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	<title>La Privata Repubblica</title>
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	<description>Fomentiamo la disinformazione sistematica.</description>
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		<title>Piombo E Anarchia Informale A Paperopoli</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italian Tabloid]]></category>
		<category><![CDATA[anarchia]]></category>
		<category><![CDATA[attentati]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo scorso lunedì Roberto Adinolfi, amministratore di Ansaldo Nucleare, è stato gambizzato a Genova. In un primo momento sembrava di essere tornati in una giornata qualsiasi del 1977: l’attentato ha esalato una zaffata piuttosto stantia di “ideologismo militante”, “partito armato”, “risoluzioni strategiche”, P38 e così via. Poi, l’11 maggio, una lettera di rivendicazione firmata Federazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7733" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/05/piombopaperopoli.jpg" alt="" width="595" height="483" /></p>
<p><em>Lo scorso lunedì Roberto Adinolfi, amministratore di Ansaldo Nucleare, è stato gambizzato a Genova. In un primo momento sembrava di essere tornati in una giornata qualsiasi del 1977: l’attentato ha esalato una zaffata piuttosto stantia di “ideologismo militante”, “partito armato”, “risoluzioni strategiche”, P38 e così via. Poi, l’11 maggio, una lettera di rivendicazione firmata Federazione Anarchica Informale è arrivata al Corriere della Sera, riportandoci immediatamente nel 2012. Riceviamo e pubblichiamo un’analisi fatta da un collaboratore de </em>La Privata Repubblica<em> che preferisce farsi chiamare </em>Domenica<em>.</em><span id="more-7731"></span></p>
<p>A leggere il <a href="http://www.corriere.it/cronache/12_maggio_11/rivendicazione-adinolfi-olga_838d0846-9b54-11e1-81bc-34fceaba092f.shtml">volantino di rivendicazione</a> si riconosce subito che è un testo anarchico, non tanto per una retorica contro lo sviluppo scientifico-tecnologico, tipico di un certo anarco-ecologismo:</p>
<blockquote><p>Il binomio scienza-tecnologia non è mai stato al servizio dell’umanità; nella sua più profonda essenza mostra il bisogno impellente di eliminare tutto cio che è irrazionale, di disumanizzare, annichilire, di fatto distruggere l’umanità.</p></blockquote>
<p>Oppure per un mai rinnegato estetismo della violenza &#8211; estetizzazione tra l’altro esaltata al massimo nell’opera di Alfredo Bonanno dal titolo assai eloquente (“La gioia armata”, uno dei testi di riferimento dell’anarchismo insurrezionalista):</p>
<blockquote><p>con una certa gradevolezza abbiamo armato le nostre mani, con piacere abbiamo riempito il caricatore.</p></blockquote>
<p>A colpire non sono nemmeno le ragioni che hanno portato a scegliere come obiettivo Adinolfi, che tra l’altro sono liquidate in mezza pagina all’inizio del documento.</p>
<p>La prova dell’autenticità sta nel fatto che, per tre quarti, la rivendicazione non è che una sequela di critiche alle altre organizzazioni anarchiche, in una sorta di gioco al rialzo nel mettersi in mostra in chi è il più rivoluzionario, nel far vedere &#8211; le femministe non me ne vogliano &#8211; chi ha veramente le palle.</p>
<p>Il presunto nucleo “Olga [Ikonomidou, anarchica greca attualmente in carcere, <em>nda</em>]” parte con l’attaccare chi porta avanti:</p>
<blockquote><p>un anarch-ismo ideologico e cinico, un anarch-ismo svuotato da ogni alito di vita che solo nella teoria e nel presenzialismo ad assemblee e manifestazioni trova la sua realizzazione, il tutto invigliacchito da un cittadinismo che puzza di morte.</p></blockquote>
<p>Lo fa prima indirettamente, poi rivolgendosi apertamente a chi li accusa <em>“di essere velleitari, avventuristi, suicidi, provocatori, martiri”</em>. A quest’ultimi rispondono:</p>
<blockquote><p>che con le vostre lotte sociali con il vostro cittadinismo lavorate al rafforzamento della democrazia<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/piombo-e-anarchia-informale-a-paperopoli/#footnote_0_7731" id="identifier_0_7731" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Da intendersi non nel senso letterale, ma nel sistema di dominio attuale che i nostri governanti continuano a chiamare democrazia.">1</a></sup>.</p></blockquote>
<p>Qui gli attentatori si riferiscono agli anarchici che fanno lavoro sociale, militando nelle organizzazioni sindacali (l’USI), o in altre associazioni come la Federazione Anarchica Italiana<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/piombo-e-anarchia-informale-a-paperopoli/#footnote_1_7731" id="identifier_1_7731" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Molti anarchici hanno un rapporto con la FAI simile alla relazione che c&rsquo;era tra gli autonomi e il Partito Comunista italiano, ovviamente con numeri e partecipazione molto pi&ugrave; ridotte.">2</a></sup>. Le critiche che portano avanti possono essere riassunte in “siete dei mollaccioni”:</p>
<blockquote><p>sempre alla ricerca del consenso senza mai oltrepassare i limiti del possibile e del razionale, l’unica bussola delle vostre azioni il codice penale.</p></blockquote>
<p>Si prosegue con una filippica verso chi è un rivoluzionario solo a parole, ma nei fatti non fa nulla o si limita <em>“a qualche sporadico scontro di piazza, tanto per mettere a tacere la propria coscienza”,</em> forse<em> </em>riferendosi in questo caso agli anarco-insurrezionalisti che ogni tanto compaiono nelle piazze italiane, come il 15 ottobre scorso a Roma.</p>
<p>Nel testo di rivendicazione ad un certo punto si nota un principio di autocritica:</p>
<blockquote><p>Sia ben chiaro che è un autocritica quella che facciamo, non ci sentiamo cosi diversi dagli altri anarchici.</p></blockquote>
<p>Nella frase successiva, tuttavia, compare subito l’autoassoluzione:</p>
<blockquote><p>Impugnando una stupida pistola abbiamo solo fatto un passo in più per uscire dall’alienazione del non è ancora il momento, i tempi non sono maturi&#8230;</p></blockquote>
<p>Gli anarchici informali del gruppo “Olga” arrivano persino a criticare chi ha spedito plichi esplosivi e quant’altro a Equitalia:</p>
<blockquote><p>Potevamo colpire alla ricerca del consenso li dove il dente duole per esempio qualche funzionario dell’Equitalia, ma con questa azione non siamo alla ricerca di consenso.</p></blockquote>
<p>Questa è una critica indirizzata alla stessa area anarchica-informale. A chi vuole continuare con le bombe e chi ha effettuato il salto di qualità: l’uso della pistola. Critica che può essere compresa appieno solo leggendo i verbali di una riunione dell’area anarchico-informale tenutasi a “Paperopoli casa di Paperino”, con protagonisti più o meno tutti i personaggi dell’universo Disney e <a href="http://www.anarchaos.org/2008/08/documento-incontro-della-federazione-anarchica-informale-a-4-anni-dalla-nascita/.">pubblicata qualche anno fa su <em>Anarchaos</em></a>.</p>
