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Capt. Blicero Was There
Pubblicato il 12.11.2008 alle 11:08 pm / Prodotto ne La Privata Repubblica.

Dopo varie peripezie, tra cui il trafugamento di un carico di uranio dal Niger, lo scoppio di una bomba atomica in Groenlandia (quella persa nel ‘68 dagli Yankees, per intenderci), qualche massacro etnico e tribale in un paese a caso dell’Africa centrale e l’affondamento di un barcone di clandestini vicino a Malta, nuntio vobis gaudium magnum:

Habemus Cæsar Blicero!!1

Chi è il Capitano Blicero?

Le sue origini si perdono nel tempo, così come il volume degli incarichi da lui ricoperti. Nato lo scorso secolo in Germania, aderisce tiepidamente alla Repubblica di Weimar salvo poi contribuire alla sua distruzione sostenendo l’avvento del nazionalsocialismo. Diventa rapidamente Obersturmbannführer delle SS, collaborando alla costruzione dei razzi V2, tra le altre cose, con il quasi omonimo Dominus Blicero. Durante la guerra è anche consulente personale (lui si ama definire “confessore”) del pari grado Maximilian Aue, affiancandolo nella battaglia di Stalingrado e nella Berlino stretta nella morsa degli Alleati e dei russi.

Fugge dalla capitale nel 1945, poco prima della capitolazione, e ripara insieme ad Adolf Eichmann e a Kurt Dussander in Sudamerica, dove rimane per un decennio. Nel 1961 ottiene, non si sa come, la cittadinanza statunitense e collabora attivamente alla disfatta dell’incursione alla Baia dei Porci.

Se ne perdono le tracce per un paio d’anni. Qualcuno giura però di averlo visto aggirarsi in tenuta militare per le vie di Roma, insieme ad Amos Spiazzi, la notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970.  Sempre in quegli anni, il Capitano diventa consulente esterno dell’intelligence americana: aiuta Kissinger nel rovesciamento di governi sudamericani (il capolavoro è Chile ‘73) e svolge un ruolo di primo piano nell’ambito dell’Operazione Condor. Tra la fine degli anni ‘70 e ‘80 ritorna in Italia, ponendo il suo sigillo sulla strategia della tensione e sugli anni di piombo. Il suo nome figura nella famosa lista della P2 ritrovata nel 1981 a Castiglion Fibocchi sotto l’alias di Branko Hippolito, generale argentino a capo del ministero dei casi speciali nella seconda metà degli anni ‘70.

Alla fine degli anni ‘80 aiuta i talebani afghani a rispedire indietro i sovietici nelle loro steppe, lavorando sempre per gli americani1 ma anche per l’Isi, il servizio segreto pakistano con cui ha tenuto i rapporti fino all’assassinio di Benazir Bhutto. Durante gli anni ‘90 se ne perdono le tracce - probabilmente nel 1994 è in Somalia, ma c’è una significativa divergenza dottrinale nella storiografia.

Teorico del neoconservatorismo, ritorna alla ribalta quando la storia sembrava finita da un pezzo (1989) e contribuisce a rimettere in moto la macchina “democrazia & diritti fondamentali dell’uomo”2 ad Abu Ghraib, a Guantanamo ed in mezzo mondo - grazie alle extraordinary rendition.

È un patito di videogiochi, specialmente dei vecchi cabinati (”Mi ricordano la mia mezza età”). È anche un raffinato esegeta della serie videoludica di Metal Gear Solid, di cui ha apprezzato particolarmente il secondo episodio. Vorace ascoltatore di musica elettronica (Stockhausen, Kraftwerk, Fennesz e Gas su tutti), sogna di veder pubblicati, prima o poi3, i suoi esplosivi de-mix degli inni del nazismo. A partire dal 1938 ha recitato in diverse produzioni sadomaso e hardcore: per calarsi meglio nelle parti ha detto di aver letto moltissimo ero guru giapponese, sin dal 1936.

Attualmente in pensione (apparentemente), ha accettato di collaborare con La Privata Repubblica dietro periodici rifornimenti di benzedrina, cocaina, Dom Perignon ed entreneuse che purtroppo non abbiamo mai più rivisto.

Stranamente ci ha detto di volersi occupare, attraverso le sue memorie e l’attualità, di guerra - è indifferente che si tratti di guerra moderna, sporca, a bassa intensità, di guerriglia, di massacri, di genocidi. “Io sono l’incarnazione della guerra!”, ha urlato mentre lucidava nervosamente la sua Minigun trafugata da un Black Hawk a Mogadiscio.

Dopo aver accuratamente messo un gattino nel forno, il Capitano ci ha congedati così: “Ricordatevelo sempre: ovunque voi siate stati, Blicero era là. C’è sempre stato. E non è mai cambiato. La guerra non cambia mai. Ed ora scusatemi, ma devo andare nel mio studio ad esercitarmi nel lancio del bisturi: il mio amico lavavetri mi aspetta con ansia.”

  1. Il suo nome in codice: Freddy Krieger. []
  2. Sempre sdegnosamente ripudiati: “Almeno non sono stato l’unico”, ci ha detto, “mi hanno sempre affiancato tutti i governi dell’Occidente in questa battaglia. À la guerre comme à la guerre.” []
  3. ”Sarebbe meglio prima.” []
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SPEDISCI
5
#1
Rilasciato il 13.11.08

solo pochi hanno fatto meglio di sto qua…

#2
Rilasciato il 13.11.08

Caro Poulain, voi in Italia avete il mio carissimo amico Licio Gelli di cui andare fieri, è un vero Patrimonio Nazionale e anche Internazionale.

P.S. Ho fatto molte altre cose oltre a quello che i giovini di questo spazio telematico hanno raccontato. Lo leggerà con i suoi occhi, vedrà!

Torno nel mio studio, devo programmare il prossimo colpo di stato in Thailandia. Heil!

#3
Wernher Von Braun
Rilasciato il 14.11.08

Sieg Heil mein Fuhrer!

#4
Fede
Rilasciato il 14.11.08

bella la citazione da “L’allievo”

#5
Rilasciato il 15.11.08

che dio la benedica venerable maestro

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