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Le Quote Mafia
Pubblicato il 8.04.2008 alle 9:09 pm / Prodotto ne La Privata Repubblica.

L’accusa sosteneva che Giudice fosse organico alla cosca di Caccamo, i cui uomini si vantavano di averlo fatto eleggere in Parlamento e che, en passant, gli telefonavano in Parlamento per ricordargli due o tre cose: “Gasparino, guarda che siamo stati noialtri a metterti lì”. Nonostante l’assoluzione, il Tribunale ritiene “verificata con assoluta certezza” l’appoggio di Cosa Nostra nel 1996 e “con grandissima probabilità” nel 2001.

Nelle liste del PDL trova spazio anche Gabriella Giammarco (credenziali: ex aspirante velina), che in sè non avrebbe nulla di male: il problema è la parentala con Vincenzo Giammanco, socio e prestanome di Bernando Provenzano. Ma suvvia, non formalizziamoci troppo. Figura ovviamente in lista il riportato Renato Schifani (PDL), già socio in affari - insieme all’ex ministro Enrico La Loggia nella gloriosa Siculabrokers degli anni ottanta - di Nino Mandalà (boss di Villabate) e Benny D’Agostino, imprenditore legato a Michele Greco (il celebre “papa” della mafia).

Cambiando schieramento, anche il PD, da par suo, ha cercato di spingere in direzione quote mafia: i risultati, però, sono poco soddisfacenti. Aveva fatto ben sperare la cacciata di Giuseppe Lumia, che essendo stato condannato a morte nel 2007 da Cosa Nostra avrebbe mal figurato in Sicilia; purtroppo, dopo una discreta serie di proteste ed un ventilato passaggio all’Idv, Uòlter è stato costretto a reintegrare lo scomodo figuro, addirittura come capolista al Senato. Per rimediare a questo terribile smacco è stato dunque riconfermato l’ottimo Vladimiro Crisafulli, pizzicato da una videocamera della polizia a baciare e conversare amabilmente di appalti con Raffaele Bevilacqua, boss di Enna.

E le altre mafie?

Cosa Nostra, sebbene in misura ancora del tutto insufficente, gode comunque di un discreto appoggio. Drammatica, invece, la situazione delle altre due principali mafie, cioè camorra e ‘ndrangheta, costrette ad infiltrarsi nei comuni e/o a mandare i propri uomini in regione. Ad ogni modo, in Campania è stato presentato l’affidabile Sergio De Gregorio (ex Idv, subito folgorato sulla via di Arcore all’inizio della scorsa legislatura), indagato per riciclaggio in seguito al ritrovamento di alcuni suoi assegni in mano a Rocco Cafiero (nome di battaglia: “o capriariello”), appartenente al clan dei Nuvoletta. Naturalmente presente nelle liste campane, sempre del PDL, Mario Landonfi, ras di Mondragone, accusato di corruzione e truffa “con l’aggravante di aver commesso il fatto per agevolare il clan mafioso La Torre”.

In Calabria, invece, sarà candidata dal PD la vedova di Franco Fortugno, Maria Grazia Laganà, attualmente sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato nell’ambito delle storiacce gravitanti intorno alla Asl 9 di Locri. Degna di nota anche la candidatura al Senato di Franco Iona (PDL), cugino del boss Guarino Iona, ora in carcere dopo svariati anni di latitanza: purtroppo, il suo nome figura solo al decimo posto, lontano dai posti blindati. Al diciassettesimo posto della Camera, invece, si trova Gaetano Rao (sempre PDL), nipote di Peppino Pesce, boss di Rosarno. E’ davvero simpatico notare come Rao si trovi in lista con Angela Napoli, già membro della commissione antimafia, da sempre molto impegnata contro l’ndrangheta.