<p>In questa riunione svoltasi nel dicembre del 2006 – e che assomiglia alle riunioni clandestine del capolavoro dello scrittore inglese G. K. Chesterton “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/L%27uomo_che_fu_Gioved%C3%AC">L’uomo che fu giovedì</a>” (1908) –  si faceva il punto della situazione dopo quattro anni di attività. Già allora emergevano due linee strategiche che all’epoca sembravano convivere: quella dell’uso dell’esplosivo (prediletto per la sua spettacolarità) e quella dell’uso della pistola (strumento più preciso e sicuro che non comporta i rischi del maneggiare la dinamite):</p>
<blockquote><p>ARCHIMEDE PITAGORICO- Secondo me il problema è opposto. Dobbiamo far vedere che facciamo sul serio, che non ci nascondiamo dietro cervellotici ragionamenti e non abbiamo problemi a passare all’attacco anche a rischio di giocarsi la vita!</p>
<p>PAPERINA- Che retorica del cazzo!</p>
<p>ARCHIMEDE PITAGORICO- Lasciami finire, il problema è un altro, abbiamo scrupoli non ci spingiamo mai oltre. Bisogna essere più efficaci, non lesinare con gli esplosivi e non aver paura di rischiare di far male ad una segretaria se l’obbiettivo è uccidere il padrone.</p>
<p>QUO &#8211; è una questione di mezzi, bisogna usarne di più selettivi: pistole non esplosivo. Chiunque riesce a procurarsele, noi invece andiamo avanti a dinamite, diserbante e qualche manciata di polvere nera. Io parlo per il nostro gruppo, ne abbiamo già discusso, abbiamo deciso di procurarcele e iniziare ad usarle.</p>
<p>ARCHIMEDE PITAGORICO- Non è questo il problema, io so come fare a farvele avere, da parte mia mi sembra di essere l’unico qui ad agire anche individualmente, per quanto ne so è meglio la buona vecchia dinamite: riesco a gestire tranquillamente l’azione e i tempi di fuga e soprattutto ha un maggiore effetto, spaventa di più insomma. E poi, lo ripeto il rischio di venire presi è molti minore, non possiamo permetterci di cadere siamo pochi e quindi, non ridete, preziosi.</p>
<p>PAPERINA- Bah, a parte salvare i gioielli di famiglia…non credo che i rischi con l’esplosivo siano bassi. Noi non siamo degli esperti, continuo a dirlo, però pur usando tutte le precauzioni del caso, una volta per colpa di un circuito elettrico isolato male stavamo per saltare in aria…non sto scherzando io già quella volta mi ero ripromessa di mollare con le bombe e usare le pistole, non per uccidere però!</p>
<p>ARCHIMEDE PITAGORICO- Come cazzo le vuoi usare, come fionde?</p>
<p>PAPERINA- Colpire senza uccidere è chiaro! Non perché non mi farebbe piacere uccidere qualche porco, ma per il solito, vecchio discorso…Insomma la repressione si scatenerebbe in maniera indiscriminata…</p>
<p>ARCHIMEDE PITAGORICO- La repressione è sempre indiscriminata e poi gli anarchici devono essere pronti a sostenerla, mi dispiace per le retate di compagni, ma è sempre stato così, soprattutto con i giornali, le casse di solidarietà e compagnia bella…</p></blockquote>
<p>Sono passati quasi sei anni da quella riunione e, osservando le recenti azioni, si potrebbe pensare ad una spaccatura di metodo all’interno dell&#8217;area informale. Ad ogni modo, se la rivendicazione è un falso ci troveremmo di fronte ad un capolavoro nel suo genere: il gergo è preciso nei minimi dettagli, e le critiche rispetto alle varie correnti anarchiche sono molto coerenti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7734" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/05/piombopaperopoli-2.jpg" alt="" width="595" height="530" /></p>
<p>Secondo una certa mentalità anarchica, non è importante quanta gente si riesce a catalizzare, ma solo quanto le proprie azioni sono coerenti secondo la propria ideologia: non importa se si è in quattro, riuniti in uno scantinato. Importa la purezza, e spesso si è invischiati dentro un gioco di reciproche accuse, critiche e frecciatine più o meno velate. Nei testi difficilmente si critica direttamente una specifica organizzazione, gruppo o persona: nel nostro caso si preferiscono giri di parole, come a dire che <em>chi vuole capire, capisca</em>.</p>
<p>Probabilmente ci sono due correnti armate che si stanno fronteggiando in una grottesca partita a poker. A chi ha sparato non gliene fregava nulla delle “colpe” di Roberto Adinolfi, altrimenti non sarebbe stato talmente generico da copia-incollare <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/05/07/SCHEDA-Chi-Roberto-Adinolfi_6827459.html">un profilo del manager</a> compilato dell’Ansa. Si tratta di un’esibizione, una dimostrazione autoreferenziale &#8211; al massimo circoscritta all’interno del movimento anarchico – della propria purezza rivoluzionaria. Ora sono riusciti a fare il colpaccio tanto cercato nella lontana riunione del 2006. O meglio, entrambe le correnti sono riuscite a farlo: chi dilaniando le mani di un direttore locale di Equitalia, chi “azzoppando” l’ad dell’Ansaldo Nucleare.</p>
<p>Per gli amanti della cospirazione, infine, si può notare come la rivendicazione sia arrivata lo stesso giorno della nomina di Gianni De Gennaro a sottosegretario.</p>
<p>- <em>Domenica</em></p>
<p>(<em>Foto: <a href="http://patboy-2008.deviantart.com/gallery/31164471">Deviantart</a>.</em>)</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7731" class="footnote">Da intendersi non nel senso letterale, ma nel sistema di dominio attuale che i nostri governanti continuano a chiamare democrazia.</li><li id="footnote_1_7731" class="footnote">Molti anarchici hanno un rapporto con la FAI simile alla relazione che c’era tra gli autonomi e il Partito Comunista italiano, ovviamente con numeri e partecipazione molto più ridotte.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>#OccupyIsernia: We&#8217;re &#8216;Na Freca Di Gente</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 15:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giorno del mio arrivo a Isernia sono riuscito a fare poco, a parte cercare di recuperare munizioni a Metro 2033. La stanchezza del viaggio offerto da Trenitalia &#8211; dopo tre giorni al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia (ringrazio ancora i rifugiati politici tunisini che mi hanno ospitato) &#8211; non mi ha permesso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7713" title="#OccupyIsernia" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/05/occupyisernia.jpg" alt="" width="595" height="559" /></p>
<p>Il giorno del mio arrivo a Isernia sono riuscito a fare poco, a parte cercare di recuperare munizioni a <em>Metro 2033</em>. La stanchezza del viaggio offerto da Trenitalia &#8211; dopo tre giorni al Festival Internazionale del Giornalismo a Perugia (ringrazio ancora i rifugiati politici tunisini che mi hanno ospitato) &#8211; non mi ha permesso di andare oltre a Piazza della Repubblica, vicino al negozio di telefonia Vodafone. Qui incontro Gerri, originario di Duronia. <span id="more-7712"></span>È un brezneviano d&#8217;antan, ha figlia e moglie (che sono la stessa persona) e fa parte di #OccupyIsernia. Lo osservo mentre sfonda le Adidas con la sua pinguetudine e, per non subire il suo carismatico e sintomatico mistero, faccio il punto della situazione sul <em>crowdfunding</em> che mi ha permesso di essere qui &#8211; 20€, una boccia di Negroni dozzinale, tabacco e tre Mars, di cui uno scaduto.</p>
