
Prima o poi doveva succedere. Quando si tira troppo la corda. Chi la fa l’aspetti. A fare i puri. Ad esasperare i toni si rischia. Sarebbe fin troppo facile attaccare Travaglio, ora che è diventato pregiudicato dopo una sentenza di primo grado non definitiva, quindi definitiva. Elementare come sparare sulla croce rossa. Naturale come intitolare una via a Craxi.
Finalmente c’è un giudice a Roma1. Una toga non rossa, pallida stella nella costellazione della giustizia militante al rimorchio del giustizialismo di stampo stalinista, ha dato ragione a Cesare Previti, il noto galantuomo ingiustamente pregiudicato dall’ostilità delle toghe meneghine, che è risultato gravemente diffamato dalla vis polemica del rimestatore di carte giudiziarie – un trafficone troppo disattento, probabilmente.
Non c’è nulla di cui sorprendersi, del resto. Anche i suoi lettori ormai sembrano non poterne più di questa aggressività, di questa libertà di pensiero, di questa autonomia. Non è sintonia con in tempi. Senza parlare delle imprecisioni, dei qui pro quo, delle precedenti e gravissime condanne (una) – sempre per aver insultato il povero Previti – che andrebbero equiparate senza alcun dubbio a tutte le vergognose accuse mosse dal Nostro, carte alla mano, a quasi tutto l’emisfero parlamentare. Se dovessimo usare le sue categorie, la diffamazione sarebbe un reato di gran lunga più grave della corruzione di giudici, del resto. O no?
Lo scarabeo stercorario, cialtrone/fascista di destra/allievo di Montanelli2, è ormai in difficoltà, annaspa vistosamente. Dopo le vacanze con i mafiosi di qualche anno fa, smascherate da coraggiose inchieste che hanno rotto il muro di omertà e di silenzio che circonda il losco figuro, adesso arriva questa mazzata giudiziaria. Otto mesi di reclusione sono tanti, così come i 20.000 euro di risarcimento. Soldi che, peraltro, il Nostro recupererà in fretta, con qualche marchetta alla Rai o con la consueta premiata e prezzolata copisteria giudiziaria.
Purtroppo, o perfortuna (non abbiamo bisogno di martiri, grazie), il commissario Schiavettoni non andrà in galera perchè, guarda caso, usufruirà delle stesse leggi che critica a spron battuto sulla sua rubrica “satirica” dell’Unità e su un’altra mezza dozzina di giornalacci. E – orrore massimo! – Travaglio beneficierà dell’indulto. Si, proprio come Previti. L’indulto. La Vergogna. C’è un mondo dentro al mondo.
Forse, teniamo le dita incrociate, è la volta buona. La Liberazione dall’opprimente regno del Tiranno delle Manette. La distruzione del suo metodo, ampiamente e brillantemente demolito dal suo collega di testata D’Avanzo in una serie di memorabili articoli sui guasti del giornalismo fatto come si deve: cancelleria della procura/copia della requisitoria/libro da sfornare e da gettare in pasto ai decerebrati antipolitici che lo leggono. I fatti separati dalle opinioni? Figurarsi. Il giornalismo cane da guardia del potere? Travaglio è il cane da riporto della magistratura politicizzata, altrochè.
Adesso sarà difficile per il Nostro vergare i suoi usuali editoriali pieni di livore, di insulti e di offese documentate. Come farà ad accusare un suo pari grado, perlopiù con la pena sospesa? Quale autorità morale rimarrà all’epuratore per antonomasia? Sarà ancora Puro e Ciuro come una volta? La Rai tollererà ancora i rinomati sermoni velenosi in prima serata? E Santoro? E Di Pietro? Continuerà ancora ad infestare le piazze del grillismo assatanato? Chi lo sa.
Comunque, ben gli sta: così impara ad essere innocente e a voler fare informazione.
(Ovviamente non è un articolo contro Travaglio, onde evitare equivoci. Mi limito ad anticipare gli articoli, i commenti e gli editoriali di domani. Forzisti di tutto il mondo, unitevi!)
Un articolo con le méches.
Dagospia ti stava troppo stretto, ora sei pronto per Mario Giordano…
Che tristezza la spiegazione in fondo tra parentesi. Rovina tutta la costruzione…. Ma lo so che è per “venire incontro alle capacità mentali” degli ottusi. Che sappiamo bene per chi votano.
Meglio dell’articolo di Facci sul giornale, non ho parole…
Anche Betulla su Libero (ma non era sospeso?) si toglie qualche sassolino dalla scarpa.
Harlot fantastico il tuo articolo. Veramente azzeccato.
La parentesi era superflua però, almeno per uno che conosce il tuo blog!
So che mi ripeto. Ma passa da me ogni tanto. Io su libero e il giornale ci SGUAZZO!
Fatto bene a specificare invece, perchè – dimostrazione empirica da alcuni commenti qui sopra – in Italia nessuno capisce cosa significhi stravolgere la dialettica per dire il contrario, il paradosso, ma soprattutto la contestualizzazione (o decontestualizzazione) di ciò che si dice.
Stiamo sempre ciecamente e a testa bassa o da una parte o dall’altra.
Articolo con le mechès è favoloso (!!111!1)
ti invito a leggere questo…
Una grossa ingenuità
costa a Travaglio
una condanna per diffamazione
http://www.difesadellinformazione.com/ultime_notizie/93/una-grossa-ingenuita-costa-a-travaglio-una-condanna-per-diffamazione/
Ma tu sei il ragazzo dei servizi segreti?
ti riferisci a me?? uno sono un uomo giovane ma non ragazzo due non faccio parte ne dei servizi segreti ne dei servizi segreti deviati.. quelli che piacciono tanto ai piduisti ho tanto tempo libero giro e leggo..
poi per quello che riguarda sopra.. Previti rimane quello che è un corrutore.. Dell’Utri lui non centra mai ma è come il prezzemolo dove ci sono quelli simili a Mangano lui c’è.. Facci rimane quello che è un mediocre giornalista servo e Travaglio come noi tutti può sbagliare pagherà.. come tutti a me no che non diventi presidente del consiglio…
Si riferiva a moi. E si, appartengo ad una centrale dei servizi segreti deviati e lo dico anche in giro!!!1111!11
“Un’ultima precisazione. E’ probabile che Travaglio sia incorso nell’errore in buona fede. Nella frettolosa lettura degli atti, gli è sfuggita la seconda parte della dichiarazione, finendo così per collocare Previti non genericamente nello studio di Taormina, come intendeva Riccio, ma in quella losca riunione. A ben vedere, infatti, è difficile pensare che un giornalista come Travaglio, così maniacalmente ancorato alle fonti ufficiali, abbia volutamente omesso quella frase. Ma sicuramente non è questa la conclusione cui è giunto il tribunale di Roma. Per il giudice l’omissione di Travaglio è stata cosciente e volontaria, se nel suo comportamento ha rinvenuto il dolo della diffamazione.”
scusate l’ingombrante riporto…ma io alla buona fede (sempre e a priori) di Travaglio non credo….