzione etnica – L'Unità punto news
Rilasciato il 18.07.18

[…] per il suo discorso propagandistico. Leonardo Bianchi, in un capitolo del suo libro La Gente, ricostruisce la genealogia dell’ossessione per Soros e la sua penetrazione nel dibattito pubblico in […]

Fomenta la discussione

Tag permesse: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>