<p>Non conoscevo l’esistenza di questo progetto, devo essere sincero. In realtà avrei voluto seguire la rivolta dei pescatori Starálfur di Finlandia, ma ho sbagliato verso dell&#8217;autostop, ritrovandomi così in una città che sembra il set di un film di Renzo Martinelli finanziato da un becchino di Tiziano Sclavi. Scorgo una scritta carica di cattivi presagi su un muro, uno schizzo irregolare di spray nerastro che squarcia il pallore medievale: “Sbirri assassini”. Non capisco, nel vocabolario ArabSpring-Italiano non ci sono questi lemmi. Poco male: mi bagno le labbra con il Negroni e vendo tabacco a un lavavetri per lavarmi i capelli col sapone.</p>
<p>La copertura della rete è a dir poco ugandese. Quella cosa che il modem portatile a 56k va fortissimo in Molise, infatti, è una leggenda metropolitana. Bestemmio a 33.6kb/s per qualche minuto, poi comincio a osservare le persone di #OccupyIsernia, quelle che si fermano a ascoltare i canti, le poesie, le minacce di morte e i cori limacciosi del Blocco Pensionati Abruzzese, già conosciuto alle Forze dell’Ordine per gli scontri del 17 febbraio a Pizzone. Mi metto di fronte alla statua di Pietro Cascella &#8211; l’artista che ha costruito il mausoleo di Abberluscone &#8211; a sgranocchiare un Mars, mentre un vigile urbano in tenuta antisommossa mi chiede se ho intenzione di scattare foto e parlare con qualcuno. “È inutile che usi Google Translate, giovane &#8211; mi apostrofa l’agente con piglio paternalista &#8211; non c’è alcuna funzione per tradurre il dialetto molisano”. <em>Shit</em>, direbbero i radical americani.</p>
<p>Poi mi sposto in piazza Andrea d’Isernia. Arrivarci è stata un’impresa, dato che il mio Google Maps ha solo le mappe di Misurata, Tunisi e Oakland. In compenso spunta un bottiglione di Braulio nello zaino<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/occupyisernia-were-na-freca-di-gente/#footnote_0_7712" id="identifier_0_7712" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Misteri del crowdfunding.">1</a></sup>. Essere in quella piazza, a ogni modo, non è per nulla emozionante: c’è talmente tanta poca gente che il numero degli #Occupyers è stimabile nell’1% del 99% della popolazione locale. Alcuni tentano di avvolgersi in cartoni e giornali per affrontare la tempestuosa notte anarco-capitalista, altri provano a dissuadere il Blocco abruzzese dallo sfondare la vetrata dell’unico bar della zona. Alla fine interviene la polizia, che disperde i facinorosi a colpi di manganellate sulle dentiere e operando poderosi tagli sulle pensioni. Ho l’alito pesante, ma <em>truth will out</em>.</p>
<p>Ritorno in piazza della Repubblica, claudicante e provato dai discorsi sul peak oil/fonti rinnovabili. Arriva la notizia che Andy Carvin sta seguendo la manifestazione sul suo lussuoso elicottero virtuale, direttamente da Washington D.C. In lontananza sale il canto ribelle, lo slogan di battaglia: <em>We’re ‘na freca di gente</em>&#8230; Provo miseramente a montare una tenda in mezzo alla strada, ma nel manuale #M15-Indignados c’è scritto come rovesciare il neoliberismo, non come piantare un cazzo di picchetto. Opto per una soluzione borghese: un meublè a ore in cui passare la nottata con una sosia di Nadia Macrì, tra discussioni sui Fratelli Musulmani e jet privati che portano hashish in giro per l’Europa.</p>
<p>Per il resto, non si sa se e quando finiranno quei tafferugli che hanno contrapposto i rivoltosi del ghetto cinese contro gli anarco-peluchisti, causati da oggettivi e difficilmente superabili problemi ideologici e alimentari. Non si sa se il movimento sarà affossato dalle lotte intestine o da interventi esterni: si vocifera addirittura di gruppi scout deviati in grado di sfruttare la transumanza per spostarsi indisturbati<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/occupyisernia-were-na-freca-di-gente/#footnote_1_7712" id="identifier_1_7712" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La famosa tattica del black goat.">2</a></sup>. L’unica certezza è che Isernia non potrà mai essere più quella di prima, e che molto probabilmente l’eco di quanto avvenuto si sentirà molto, molto lontano, fino a sfidare le Colonne d’Ercole del vicentino.</p>
<p>(<em>Scritto a tre mani con <a href="http://matteoplatone.wordpress.com">Matteo Platone</a>.</em>)</p>
<p>(<em>Manifesto: <a href="http://marcotonus.blogspot.com">Marco Tonus</a></em>.)</p>
<h5 style="text-align: center;">Rassegna Stampa</h5>
<p><strong>Edit</strong> (04/05/2012): qui di seguito tutti gli articoli usciti sull&#8217;affaire #OccupyIsernia.</p>
<p>AgoraVox: &#8220;<a href="http://www.agoravox.it/Che-cos-e-OccupyIsernia-Il-Molise.html">Che cos’è #OccupyIsernia. Il Molise che (r)esiste</a>&#8221;</p>
<p>Valigia Blu<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/occupyisernia-were-na-freca-di-gente/#footnote_2_7712" id="identifier_2_7712" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Con mia intervista.">3</a></sup>: &#8220;<a href="http://www.valigiablu.it/doc/801/occupyisernia-n-bufala-n-trolling-parodia-di-una-protesta-20.htm">#occupyIsernia: né bufala né trolling. Parodia di una protesta 2.0</a>&#8221;</p>
<p>Lettera43.it: &#8220;<a href="http://www.lettera43.it/tecnologia/web/epidemia-occupyisernia_4367549321.htm">Epidemia #OccupyIsernia</a>&#8221;</p>
<p>Wired.it: &#8220;<a href="http://daily.wired.it/news/internet/2012/05/02/occupyisernia-bufala-twitter-23468.html">#OccupyIsernia: la città è occupata su Twitter</a>&#8221;</p>
<p>Panorama.it: &#8220;<a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2012/05/02/twittgi-occupyisernia-la-finta-protesta-che-diventa-top-trend/">TwittGì: #OccupyIsernia, la finta protesta che diventa Top Trend&#8221;</a></p>
<p>La Stampa/1: &#8220;<a href="http://multimedia.lastampa.it/multimedia/in-italia/lstp/140865/">#OccupyIsernia, hashtag mania su Twitter</a>&#8221;</p>
<p>La Stampa/2: &#8220;<a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1336">#OccupyIsernia La Parodia di una protesta 2.0</a>&#8221;</p>
<p>Primonumero.it: &#8220;<a href="http://www.primonumero.it/attualita/news/1335968338_roma-piazza-san-giovanni-caparezza-show-t-shirt-con-8217-occupy-isernia-8217-ma-un-falso.html">Caparezza Show: T-Shirt con &#8216;Occupy Isernia&#8217;, ma è un falso</a>&#8221;</p>
<p>Ilnuovomolise.it: &#8220;<a href="http://ilnuovomolise.it/33448/occupy-isernia-quando-con-un-tweet-si-conquista-il-mondo">Occupy Isernia. Quando con un tweet si conquista il mondo</a>&#8220;</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7712" class="footnote">Misteri del <em>crowdfunding</em>.</li><li id="footnote_1_7712" class="footnote">La famosa tattica del <em>black goat</em>.</li><li id="footnote_2_7712" class="footnote">Con mia intervista.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Santa Inquisizione Popolare: Riccardo Luna</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 13:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sezione giudiziaria della Santa Inquisizione Popolare contro L’Indecenza Letteraria (SIPOPIL) si è riunita in data 11/04/2012 per giudicare l’imputato LUNA Riccardo, accusato di aver maliziosamente vergato uno scritto dal titolo &#8220;Sesso, droga e armi. La faccia cattiva del web&#8220;. I capi d’imputazione sono i seguenti: Apple-frocismo (Art. 1 c.p. LPR); tecno-evangelismo (Art. 437 c.p. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7692" title="Sipopil: Riccardo Luna" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/04/sipopil-luna.jpg" alt="" width="595" height="436" /></p>
