Il Paese Dei Mandarini Marci

Pubblicato da Blicero il 24.08.2010

Ciao, Francesco.

Aldo?

Finalmente sei riuscito a trovarmi.

Sì, grazie a Dio.

Ma non è dipeso da te. Neanche questa volta.

Ti capisco, se sei arrabbiato con me.

Non lo sono.

Mi sono venuti i capelli bianchi e le macchie sulla pelle dopo quei 55 giorni infernali.

A me sono venuti dei fori di proiettile sulla schiena.

Non fare così, ti prego.

Siete stati malvagi, grotteschi, cinici, spregiudicati, sconsiderati. Feroci.

Non potevamo fare altro.

Continui a ripetertelo dopo 32 anni?

No, non veramente.

L’hai appena fatto. Ricordati che non sono uno di quei giornalisti che ti chiamavano la prima settimana di agosto per riempire le pagine di cronaca politica con le tue “esternazioni”.

Ho provato a fare il possibile per salvarti.

Cirillo valeva più della ragione di Stato.

Il tuo sangue è ricaduto su di me. Dopo la tua morte sono entrato in depressione.

John F. Kennedy, Martin Luther King, Robert Kennedy, Anwar al-Sadat, Indira Ghandi, Olof Palme, Yitzhak Rabin.

E tu.

E io. Leader politici uccisi da un terrorismo vicino a establishment internazionali, spesso e volentieri reazionari, volti a fermare qualsiasi minimo cambiamento dello status quo post Jalta. Non cambiare, non trasformare, non riformare.

Gli americani non potevano permettersi di avere dei comunisti al governo in Italia. E nemmeno i sovietici. Lo sapevi.

Vuoi forse dirmi che mi sono ucciso da solo?

No. Ti abbiamo ucciso noi. Ti ho ucciso io.

“La decisione di far uccidere Moro non venne presa alla leggera. Ne discutemmo a lungo, perché a nessuno piace sacrificare delle vite. Ma Cossiga mantenne ferma la rotta e così arrivammo a una soluzione molto difficile, soprattutto per lui. Con la sua morte impedimmo a Berlinguer di arrivare al potere e di evitare così la destabilizzazione dell’Italia e dell’Europa”.

Steve Pieczenik.

Delitti senza padri, omicidi senza mandanti, a volte anche senza esecutori. Delitti con molti responsabili, la maggioranza dei quali indiretti. Come voi. Come te.

La mia sofferenza era in linea con la tua.

Mi hai squalificato sul piano personale, dicendo che le lettere erano scritte da un altro “Aldo Moro”, un uomo non più in possesso delle sue facoltà intellettuali, sotto il controllo totale di un pugno di terroristi.

Non potevo fare altro, Aldo.

Avete trattato con i peggiori criminali per nascondere micragnose corruttele ed evidentissime collusioni con le criminalità organizzate. A me invece, l’unica persona di cui hai detto di subire una dipendenza intellettuale, è stata riservata una “linea della fermezza” passiva. Improvvisamente siete stati tutti arsi da una fiamma statolatra, quando in realtà non c’era nulla di così lontano e astratto come lo Stato, come ho sempre saputo fino al 9 maggio del 1978.

72.460 posti di blocco, di cui 6296 nella cinta urbana di Roma, 37.702 perquisizioni domiciliari, di cui 6933 a Roma, 6.413.713 persone controllate, di cui 167.409 a Roma, 3.383.123 automezzi controllati, di cui 96.572 a Roma. Io ti ho cercato spasmodicamente.

Uno sforzo imponente, per nulla da elogiare. C’era bisogno di istituire posti di blocco, controllare mezzi e persone la mattina del 16 marzo, a Trapani e ad Aosta? C’era bisogno di perquisire Gradoli? C’era bisogno di formare delle commissioni tecnico-operative pullulanti di piduisti e strani consulenti d’oltreoceano? Non c’è più la necessità di mentire, Francesco.

Dovevamo preparare l’opinione pubblica alla tua morte. Stendere la sentenza da far eseguire.

Ha ragione Montesquieu: una repubblica di buoni cristiani non può esistere.

Ma una repubblica di buoni cattolici italiani può esistere e durare. Così come abbiamo fatto noi.

Io ero il meno implicato di tutti.

Ma eri implicato comunque.

Non me lo perdonerò mai.

Nemmeno io.

Perché me?

Perché eri il meno implicato di tutti. C’era bisogno di un martire. E Kissinger ti voleva morto.

Non hai pensato alla mia famiglia?

Ogni volta che mi sono guardato allo specchio.

E a Noretta?

Avresti fatto lo stesso, se al tuo posto ci fossi stato io. O Andreotti.

Non credo.

Io credo di sì.

Io ho sempre creduto nel valore umanitario, e intrinsecamente politico, di certe trattative. Non avrei sacrificato nemmeno la vita di Andreotti per un fantomatico “bene del partito” o “ragion di Stato” – concetto anodino che mai, dal 1946, ci era passato per la mente – due argomenti da voi usati in maniera ripugnante per legittimarvi nelle nomenklature, tra di voi.

Sei stato un grande statista.

