Guerriglia E Nazismo Ad Albano Laziale

Pubblicato da Blicero il 17.10.2013

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Ho letto parecchi commenti indignati su quanto successo il 15 ottobre al (mancato) funerale di Erich Priebke ad Albano Laziale. La protesta di cittadini e militanti antifascisti, con tanto di tentato “assalto” al carro funebre, è stata descritta da più parti come una manifestazione non degna di un paese civile, una bestiale dimostrazione dell’assenza di pietas per un morto e addirittura una profanazione di cadavere. Si può essere più o meno d’accordo – o in disaccordo – ma quello che è certo che l’intera polemica si sta svolgendo in vuoto storico pressoché totale. Per intenderci, si tratta dello stesso vuoto che ha permesso la vergognosa costruzione del sacrario di Affile dedicato al gerarca fascista Rodolfo Graziani.

Ad ogni modo, la decisione del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, di scaricare la patata bollente alla città dei Castelli romani è stata vissuta dagli abitanti come una vera e propria onta. Un residente ha infatti detto all’Unità che

come cittadini dei Castelli romani ci sentiamo doppiamente offesi, con questi funerali di Priebke subiamo una doppia violenza: i Castelli hanno versato sangue alle Fosse ardeatine e nella Resistenza e non si capisce perché le esequie vietate a Roma siano state permesse ad Albano.

Come ha ricordato L’Espresso, il 9 settembre del 1943 Albano Laziale venne attaccata dalla Wehrmacht. I soldati italiani che tentarono di difenderla dopo la resa furono però trucidati all’ingresso del paese. Dopo l’arrivo dei tedeschi, in molti comuni dei Castelli romani la popolazione prese le armi, affiancata da «chi fuggiva dalla Capitale, soldati e militanti politici, tra cui molti ebrei». La Resistenza dei Castelli organizzò diversi attentati contro i convogli che rifornivano il fronte di Cassino. Il 7 dicembre del 1943 delle squadre partigiane collocarono chiodi a quattro punte sulle vie Appia, Nettunense e Ardeatina e mitragliarono i mezzi militari rimasti bloccati nell’ingorgo. Tra il 20 e il 21 dicembre dello stesso anno vennero fatti saltare in aria un convoglio carico di esplosivo sulla Roma-Cassino e, quasi contemporaneamente, il Ponte Sette Luci della ferrovia Roma-Formia (circa 25 km da Roma) mentre vi transitava un treno carico di militari tedeschi. L’attentato causò circa 400 tra morti e feriti.

La paternità dell’azione non venne rivendicata subito. «Il Cln – ricostruisce Mario Avagliano su Moked – non ne diede notizia sulla stampa clandestina e i tedeschi, persuasi che i partigiani italiani non erano così efficienti da compiere azioni di belliche di tale portata, la attribuirono ai paracadutisti inglesi». Nel suo diario di guerra (Guerriglia nei Castelli romani, libro che ha ispirato Un giorno da leoni di Nanni Loy), il partigiano Pino Levi Cavaglione scrisse a proposito dell’attentato al Ponte Sette Luci:

No, dannati tedeschi, questa volta il colpo non vi è venuto dal cielo, non vi è venuto dagli aviatori inglesi. Vi è venuto da noi! Da noi che in questo momento ci sentiamo orgogliosi di essere italiani e partigiani e non cambieremmo i nostri laceri abiti bagnati e fangosi per nessuna uniforme. E vi odiamo, vi odiamo a morte.

Solo due anni fa, inoltre, è stato individuato il nome del corpo nel sarcofago 238 nel sacrario delle Fosse Ardeatine. Si tratta di Marco Moscati, partigiano di Albano Laziale che partecipò alle azioni di sabotaggio contro le truppe tedesche. Moscati è citato nel diario di Levi Cavaglione in questo passo: «Marco è ritornato da Roma. I suoi sono sfuggiti alla razzia. Le notizie che egli porta sono raccapriccianti. I tedeschi hanno agito con meticolosa ferocia. Bambini lattanti, donne incinte, vecchi paralizzati non hanno trovato pietà. Venivano caricati sui camion gremiti di altri infelici, con selvaggia furia». Moscati venne arrestato dai nazisti in una retata a Piazza di Spagna. Il 24 marzo del 1944 fu prelevato dal carcere e ucciso alle Ardeatine, insieme al fratello Emanuele, proprio da Priebke e camerati. Il comune di Albano ha dedicato una via a Moscati, e la sezione locale dell’Anpi porta il suo nome.