<p>La sezione giudiziaria della <em>Santa Inquisizione Popolare contro L’Indecenza Letteraria</em> (SIPOPIL) si è riunita in data 11/04/2012 per giudicare l’imputato LUNA Riccardo, accusato di aver maliziosamente vergato uno scritto dal titolo &#8220;<a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/04/11/news/sesso_droga_e_armi_la_faccia_cattiva_del_web-33089682/?ref=HREC1-10"><em>Sesso, droga e armi. La faccia cattiva del web</em></a>&#8220;. I capi d’imputazione sono i seguenti: Apple-frocismo (Art. 1 c.p. LPR); tecno-evangelismo (Art. 437 c.p. LPR); allarmismo peloso e ingiustificato da Repubblica.it (Art. 41-ter c.p. LPR); Wiredismo militante (Art. 33 c.p. LPR), Associazione per ingenuità di stampo startup-fondamentalista  (Art. 675 c.p. LPR) e saltacarrismo internettiano (Art. 89 c.p. LPR).<span id="more-7684"></span></p>
<p>L&#8217;articolo, apparso sul noto quotidiano <em>La Repubblica</em> (in cui l&#8217;imputato è rientrato dalla porta principale dopo le incredibili avventure editoriali de <em>Il Romanista</em> e, soprattutto, <em>Ho Velleitarmente Candidato L&#8217;Internets Per La Pace Su Carta Patinata E Pantone Pretenzioso</em><sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/santa-inquisizione-popolare-riccardo-luna/#footnote_0_7684" id="identifier_0_7684" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Meglio conosciuto come Wired ITALIA.">1</a></sup>), promette rivelazioni choccanti sul c.d. <em>dark web,</em> utilizzando al contempo logori ed abusatissimi rimandi a <em>Blade Runner</em>:</p>
<blockquote><p>Ho visto un sito che voi umani non potete neanche immaginare. Ho visto Silk Road. Non è la nuova Via della Seta. È il più grande mercato nero del mondo. Il posto dove comprare ogni tipo di droga. E documenti falsi. E pornografia. In assoluta sicurezza. Anonimato totale. Nessuno sa chi fa cosa. Nessuno sa cosa fai. Eppure quel sito non esiste.</p></blockquote>
<p>Ad avviso del Pubblico Ministero, è qui che si ravviserebbe il delitto di &#8220;allarmismo peloso e ingiustificato da Repubblica.it&#8221;. Questa Corte non può che essere concorde. Secondo la dottrina più autorevole, il reato si configurerebbe allorquando &#8220;un giornalista di mezza età presenti al lettore di mezza età, con toni gravemente scandalizzati di avvenuta catastrofe sociale, la moderna Corruzione Dei Valori Morali© che in astratto minaccerebbero il Magnifico E Progressista Ur-Mondo <em>Petit</em> <em>Bourgeois</em>/Scalfariano™&#8221;. Naturalmente, nella totalità dei casi il paventato scenario distopico non ha alcun fondamento nella realtà.</p>
<p>È totalmente sfornita di valenza fattuale l&#8217;affermazione &#8220;eppure quel sito non esiste&#8221; ed il conseguente sbrodolamento di oscuri riferimenti ad Avventurieri del Web, queste figure che per il LUNA sono una via di mezzo tra un nerd dell&#8217;Arkansas con una costellazione di brufoli scoppiati sulla schiena e il falsario romano Tony Chichiarelli:</p>
<blockquote><p>Se digitate il suo indirizzo nella barra del vostro browser &#8211; una serie infinita di lettere e numeri senza alcun senso apparente &#8211; oppure chiedete notizie a Google o a un altro motore di ricerca, la risposta sarà sempre la stessa: quel sito non esiste. Sbagliato. Sarebbe più giusto dire: ci dispiace, non sappiamo dov&#8217;è, perché è in quella sconfinata zona oscura della rete dove arrivano solo i più esperti. I temerari. Gli amanti della libertà a costo della vita. E i contrabbandieri di ogni tipo.</p></blockquote>
<p>Orbene, il perito d&#8217;ufficio<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/santa-inquisizione-popolare-riccardo-luna/#footnote_1_7684" id="identifier_1_7684" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Un anziano pensionato di nome Toni con irrisolvibili problemi d&amp;#8217;incontinenza e una figlia condannata per truffa ai danni dell&amp;#8217;Inps.">2</a></sup> è riuscito a rintracciare l&#8217;indirizzo della Suburra Digitale &#8220;Silk Road&#8221; nel tempo approssimativo di 3.67 secondi netti &#8211; e, si badi bene, senza aver mai usato un <em>personal computer</em> prima d&#8217;ora. Il primo risultato di Google, infatti, rimanda ad <a href="http://gawker.com/5805928/the-underground-website-where-you-can-buy-any-drug-imaginable">un articolo di <em>Gawker</em>.com </a>datato 1 giugno 2011. <em>Incredibile dictu</em>, il giornale americano riporta l&#8217;indirizzo ed il modo con cui accedervi:</p>
<blockquote><p>Getting to Silk Road is tricky. The <a href="http://ianxz6zefk72ulzz.onion/index.php">URL</a> seems made to be forgotten. But don&#8217;t point your browser there yet. It&#8217;s only accessible through the anonymizing network <a href="https://www.torproject.org/">TOR</a>, which requires a bit of technical skill to configure.</p></blockquote>
<p>Nulla di eclatante o misterioso, dunque. Eppure il LUNA, per perseguire il suo disegno criminoso, arriva ad invocare tre capisaldi della letteratura del genere &#8220;saltacarrista internettiano&#8221;: l&#8217;immancabile amico &#8220;che frequenta un giro di hacker&#8221;, l&#8217;obbligato rimando all&#8217;esotica Primavera Araba e la seducente nozione della &#8220;rete parallela&#8221;:</p>
<blockquote><p>È stato un amico, che frequenta un giro di hacker, a darmi la dritta giusta: &#8220;Lo sai che esiste un&#8217;altra Internet?&#8221;. Il pensiero è andato subito alle recenti rivoluzioni in Egitto e in Tunisia e al 2009 della rivolta degli iraniani sedata nel sangue: già allora si parlava di una rete parallela dove gli attivisti potevano comunicare senza essere intercettati dalle forze di polizia. È fondamentale, questa Internet parallela, perché essere individuati vuol dire essere torturati e uccisi.</p></blockquote>
<p>Ma, avverte &#8220;l&#8217;amico&#8221; del LUNA, qui non ci troviamo di fronte alla nobile &#8220;altra Internet&#8221; che notoriamente ha rovesciato Gheddafi &amp; Compagnia Bella di Tiranni Sanguinari foraggiati per decenni dall&#8217;Occidente:</p>
<blockquote><p>[A parlare è l'amico hacker del LUNA, nda] &#8220;No, non parlo di quelle cose lì. Parlo del paradiso del commercio di droga. Di tutte le droghe che esistono. E della pornografia infantile, purtroppo. Roba forte, immagini terribili di bambini, meglio se non le vedi. Fidati di me. Ma se proprio vuoi andarci, almeno apriti una e-mail finta e ti spiego come fare&#8221;.</p></blockquote>