No, sono stato un grande politicante. Siete voi che mi avete fatto diventare un “grande statista”, per poi diventarlo a vostra volta.

Io mi sono dimesso 2 giorni dopo averti visto riverso in quel bagagliaio.

E l’anno dopo eri Presidente del Consiglio. Poi Presidente del Senato. Poi Presidente della Repubblica. Le dimissioni come trampolino di lancio per il potere. Devo farti i miei complimenti.

Grazie.

Da grigio notabile sei diventato – o meglio, ti hanno fatto diventare – una variabile impazzita di un sistema in cui tutti hanno qualcosa da nascondere. Ma in realtà non facevi altro che perpetrarlo, come hai sempre fatto, hai creato tre o quattro personaggi diversi, una sorta di squallida attrazione in un paese di folli pronto a piegarsi di fronte a chi la dice sempre più grossa. In fondo, sei rimasto un grigio figurante. Grigio, e triste.

Non mi sono mai ripreso dalla tua morte, Aldo.

Non avevi più nulla da perdere, del resto.

Non avevo più nulla da temere.

E allora tanto valeva giocare con i servizi segreti, con la massoneria. Tu, un cattolico.

Un cattolico, pur sempre italiano. Anzi, sardo.

Sei riuscito a far credere di portarti nella tomba chissà quali misteri. Hai centellinato le “rivelazioni” – cose di cui si sapeva già tutto. Il tuo capitale politico è consistito in questo: la pretesa di saperla più lunga di tutti.

Abbiamo rovinato intere generazioni con il mistero.

Il mistero è tale solo se non è svelato. Anche se lo si conosce a fondo.

La vera eccitazione deriva dal rimanere dentro il mistero, uscirci fuori un attimo, scorgerne il cuore, rimanerne delusi, o inquietati, o angosciati, e rituffarsi nella sua tiepida, oscena ed inestricabile irrisolvibilità.

Quello che sta facendo il nostro Paese da quarant’anni a questa parte.

Sono felice di averti ritrovato.

Io no. Non desidero intorno a me gli uomini del potere. Non più.

Tu sei sempre stato un uomo del potere.

Ho imparato ad attribuire al termine potere la ripugnanza di chi il potere non lo ha, ma lo subisce. Una parola che mi si è infine rivelato nel suo vero, profondo e putrido significato.

Perdonami.

Impara di più il toro in un’ora che il matador in tutta la vita. Tu hai sempre creduto di sapere tutto. In realtà, non hai mai imparato niente.

Perdonami, Aldo.

L’ho già fatto, Francesco.

E ora?

E ora non ci resta che aspettare.

Chi?

Lui.

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Drop the Hate / Commenti (13)

#1

pietro errante
Rilasciato il 24.08.10

Uao.

#2

prefe
Rilasciato il 24.08.10

Sei inquietante e orribilmente informato. Ti odio, as usual.

#3

Mario
Rilasciato il 24.08.10

Credo che (se c’è stato) il colloquio tra Moro e Cossiga sia stato più o meno questo.
Prima che Lucifero se lo venisse a prendere…

#4

la Volpe
Rilasciato il 24.08.10

wow wow wow

#5

Alfio
Rilasciato il 24.08.10

Bellissimo! I miei più vivi complimenti per aver coniugato indiscutibili verità storiche e l’originalità di un dialogo a cui tutti vorrebbero assistere…

clap clap clap

#6

inaudita altera parte
Rilasciato il 24.08.10

Il Divo, la sfinge, il Papa nero, la Volpe, il gobbo, belzebù….

#7

tonii
Rilasciato il 24.08.10

chissà se aldo ha capito, in quell’appartamento dei servizi, che i tizi che stavano per eliminarlo erano tutti sul libro paga del sardo, e che la “trattativa” (da rifiutare, da accettare, da discettare) era fumo negli occhi dell’opinone pubblica.

il sangue, purtroppo, non è ricaduto su di lui. i vermi della sardegna ora divorano un corpo putrefatto, di chi non fu mai uomo.

#8

dj Charles Benson
Rilasciato il 27.08.10

L’unica colonna sonora possibile per questo colloquio

#9

ivo
Rilasciato il 27.08.10

da applausi
io lo vedrei bene come testo teatrale – scenografia scarna, quasi completamente buia con un unico riflettore che punta sull’attore Cossiga e in controluce si vede l’ombra dell’attore-Moro.
E dopo la chiosa finale “Chi? Lui” si accende all’improvviso un riflettore su un’attore ingobbito con occhiali e orecchie a punta.

#10

mi
Rilasciato il 02.09.10

vaffanculo genio

#11

Fabio Massimo
Rilasciato il 15.04.12

Sublime

#12

lingua lunga
Rilasciato il 27.11.12

porca zozza!

#13

Dj Charles Benson
Rilasciato il 30.12.12

Ripensandoci dopo un’pò di tempo,
credo che la colonna sonora migliore come sottofondo per questo brano
sia quest’altra, sempre del grande Scott Walker,
dedicata all’invio nelle dittature militari sudamericane
(alcuni membri delle quali,soprattutto in Argentina, erano iscritti alla P2)
di agenti addestratori di e torturatori a loro volta
da parte degli “amici atlantici” di Cossiga

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