La Fattoria Degli Uomini

Pubblicato da Blicero il 29.10.2010

Per tutto ieri è rimbalzato sull’internets un’articolo dell’Espresso, “La polizia ci spia su Facebook“, che prospettava un futuro (presente?) distopico in cui la polizia postale italiana, in virtù di un accordo strappato a Palo Alto, avrebbe avuto l’accesso indiscriminato a tutti i profili, pagine e gruppi, senza alcun bisogno di autorizzazione della magistratura:

I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.

Regime! Stato di polizia! Ceauşescu! Maroni! Echelon! O no?

D’accordo, il governo italiano considera Facebook più pericoloso delle cellule terroriste degli anni ’70, e dopo ogni miniatura del Duomo o falso attentato a giornalisti o pugno in faccia a Capezzone le redazioni dei fogli reazionari si gettano ossessivamente alla ricerca di gruppi e pagine degli infervorati esponenti del network dell’odio. Se poi uniamo questa evolutissima visione delle cose all’ignoranza digitale pressoché sconfinata della nostra classe dirigente, non è difficilmente immaginabile che i piani alti della polizia postale abbiano ricevuto il mandato di ottenere l’accesso indiscriminato ai profili – una richiesta che si rivelerebbe nient’altro che una massiccia violazione della privacy degna di concezioni democratiche cinesi. L’incontro a Palo Alto è avvenuto, sì, ma è abbastanza improbabile che sia stato definito un accordo del genere.

La notizia riportata dall’Espresso, inoltre, giuridicamente non starebbe in piedi. Come previsto dal Codice di procedura penale, per ogni perquisizione e/o sequestro cautelare serve un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria; e delle prove raccolte in questo modo difficilmente reggerebbero ad un vaglio di legittimità serio e rigoroso operato da qualsiasi giudice: sarebbe come se la polizia, senza alcun decreto motivato, forzasse le buche delle lettere di tutta Italia alla ricerca di fantomatiche prove o indizi di reato – un articolo 254 c.p.p. costantemente e indiscriminatamente operativo, senza bisogno dei presupposti fissati dal precedente art. 253 c.p.p.

Più che di un accesso urbi et orbi ai 17 milioni di profili italiani, è più realistico pensare che Facebook e la Polpost abbiano parlato di una procedura concordata di accesso ai dati caso per caso, una sorta di canale preferenziale nella trasmissione/ricezione di comunicazioni e richieste giudiziarie, per perdere meno tempo possibile in presenza di fumus commissi delicti. Nelle prossime ore mi aspetterei una smentita dell’azienda di Palo Alto e anche una definizione più corretta dell'”accordo”.

Se Facebook è come le Brigate Rosse, perché mai un’organizzazione del genere lascerebbe dei poliziotti liberi di scorrazzare e attivare “una serie infinita di controlli” sul suo database? Zuckemberg non sarà certo un campione della privacy e della trasparenza, ma di certo non è una persona con istinti suicidi.

(Immagine di Marco Tonus)

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Drop the Hate / Commenti (7)

#2

Pol Pot
Rilasciato il 29.10.10

Ma su Spatuzza e i servizi neanche un post piccolo piccolo?

#3

Ted
Rilasciato il 30.10.10

Al di là di smentite, la cosa ridicola degli articoli dell’Espresso – c’è anche un commento di Gilioli – è che partono con “Negli Stati Uniti, tra mille polemiche, è allo studio un disegno di legge che, se sarà approvato dal Congresso, permetterà alle agenzie investigative federali di irrompere senza mandato nelle piattaforme tecnologiche tipo Facebook e acquisire tutti i loro dati riservati” proseguendo con una riunione in California per concludere che l’Italia è una merda.

Stanno perdendo il lume della ragione.

#4

blicero
Rilasciato il 30.10.10

Il commento di Gilioli tra l’altro è su una cosa che non esiste.

#5

Nik
Rilasciato il 30.10.10

beh, Facebook non lascia scorazzare la polizia italiana sui propri databases, però di fatto da qualche tempo censura molti contenuti “sgraditi” dalla classe dirigente del paese

#6

blicero
Rilasciato il 30.10.10

Quali?

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