<p>Il LUNA, a quanto si legge nel corpo del reato, è assolutamente sconvolto. Lui, infatti, non ha mai sentito parlare di un Internet in cui ci sono tonnellate di pornografia. Non lo riesce a concepire. Ad ogni modo, coraggiosamente addentratosi nella giungla vietnamita di &#8220;Silk Road&#8221;, il LUNA è fortemente turbato da quanto scorge sul monitor del suo Mac. Droga. Pedofilia. Libri per rimorchiare. Antenne Yagi &#8220;per la ricezione di trasmissioni a banda larga&#8221;. Mdma. La laurea in astrofisica di Renzo Bossi. Un autentico teatro dell&#8217;orrore, una discesa vorticosa nei meandri del <em>dark web</em>, dove il LUNA può quasi toccare con il mouse la morte della sua idea di Rete &#8211; quella Rete che può sconfiggere la junta birmana con qualche tweet ben assestato e portare la disoccupazione al 2%. Il grido di allarme è lancinante, uno squarcio nelle tenebre:</p>
<blockquote><p>&#8220;Il lato oscuro di Internet è non averlo&#8221;, disse una volta Nicholas Negroponte, il guru della cultura digitale. Aveva ragione. Ma solo perché non aveva ancora visto the dark web. Sotto la superficie di miliardi di siti che possiamo navigare, ce ne sono molti di più dove nessuno sa cosa accade.</p></blockquote>
<p>È proprio in questo passaggio che, ad avviso di questa Corte, è ravvisabile la fattispecie del c.d. &#8220;Wiredismo militante&#8221;. Secondo gli orientamenti più consolidati della giurisprudenza, questa specie di culto impone ai suoi adepti un&#8217;unica, monolitica concezione del web. Ovvero, una sconfinata prateria Apple solcata da arcobaleni in cui gli unicorni dell&#8217;Attivismo Digitale e della Wiki-Conoscenza scorazzano bradi e placidi scuotendo la loro criniera imbrillantinata di Polvere di Idee per Startup. Un mondo in cui i Fortunadraghi de <em>La Storia Infinita</em> volteggiano leggiadri nel cielo, ispirando i tecno-evangelisti a progettare formidabili applicazioni per smartphone che creano occupazione, ricchezza, gentrificazione a Berlino ed erodono gioiosamente libertà civili conquistate in secoli di civiltà giuridica e spargimenti di sangue.</p>
<p>Considerata in fatto e in diritto la disamina svolta finora, la colpevolezza dell&#8217;imputato e la sua elevata pericolosità giornalistica emergono in maniera assolutamente pacifica.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>P.Q.M.</strong></p>
<p>Il SIPOPIL dichiara l’imputato LUNA Riccardo colpevole dei reati lui ascritti e determina la pena in: anni TRENTA di lettura coatta e reiterata di &#8220;<a href="http://netdelusion.com/"><em>The Net Delusion</em></a>&#8221; di Evgeny Morozov con conseguente trascrizione/apposizione su carne viva (da effettuarsi con biro arroventata) dell&#8217;intero contenuto del saggio; anni DODICI di reclusione all&#8217;interno della STANFORD University ed iscrizione esclusiva ed obbligatoria al <a href="http://liberationtechnology.stanford.edu/"><em>Program on Liberation Technology</em></a>;  ed infine anni QUATTRO di esilio forzato in Pakistan allo scopo di seguire il campionato di cricket autoctono.</p>
<p>Il SIPOPIL determina altresì come pena accessoria per il LUNA Riccardo la costituzione forzosa di un&#8217;<em>application</em> per iPad/iPhone che permetta all&#8217;acquirente di lanciare i famigerati <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bonsai_Kitten">Bonsai Kitten</a> dai cavalcavia dell&#8217;autostrada A1 (preferibilmente all&#8217;altezza tra Cassino e San Vittore del Lazio).</p>
<p><em>(“Santa Inquisizione Popolare” è la sezione de </em>La Privata Repubblica<em> che si occupa di portare giustizia nel mondo delle Lettere e della Satira assicurando alla sbarra i colpevoli dei più odiosi crimini giornalistico-letterari.)</em></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7684" class="footnote">Meglio conosciuto come <em>Wired</em> ITALIA.</li><li id="footnote_1_7684" class="footnote">Un anziano pensionato di nome Toni con irrisolvibili problemi d&#8217;incontinenza e una figlia condannata per truffa ai danni dell&#8217;Inps.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Cioran A Piazza Syntagma</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 09:58:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 4 aprile 2012 Dimitris Christoulas, un farmacista 77enne in pensione, esce di casa e si dirige verso la centralissima piazza Syntagma. Sono quasi le nove di mattina. Dalle scalinate della fermata della metro sbucano continuamente persone, tutte dirette all&#8217;ufficio o al lavoro. Christoulas si nasconde malamente dietro un albero sul piccolo prato della piazza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7677" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/04/cioransyntagma.jpg" alt="" width="595" height="470" /></p>
<p>Il 4 aprile 2012 Dimitris Christoulas, un farmacista 77enne in pensione, esce di casa e si dirige verso la centralissima piazza Syntagma. Sono quasi le nove di mattina. Dalle scalinate della fermata della metro sbucano continuamente persone, tutte dirette all&#8217;ufficio o al lavoro. Christoulas si nasconde malamente dietro un albero sul piccolo prato della piazza, tira fuori una pistola, se la punta alla tempia e preme il grilletto. <span id="more-7675"></span></p>
<p>Era quasi inevitabile che dovesse succedere.</p>
<p>Negli ultimi cinque anni di recessione, Piazza Syntagma è stata molte cose: centro nevralgico della protesta, teatro di assalti al Parlamento, palcoscenico per molotov &amp; lacrimogeni, contenitore di istanze sociali e politiche, base <em>acampada</em> degli (ex?) indignados greci ed infine luogo di morte. Un <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/dec/18/greek-woes-suicide-rate-highest">articolo</a> del <em>Guardian</em> riportava come la Grecia, nel 2011, fosse diventata la Lituania d&#8217;Europa &#8211; ovvero il paese con il più alto tasso di suicidi nell&#8217;UE. Sia chiaro: un suicidio è sempre un mistero, spesso anche per chi decide di compiere un simile gesto. Ma il pensionato Christoulas ha delineato piuttosto bene i motivi che l&#8217;hanno spinto ad aprire uno squarcio di polvere da sparo e disperazione indotta da <em>austerity</em> nel cuore della capitale e della Grecia. Questa è <a href="http://www.athensnews.gr/portal/1/54580">la lettera</a> che gli è stata trovata addosso:</p>
<blockquote><p>Il governo di Tsolakoglou<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/cioran-a-piazza-syntagma/#footnote_0_7675" id="identifier_0_7675" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il riferimento &egrave; a Georgios Tsolakoglou, il capo del governo collaborazionista dell&amp;#8217;Asse durante la II Guerra Mondiale. In questo senso, Papademos sarebbe l&amp;#8217;odierno Tsolakoglou.">1</a></sup> ha azzerato ogni traccia della mia sopravvivenza, che si basava su una pensione molto dignitosa che <em>da solo</em> avevo versato senza alcun aiuto dallo Stato. Dal momento che la mia età avanzata non mi permette di reagire in maniera dinamica (ma se un compagno greco decidesse di imbracciare un Kalashnikov io sarei dietro di lui), non vedo altra soluzione che quella di farla finita in maniera dignitosa, dal momento che non mi vedo a rovistare tra le immondizie per mangiare. Credo che i giovani senza futuro prima o poi prenderanno le armi e impiccheranno i traditori di questo paese in Piazza Syntagma, proprio come hanno fatto gli italiani con Mussolini nel 1945.</p></blockquote>