Non sorprende, dunque, che la reazione dell’intera cittadinanza di Albano Laziale sia stata così rabbiosa, partecipata e spontanea. Sorprendente, invece, è stata la gestione dell’ordine pubblico di un evento che alla fine si è trasformato in una calamita per “nostalgici” ed estremisti di destra. Poco prima dell’inizio delle esequie, varie agenzie di stampa avevano riportano la notizia dell’arrivo di un treno regionale «a bordo del quale sono segnalati numerosi neonazisti, accorsi presumibilmente a ‘onorare’ l’ex capitano delle SS durante il rito alla confraternita San Pio X».

Appena arrivato, (l’esiguo) manipolo di nazifascisti si è subito fatto notare con urla, minacce di morte e saluti romani.

Tra gli estremisti guardati a vista dalla polizia era presente anche Maurizio Boccacci, leader della formazione estremista Militia. Mentre l’ingresso principale della cappella lefebvriana di Albano era bloccato e presidiato dai manifestanti antifascisti, Boccacci aveva dichiarato all’Agi che «una nostra piccola delegazione composta da 5 o 6 persone al massimo entrerà nella struttura per partecipare ai funerali privati di Priebke. Siamo qui per ricordarlo perché fa parte del nostro mondo». Boccacci aveva anche detto di partecipare «a titolo personale» perché «oggi è un giorno in cui si rispetta la morte di una persona. Poi dalla prossima settimana Dio vede e provvede». Ai giornalisti che hanno chiesto il significato di quest’ultima frase, il capo di Militia ha risposto con una minaccia neanche troppo velata: «Riccardo Pacifici [Presidente della comunità ebraica di Roma, nda] è sempre nei nostri cuori».

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Militia nasce nel 2008 a seguito di una delle tante rotture all’interno dell’estrema destra italiana. Come scrive Valerio Renzi su Paese Sera, «si tratta di un ritorno alle origini con posizioni negazioniste, xenofobe e antisemite». Per qualche tempo le uniche attività pubbliche di Militia consistono in una serie di scritte e striscioni rivolti contro Pacifici, l’ex sindaco Alemanno e i migranti. Nel 2008, dopo la strage di Castel Volturno e l’omicidio di Abdul “Abba” William Guibre a Milano, Militia espone uno striscione che recita: «Minime in Italia: Milano -1 Castel Volturno -6». Sempre in quell’anno, all’indomani del 65esimo anniversario del rastrellamento nazista nel ghetto di Roma, all’altezza della Batteria Nomentana era spuntata un’altra scritta firmata Militia: «L’olocausto è la più grande menzogna della storia».

(Qui sopra: un video che ripercorre le idee di Boccacci e del suo movimento.)

Nel dicembre del 2011 il Ros arresta Boccacci e altri quattro militanti di Militia (in totale gli indagati sono 16) per una sfilza di accuse: «associazione per delinquere, violazione della legge Mancino, diffusione di idee fondate sull’odio razziale ed etniche, apologia del fascismo, deturpamento di cose altrui, procurato allarme e minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti». Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che i neofascisti volevano «porre le basi una guerra rivoluzionaria, contrapponendosi alle istituzioni preposte alla repressione, che non riconoscevano». Gli indagati avrebbero anche cercato di costituire una «struttura politica più ampia» proiettata a «esaltare la violenza quale metodo di lotta, per fini xenofobi e antidemocratici». Ad alcuni viene anche contestato di aver «prospettato azioni violente» contro Riccardo Pacifici; ed infatti, in un’intercettazione, Boccacci dice al suo delfino Stefano Schiavulli: «Trasformo un porco in un bell’angelo».

Nel 2012 Boccacci e Schiavulli sono condannati in primo grado (1 anno di carcere) per «ricostituzione del disciolto partito fascista». Cadono invece le accuse di propaganda all’odio razziale e antisemitismo. La sentenza è accolta in maniera entusiastica dai militanti, che nel profilo Facebook di Militia Roma scrivono che lo Stato questa volta non ha vinto» e tributano «onore a chi non dimentica»: «viva il fascismo, avanti Militia!!!». Qualche mese fa, un articolo di Marco Pasqua su Il Messaggero dava conto del lancio a livello nazionale del movimento, con un programma piuttosto chiaro: «”Stop all’immigrazione; opposizione alla dittatura bancaria; espulsione delle forze militari Usa dal territorio italiano; opposizione al sionismo internazionale, il socialismo nazionale fascista come riferimento”. “Militia – viene scritto nero su bianco – non è né di destra e né di sinistra: è fascista”».

I fascisti di Militia hanno sempre avuto un’autentica venerazione per Erich Priebke. Il giorno del suo centesimo compleanno, ad esempio, la Digos di Roma aveva fermato una decina di militanti vicino alla casa dell’ex SS; il gruppo aveva con sé uno striscione celebrativo. Dopo la morte di Priebke, Militia ha «reso omaggio» al capitano nazista riempiendo Roma di scritte “celebrative”.

