Notre Combat

Pubblicato da Blicero il 3.06.2010

Ero circa a metà di Rue Mazarin, il cielo color fumo-di-Londra sopra Parigi leggermente temperato da un sole languido, quando inspiegabilmente mi sono tornati alla mente i regali che ho ricevuto per il mio 18esimo compleanno. Oltre alla canonica bambola gonfiabile (che purtroppo non sono mai riuscito ad utilizzare, dato che un mio amico inavvertitamente forò la tetta sinistra al momento del gonfiaggio), i miei amici di allora celebrarono la mia acquisita imputabilità penale con un rosario immerso in una coppa di particole sconsacrate comprate in farmacia, vhs di un porno d’antan italiano anni ’80, una sbronza colossale e, soprattutto, una copia del Mein Kampf di Hitler dalla copertina che lasciava molto all’immaginazione (un’enorme svastica su tondo bianco e sfondo rosso) – e questo senza che io sia mai stato un redattore de Il Giornale, Bernie Ecclestone o un nazista.

E proprio nel momento in cui mi trovavo a pensare a Hitler e al Mein Kampf – il tomo programmatico (non) scritto dal Führer, illeggibile, ridondante, ipertrofico, mattonesco e scandaloso – mi cascava l’occhio su un libro che si trovava sulla bancarella esterna di una piccola libreria d’arte. Incuriosito principalmente dalla sua copertina, mi mettevo a sfogliarlo e capitavo su una sorta di illustrazione raffigurante un Hitler caricaturale crocifisso su una svastica, su sfondo color sangue e macerie. Sarà il solito libro di illustrazioni satiriche a prezzi inaccessibili, pensavo d’emblée, ma mentre continuavo a sfogliarne le pagine ho capito di essere di fronte a qualcosa di nettamente diverso da quei libri pseudo underground che figurano d’ordinanza nelle librerie Ikea di tutti gli hipster che cercano pretenziosamente di darsi un tono per rimediare del pessimo sesso da z-movie tedesco.

Notre combat” (“La nostra battaglia”) di Linda Ellia è infatti un’operazione artistica particolarmente interessante. La storia della genesi, in breve: la fotografa e pittrice parigina ritrova a casa sua, non si sa come, una copia tradotta in francese dell’elefantiaco pamphlet e non sa che farne. La presenza è ingombrante, ma di bruciarlo, sbarazzarsene o non leggerlo, niet, vorrebbe dire utilizzare gli stessi metodi dei nazisti. La Ellia decide dunque, con un gesto incosciente, fanciullesco e fortunato, di incominciare a disegnarci/scriverci sopra. Passate le 20 pagine decide di propagare questa sua intuizione liberatoria, incominciando a strappare pagine dal libro per poi darle ad altre persone, amici, artisti, bambini, sconosciuti, persone incontrate per strada – et voilà, ecco che lo sforzo collettivo si tramuta in pastiche, collage, intelligente provocazione politica e originale ri-scrittura/lettura di un’opera rispetto alla quale persino Mussolini si trovava a disagio, quando ovviamente non era impegnato a mandare gli oppositori in vacanza o ad ordinare al suo cavallo se andare a destra o sinistra.

Il metodo della Ellia, quello di creare sopra il testo, ritagliarne le pagine, rimodellarlo, occultarne le parole, esplicitarne non “convenzionalmente” il significato permette a “Notre Combat” di porsi come vivido e acuminato “veicolo di memoria” (come dice Simone Weil nella prefazione) e di affrontare in maniera artistica e frontale la portata di un testo che ha fatto precipitare il genere umano in un delirio strutturato d’odio, di risentimento e di violenza – effetti che ancora oggi si diramano nelle pieghe del deficit democratico e non, pronti a scoppiare di nuovo se non ristretti sotto stretta sorveglianza.

E così, tra mappe della metro con fermate quali “Mort”, “Guerre”, “Bestialitè”, “Torture”, “Deportation”, ritratti stilizzati di Anna Frank che sembrano insinuarsi sotto le aberrazioni hitleriane, scarabocchi imbrattanti di bambini, scheletri in divisa da SS che discutono “d’une radicale méthode” per “concentrar la meute juive” e citazioni di Goethe si delineano chiaramente alcuni dei ruoli fondamentali dell’arte. Quelli di aprire brecce, rischiare nel battere zone inedite, approdare all’inapprocciabile, riscrivere certi mondi, stravolgere codici prestabiliti, inventare nuovi territori.

Ed è grazie a “Notre combat” che finalmente potrò disseppellire dalla mia libreria quella copia infame del Mein Kampf, rigirarlo tra le mani, soppesarlo, sfogliarlo, guardarlo con altri occhi, dissezionarlo, pronto a portare avanti la nostra battaglia.

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Rilasciato il 08.06.10

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