<p>In <em>Sillogismi dell&#8217;amarezza</em> Emil Cioran scriveva: &#8220;Abbiamo perduto l&#8217;arte di suicidarci a sangue freddo&#8221;. La crisi dell&#8217;Eurozona ce la sta facendo ritrovare.</p>
<p>(<em>Illustrazione: <a href="http://marcotonus.blogspot.com">Marco Tonus</a></em>)</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7675" class="footnote">Il riferimento è a Georgios Tsolakoglou, il capo del governo collaborazionista dell&#8217;Asse durante la II Guerra Mondiale. In questo senso, Papademos sarebbe l&#8217;odierno Tsolakoglou.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Capitan Padania Contro L&#8217;Asse Del Male</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2012 13:37:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Freakshow]]></category>
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		<category><![CDATA[lega nord]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa viene fuori quando una corazza/calzamaglia verde celtica e dei disegni a metà strada tra i fumetti erotici degli anni &#8217;70/&#8217;80 e Mr. No incontrano dei terroristi turchi infiltratisi ad una manifestazione della Lega Nord per far fuori Kim Jong-Bossi con un Rpg? Semplice. Succede che nasce un nuovo supereroe: Capitan Padania, ovvero il Santo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7639" title="Capitan Padania" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania.jpg" alt="" width="595" height="471" /></p>
<p>Cosa viene fuori quando una corazza/calzamaglia verde celtica e dei disegni a metà strada tra i fumetti erotici degli anni &#8217;70/&#8217;80 e Mr. No incontrano dei terroristi turchi infiltratisi ad una manifestazione della Lega Nord per far fuori Kim Jong-Bossi con un Rpg? Semplice. Succede che nasce un nuovo supereroe: Capitan Padania, ovvero il Santo Protettore di tutti i leghisti. <span id="more-7637"></span></p>
<p>Il .pdf scannerizzato del numero 1 (vergato da un certo Roberto Volpi) delle avventure di questo Übermensch Onetiano mi arriva tramite una mail speditami dall&#8217;amico e sodale <a href="http://marcotonus.blogspot.com">Marco Tonus</a>. Nel volume non c&#8217;è nessuna data e sull&#8217;internets non si trova alcuna informazione. Potrebbe essere dei primi anni 2000 come degli ultimi anni del XX secolo. In realtà non ho la più pallida idea di quando questo fumetto grondante una spudorata propaganda leghista sia stato realizzato &#8211; e soprattutto distribuito. Presumo che venisse dato durante le manifestazioni, tra copricapi vichinghi, litri di birra dozzinale e incesti di gruppo.</p>
<p>Ad ogni modo, è lo stesso Capitan Padania &#8211; con un italiano traballante, ma perfettamente in linea con le capacità dei lettori &#8211; a presentarsi a p. 3 nell&#8217;apposito &#8220;Angolo di Capitan Padania&#8221;:</p>
<blockquote><p>Capitan Padania è il mio nome di battaglia. Infatti tutto ebbe inizio con la battaglia combattuta a Legnano il 29 maggio 1176 tra i Comuni Padani e l&#8217;esercito romano-germanico di Federico Barbarossa. In quel giorno i padani sconfissero il nemico e divennero i legittimi padroni delle proprie terre e di se&#8217; [<em>sic, nda</em>] stessi. Alberto da Giussano fu il condottiero che portò i padani a conquistarsi con il loro sangue, la libertà ed un giorno non lontano il popolo padano si leverà in piedi per chiedere l&#8217;Autogoverno e si riprenderà ancora la libertà. Combatto il male in nome della giustizia, della verità, della pace e dell&#8217;amore, affinché si raggiunga un&#8217;autonomia della Padania salvaguardando le nostre tradizioni e la storia, con la riaffermazione della cultura e della lingua padana. Il mio costume si ispira al grande condottiero, ma di questo parleremo nella prossima storia. Buona lettura.</p></blockquote>
<p>E iniziamola, questa lettura.</p>
<p>È una splendida giornata a Legaland. Il popolo padano, stanco di tasse e soprusi, scende dai camion e si dirige verso la piazza, pronto ad accogliere il Verbo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7642" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-21.jpg" alt="" width="595" height="417" /></p>
<p>E cos&#8217;ha in mente il piccolo Alex<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/capitan-padania-contro-lasse-del-male/#footnote_0_7637" id="identifier_0_7637" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ah, che nome squisitamente celtico.">1</a></sup>? Vuole l&#8217;<em>action figure</em> di Capitan Padania, in vendita su una bancarella.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7643" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-3.jpg" alt="" width="595" height="446" /></p>
<p>Da notare le parole lascive della moglie (&#8220;ci meritiamo <em>un regalino</em> anche noi&#8221;) e lo sguardo pregno di perversione del vecchio a sinistra. Alex, alla fine, riesce ad ottenere l&#8217;agognato pupazzo di plastica.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7644" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-4.jpg" alt="" width="595" height="347" /></p>
<p>Qui sopra possiamo vedere il bambino armeggiare con Capitan Padania mentre un&#8217;ondata di xenofobia/islamofobia sta marciando verso di lui. Il Lidèr Maximo, intanto, ha già cominciato a parlare dal palco. Siamo chiaramente nel periodo pre-ictus. &#8220;Difendiamo il Vecchio Continente dall&#8217;invasione islamica facilitata dall&#8217;assurda decisione di aprire la strada allo stato turco. Difendiamo la Padania!&#8221; Ma ecco che la minaccia islamica si materializza sotto forma di Idea Che Un Rappresentante Di Infissi Della Provincia Di Bergamo Ha Di Un Terrorista Islamico.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7645" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-5.jpg" alt="" width="595" height="441" /></p>
<p>L&#8217;intento dei terroristi è piuttosto chiaro.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7647" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-6.jpg" alt="" width="595" height="341" /></p>
<p>Kim Il Bossi non ci sta e cerca di disinnescare la violenza terrorista con parole ponderate e una faccia <em>à la</em> Harvey Dent/Two Face.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7648" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-7.jpg" alt="" width="595" height="298" /></p>
<p>I militanti di Hamas lo ignorano. In più, nonostante ci siano 121.931.598 milioni di manifestanti, nessuno reagisce. Lo spazio di manovra per i talebani è totale.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7649" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-8.jpg" alt="" width="595" height="760" /></p>
<p>Per la Padania e il sogno di libertà dei leghisti è arrivata la fine. O no?</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7650" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-9.jpg" alt="" width="595" height="789" /></p>