Come si può notare, poca cosa. D’accordo: Cosa Nostra è storicamente la mafia con più legami nel mondo politico, nonchè l’organizzazione criminale più rinomata. Ma ora le cose sono cambiate. Il processo Spartacus e “Gomorra” di Roberto Saviano ci hanno svelato l’odierno sistema: una realtà ancora magmatica, ma estremamente forte e, soprattutto, in continua espansione, con solidi agganci internazionali. Basti pensare alla gestione criminosa del ciclo dei rifiuti in Campania, alle infiltrazioni camorriste negli enti statali (15 comuni, in prevalenza del centrosinistra, sciolti per mafia dal 2001), all’uso sfrenato del cemento che è stato fatto nella regione, ai ristoranti ad Aberdeen (Scozia) dove si ripulisce il denaro sporco.

Ancora più preoccupante risulta la discriminazione a cui è sottoposta l’ndrangheta, divenuta probabilmente la prima realtà criminale nel paese (Forgione l’ha paragonata addirittura ad Al Qaida). Così, ad esempio, viene descritta nella recente Relazione sull’ndrangheta presentata dalla commissione antimafia: “La ‘ndrangheta è l’unica organizzazione mafiosa ad avere due sedi; quella principale in Calabria, l’altra nei comuni del centro-nord Italia oppure nei principali paesi stranieri che sono cruciali per i traffici internazionali di stupefacenti. Un’organizzazione [...] che trova il modo di affrontare le sfide e i cambiamenti imposti dalla modernità globale, nel modo più sorprendente e inatteso: rimanere uguale a se stessa. In Calabria come nel resto del mondo”. Con tutto questo ben di Dio, non era proprio possibile fare qualcosa in più?

Cos’è necessario fare

Le mafie sono una realtà importante del paese - forse, addirittura, la più importante. Se è vero che tutte le altre realtà sociali, politiche, economiche ed industriali riescono ad essere adeguatamente rappresentate a Montecitorio e a Palazzo Madama, cioè nei luoghi dove si compie la democrazia italiana, è vergognoso che le realtà mafiose non riescano a trovare uno sbocco istituzionale.

Il dibattito politico negli ultimi anni si è fin troppo concentrato su altre quote (ad esempio sulle fantomatiche quote rosa), ben poco meritevoli di attenzione: una conventio ad excludendum barbara e meschina, per di più su un ampio segmento della società che non ha modo di esprimersi in sede parlamentare e legislativa. E’ il momento di fermare questo scempio, questo sfregio ai più elementari principi democratici. E’ il momento, assoluto e definitivo, in cui le mafie devono reclamare i loro diritti basilari. E’ il momento, finalmente, in cui le mafie devono essere poste nelle condizioni più favorevoli a rappresentare la Nazione. Se necessario, anche con le pistole e le bombe.

(La maggior parte dei fatti e dei nomi è tratto dall’articolo “Per chi vota la mafia” di Peter Gomez)

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5
#1
Stikkuz
Rilasciato il 11.04.08

Che dire…se la giustizia non funziona come dovrebbe cosa ci lamentiamo a fare se ci ritroviamo parlamentari o senatori di questo “calibro”!
Il fatto ancora più grave è che la maggioranza del paese (italia) non è a conoscenza di queste cose, oppure, anche se a conoscenza, non gliene può fregare di meno! quindi: menefreghismo o disinformazione? o tutte e due?

#2
Rilasciato il 11.04.08

Ormai è l’informazione che fa la disinformazione.

Segnalo comunque i calunniosi sviluppi in merito al giulivo De Gregorio: non è colpa sua se ad una cena si ritrova in mezzo ad un manipolo di ‘ndranghetisti. Questa è giustizia ad orologeria, perbacco!

#3
Rilasciato il 14.04.08

Mi permetto di integrare i nomi fatti, suggerendo di linkare qui, per conoscerli tutti.
http://www.beppegrillo.it/immagini/immagini/Se_li_conosci_li_eviti.pdf

#4
Rilasciato il 15.07.08

IL PITTORE GAETANO PORCASI RACCONTA CON LA SUA TAVOLOZZA LA STORIA DELLE PAGINE BUIE DELL’ITALIA.WWW.GAETANOPORCASI.IT

#5

[...] i nostri disperati appelli di qualche mese fa, qualcosa sembra smuoversi nello scandaloso milieu parlamentare, fatto di [...]

LINEE GUIDA: nessuna. A parte l'eventuale restrizione della libertà in caso di opinioni discordanti. Senza processo, ovviamente.
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