Militia Priebke

Il 13 ottobre 2013 cinque militanti di Militia hanno depositato un mazzo di rose rosse (con tanto di striscione «Onore al Capitano») sotto casa di Priebke. Anche in questo caso la Digos li ha identificati e allontanati. Sul profilo Facebook di Militia Roma si legge:

Questa sera il Movimento Militia rivendica con orgoglio l’azione appena eseguita sfidando ogni opposizione per portare un mazzo di fiori ad un eroe caduto. La dignità del nostro Camerata Erich Priebke è stata per l’ennesima volta offesa da un sistema pagliaccio servo delle lobby ebraico-sioniste che dettano legge perfino sul suo funerale religioso, sappiano tutti questi personaggi che nessuno di noi mai rimarrà con le mani in mano!

E ad Albano Laziale gli estremisti di Militia non sono stati certo con le mani in mano. Verso le 9, a funerale ormai interrotto, fuori dal convento un ragazzo sta recitando i nomi e i cognomi delle vittime delle Fosse Ardeatine. «A trenta metri da lui – racconta la cronaca di Repubblica – davanti al supermercato chiuso qualcuno leva saluti romani». Da una via sbuca un neofascista che in qualche modo aggira il blocco della celere e aggredisce un manifestante. Altri estremisti, armati di bastoni e catene, lanciano bottiglie e un fumogeno; gli antifascisti rispondono a loro volta con un altro lancio di bottiglie. La polizia spara i lacrimogeni e poi parte la carica: due neofascisti vengono fermati dagli agenti e trascinati dentro le camionette. Secondo Il Fatto Quotidiano, «un personaggio legato ad ambienti di estrema destra» aveva poco prima minacciato incidenti e ritorsioni: «avete permesso di sputare sulla bara del capitano».

L’aggressione esaspera ancora di più gli animi. Alle 00.40 di notte il furgone con dentro la bara di Priebke esce da un’uscita secondaria dell’istituto dei lefebvriani. La folla lancia sassi e anche una bomba carta. La polizia carica violentemente i manifestanti e sgombera l’ingresso del convento a suon di lacrimogeni.

La gestione catastrofica del funerale, unita al fatto che la salma del boia delle SS è ancora ferma all’aeroporto di Pratica di Mare in attesa di conoscere la sua destinazione finale, ha permesso all’estrema destra italiana di rialzare – anche solo per qualche ora – la cresta e stringersi attorno al «più grande simbolo dell’idea che ora non c’è più» (la definizione è di Militia).

Il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, ha descritto quanto successo ieri ad Albano come «una eclisse di civiltà», e ha fatto sapere di voler presentare un esposto-denuncio alla Procura della Repubblica di Roma «su ipotesi di reato che vanno dalla manifestazione non autorizzata alla violenza privata, alle percosse e ad eventuali reati collegati con la profanazione di cadavere nei confronti di quei signori il cui volto è visibile e che non appartengono alla cittadinanza di Albano, ma piuttosto alla Comunità ebraica romana».

Resta da capire come mai, nonostante la nettissima contrarietà dell’autorità cittadina, si sia deciso di voler celebrare a tutti i costi il funerale di Priebke ad Albano. In un’intervista a Repubblica, Pecoraro ha provato a spiegare così la sua decisione:

Mi trovavo di fronte a una salma e alla legittima richiesta di una famiglia di esequie religiose. Che ho autorizzato in una struttura religiosa che ha dato la sua disponibilità e in forma strettamente privata. Potevo forse negare una benedizione cristiana? I morti sono tutti uguali, quali che siano i crimini efferati di cui si sono macchiati da vivi.

Ma la realtà è che non tutti i morti sono uguali – e certi morti, specialmente in un contesto come quello di Albano Laziale,  non potranno mai esserlo.

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Drop the Hate / Commenti (5)

#1

Missuri Quatto
Rilasciato il 17.10.13

D A J E

#2

Ciccio pasticcio
Rilasciato il 17.10.13

Sogno un mondo dove non ci sia bisogno di antifascisti, epurazione immediata di tutti i fascisti violenti. Anche perché gli antifascisti stessi sono spesso irremidiabilmente patetici e penosi, ma sono un male necessario al momento.

#3

John Blacksad
Rilasciato il 18.10.13

Ciccio Pasticcio,
non sei lo stesso che inneggia a Priebke su youtube nei video degli scontri ai funerali, vero ? :P
http://www.youtube.com/channel/UCy9nJb-cvFblBhCdbNZKPbw
(E’ meglio se non lo sei)

#4

FieroAlbanense
Rilasciato il 18.10.13

Il caro Roberto Fiore ha paura della LED??????

#5

Canedipaglia
Rilasciato il 20.10.13

Peccato che uno dei due fermi si tratti di un manifestante antifascista, preso mentre tentava di osteggiare l’aggressione del nazista…

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