<p>Ciumbia, il federalismo è salvo e uno sconosciuto sta per franare sul segretario del Partito!</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7651" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-10.jpg" alt="" width="595" height="421" /></p>
<p>Espletati i convenevoli di rito, è arrivato il momento di disinnescare gli Hezbollah-marrani. Il simil Calderoni incita Capitan Padania (&#8220;<em>Dàgh na petenàda!</em>&#8220;), e i militanti leghisti sono galvanizzati.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7652" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-11.jpg" alt="" width="595" height="254" /></p>
<p>Il terrorismo ormai ha i minuti contati. La furia di Capitan Padania è incontenibile.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7653" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-12.jpg" alt="" width="595" height="786" /></p>
<p>Nota per i lettori: il &#8220;bel sinistro piantato nel muso&#8221; viene dato con il braccio destro. Ma, come si sa, in Padania la sinistra equivale alla destra &#8211; e viceversa. I terroristi non si danno ancora per vinti e sfoderano gli Ak47. Nessuna paura: Capitan Padania sguaina la sua <em>spada laser</em> (che assomiglia in maniera inquietante ad un trincia-kebab) e ha la meglio.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7654" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-13.jpg" alt="" width="595" height="439" /></p>
<p>Nota del traduttore: &#8220;<em>scarliga merlùss che l&#8217;è minga el tò uss</em>&#8221; può significare &#8220;vai altrove che qui non è aria&#8221; oppure &#8220;mi sto lasciando prendere la mano dalla propaganda goebbelsiana&#8221;. Insomma, grazie alla spada laser-taglia-kebab i jihaidisti sono sconfitti. Ma non è finita qui. Un altro nemico &#8211; ben più pericoloso &#8211; attende loscamente all&#8217;ombra di un vicolo.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7656" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-14.jpg" alt="" width="595" height="447" /></p>
<p>Capitan Padania sembra avere la peggio. Anche perché nessuno lo aiuta a rimettersi in piedi, sebbene abbia appena salvato il fondatore della Lega Nord. La riconoscenza è sinonimo di mollezza.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7657" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-15.jpg" alt="" width="595" height="266" /></p>
<p>Dopo qualche vignetta di combattimento, anche il temibile RIMBABUL è costretto a capitolare malamente.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7658" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-16.jpg" alt="" width="595" height="324" /></p>
<p>Gioite, camicie verdi delle rivoluzioni e delle legioni: la cassoeula trionferà! Per festeggiare, Jack &#8220;Joker&#8221; Calderoli-Nicholson si sfila la cravatta e la agita nell&#8217;aria.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7659" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-18.jpg" alt="" width="595" height="326" /></p>
<p>I pargoli e le bambine padane mostrano un entusiasmo nei confronti di Capitan Padania che è pari a quello delle scene dell&#8217;assalto al ghetto di <em>Schindler&#8217;s List</em>. Ed in effetti, come dimostra la tavola qui sotto, la prospettiva di crescere in ambiente xenofobo e politicamente infervorato è <em>davvero esaltante</em>.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7660" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-19.jpg" alt="" width="595" height="273" /></p>
<p>A differenza dei terroristi islamici e dei terroni, Capitan Padania è uno che non sta tutto il tempo a girarsi i pollici. Altre sfide e battaglie aspettano lui e il popolo padano. Ma, ne sono sicuro, con l&#8217;aiuto di C.P. la Lega riuscirà una volta per tutte a sconfiggere Roma Ladrona, i boiardi di Stato, Equitalia e i negri.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7661" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/capitanpadania-20.jpg" alt="" width="595" height="259" /></p>
<p><em>Salüt</em>, Padania.</p>
<p style="text-align: center;">(<em>Per scaricare il .pdf del volume completo di &#8220;Capitan Padania&#8221; &#8211; 39mb &#8211; <a href="http://www.mediafire.com/?e9a6p62h67bma38"><strong></strong><strong>clicca QUI</strong></a>.</em>)</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7637" class="footnote">Ah, che nome squisitamente celtico.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Ippocrate A Kilkis</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Mar 2012 15:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[grecia]]></category>
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		<category><![CDATA[sanità]]></category>

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		<description><![CDATA[(Illustrazione: Manos Symeonakis) “Perché non occupate l’ospedale?” Leta Zotaki – direttrice 58enne del reparto di radiologia dell’ospedale pubblico di Kilkis (una città di circa 54mila abitanti nella Grecia settentrionale) e presidente del sindacato E.N.I.K. della struttura – ascolta attentamente l’amico e compositore greco Spyros Raftopoulos. “Quello che sta succedendo oggi è che, dal momento successivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7625" title="Freedom To The Greek Parliament" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/ippokilkis.jpg" alt="" width="595" height="433" /></p>
<p style="text-align: center;">(<em>Illustrazione: <a href="http://xpresspapier.blogspot.it/">Manos Symeonakis</a></em>)</p>
<p>“Perché non occupate l’ospedale?” Leta Zotaki – direttrice 58enne del reparto di radiologia dell’ospedale pubblico di Kilkis (una città di circa 54mila abitanti nella Grecia settentrionale) e presidente del sindacato E.N.I.K. della struttura – ascolta attentamente l’amico e compositore greco Spyros Raftopoulos. “Quello che sta succedendo oggi è che, dal momento successivo alle elezioni, i nostri cosiddetti rappresentanti fanno quello che vogliono. Da cittadini ci trasformiamo in sudditi. Chiamala pure “rappresentanza al contrario’”.<span id="more-7623"></span></p>
<p>Negli ultimi mesi Zotaki ha visto il suo ospedale travolto dall’orgia del debito. Il personale è perennemente sotto organico e non vede lo stipendio da mesi. In più, c’è una scarsità di medicinali e attrezzature tale da costringere spesso i pazienti a portarsi da casa i materiali necessari alle cure. Il declino di Kilkis è speculare a quello del sistema sanitario nazionale greco – ormai prossimo al collasso totale. Un <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052970203658804576638812089566384.html">articolo</a> del <em>Wall Street Journal</em> dello scorso novembre delinea bene la situazione: “La costituzione greca obbliga lo Stato a fornire assistenza sanitaria ai cittadini. E lo fa, più o meno. Ma il sistema è un disastro. È pieno di debiti, afflitto dalla corruzione [...] e azzoppato da inefficienza e iniquità. Sotto molti aspetti, il sistema sanitario è un microcosmo della Grecia stessa”. La profonda crisi della sanità, inoltre, ha creato due sistemi paralleli: uno privato, accessibile solamente ai greci più facoltosi, e un altro semi-clandestino, fondato sulle mazzette.</p>
<p>Da quanto ha vissuto sulla sua pelle, Zotaki non ha dubbi: “La sanità pubblica è sotto attacco. La crisi è solo una scusa. In realtà, stanno spingendo la gente a rivolgersi al settore privato”. In passato, i lavoratori del suo ospedale avevano indetto scioperi, organizzato manifestazioni e utilizzato altre forme di protesta per portare all’attenzione del pubblico, e soprattutto delle autorità, la loro condizione. Ma non era successo nulla: il governo non solo era rimasto indifferente, ma anzi aveva risposto somministrando ulteriori iniezioni di tagli &amp; austerity.</p>
<p>Quando molti anni prima aveva studiato medicina all’Università di Salonicco, Leta Zotaki non avrebbe mai pensato di dover fare politica per esercitare dignitosamente la sua professione. “Se lo Stato non riesce a garantire cure mediche gratuite, la sicurezza sociale e l’istruzione per tutti – dice il medico – allora il significato stesso della parola ‘Stato’ si svuota del tutto”.</p>
<p>I due amici si fissano – forse a lungo, forse per qualche secondo. Zotaki pensa alla figlia di 27 anni e al suo futuro che sta virando ogni giorno di più verso la distopia.</p>
<p>Già, perché non occupare l’ospedale?</p>
<p align="center">***</p>
<p>“Contrari?”</p>
<p>Silenzio.</p>
<p>“Favorevoli?”</p>
<p>È la mattina del 30 gennaio 2012 e una selva di mani si alza compostamente verso il soffitto della stanza che ospita la riunione del sindacato dei medici dell’ospedale di Kilkis. Per Leta Zotaki e colleghi è un momento di cardinale importanza: la proposta dell’occupazione è passata all’unanimità. Da lì in poi non si sarebbe più tornati indietro. “Loro preferiscono usare i nostri soldi per ripagare un debito che hanno creato da soli – aveva detto Zotaki – Non per curare il nostro sistema sanitario moribondo”. Era arrivato il momento di rispondere – e di rendere pubbliche le loro intenzioni.</p>
<p>Il 4 febbraio l’Assemblea Generale del personale sanitario dirama un <a href="http://efimeridadrasi.blogspot.com/2012/02/blog-post_04.html">comunicato</a> in cui dichiara di aver assunto il controllo dell’ospedale, ricorda al governo di non essere esentato “dalle sue responsabilità finanziarie” ed infine, qualora le richieste dell’assemblea non venissero esaudite, si dice pronta a ricercare “il supporto della comunità locale e all’opinione pubblica per salvare l’ospedale e difendere la sanità pubblica”.</p>
<p>Dal 6 febbraio – e fino a quando non saranno regolarmente erogati gli stipendi e pagate le spese sanitarie – il personale tratterà solamente le emergenze: “Avendo bene in mente la nostra missione sociale e le nostre obbligazioni morali, proteggeremo la salute dei cittadini che vengono in ospedale fornendo assistenza sanitaria gratuita a chi ne avesse bisogno”. Nel comunicato, inoltre, l’assemblea riconosce che “gli attuali e perduranti problemi del Ε.Σ.Υ (il sistema sanitario nazionale) non possono essere risolti con specifiche e isolate richieste [...], dal momento che questi problemi sono il prodotto di una più generale politica governativa fatta contro la popolazione e del neoliberismo globale”.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/ospedalekilkis.jpg" alt="" width="595" height="436" /></p>
<p>Il 20 febbraio un gruppo di medici ed infermieri occupa l’ufficio del direttore dell’ospedale. Un secondo gruppo entra negli uffici amministrativi e un terzo blocca i pagamenti dei pazienti. Il direttore comincia a minacciare gli occupanti e chiama la polizia. “L’abbiamo semplicemente ignorato”, afferma la dottoressa Leta Zotaki a <em>La Privata Repubblica</em>. Gli agenti arrivano all’ospedale, ma l’occupazione è assolutamente pacifica. “È tutto a posto qui?”, domanda un poliziotto. Zotaki e colleghi rispondono: “Va tutto bene. Grazie e arrivederci”. Alla fine della giornata non viene sporta nessuna denuncia.</p>
<p>I partiti sono assolutamente latitanti. “Nessun politico ha reagito alla nostra occupazione. Non abbiamo sentito una singola parola di supporto. Sono quasi tentato dal dire: ‘Per fortuna!’ – dichiara Zotaki – Più che una soluzione, consideriamo i partiti come una parte del problema. Se vogliono supportarci sotto un punto di vista morale, sono i benvenuti. Ma non accetteremo il loro coinvolgimento nell’assemblea o nel nostro processo decisionale”.</p>
<p>Sotto l’occupazione, i compiti originari dei dottori e del personale non sono minimamente cambiati. Solamente il carico di lavoro burocratico si è appesantito. I pazienti e i cittadini di Kilkis (e di tutta la Grecia) sono favorevoli della decisione dell’E.N.I.K. e, sin dal primo giorno, hanno dimostrato un grande supporto alla causa. Leta Zotaki lo conferma in pieno: “La gente ci chiede di continuare a combattere, di non mollare. Le loro speranze sono direttamente connesse con le battaglie come le nostre, quelle dei lavoratori di ‘<a href="http://www.laprivatarepubblica.com/la-battaglia-di-halyvourgia-ellados/">Halyvourgia Ellados</a>’, di ‘Alter TV’, del giornale ‘Eleftherotypia’ e di molte altre occupazioni che si stanno verificando in Grecia e in altri Paesi”.</p>
<p>Una simile adesione popolare per l’occupazione di un ospedale non è per nulla sorprendente. Anzi. Per capire lo stato in cui versano sanità e welfare greci è utile riportare <a href="http://whenthecrisishitthefan.com/2012/03/16/go-to-hell/">un recente post</a> del un blogger greco <a href="http://kartesios.com">Kartesios</a><sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/ippocrate-a-kilkis/#footnote_0_7623" id="identifier_0_7623" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La traduzione dal greco &egrave; stata fatta dal giornalista freelance Kostas Kallergis del blog When The Crisis Hit The Fan.">1</a></sup>:</p>
<blockquote><p>Mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “Vendo un rene, amico, ma almeno la salverò”. Era arrabbiato ma risoluto. Sapevo che stava facendo sul serio.</p>
<p>Il mio amico è disoccupato. Licenziato. Lei, sua moglie, è un’infermeria che prende 700 euro al mese. Le hanno diagnosticato un cancro al seno.</p>
<p>Entrambi hanno meno di 40 anni. Quando sono andati in un ospedale pubblico gli è stato detto qualcosa a proposito di una lista d’attesa per l’operazione e della carenza di personale. In quelli privati, il costo di 3.000 euro per l’operazione non era negoziabile. L’assicurazione pubblica non copre nemmeno la risonanza. […] Lui ha deciso. “Vendo un rene. Andrò da qualcuno a venderlo”.</p></blockquote>
<p>In definitiva, si sta cercando di dimostrare qualcosa a livello politico all’ospedale di Kilkis? “Certamente – risponde Leta Zotaki – Vogliamo far vedere che le persone hanno il potere e l’abilità di cambiare le cose, sia politicamente che socialmente. Abbiamo bisogno di unità e solidarietà. Dobbiamo ricordarci che siamo la maggioranza e la parte più forte: l’unico problema è che molti di noi non ne sono consapevoli, e sono riluttanti ad affrontare i problemi”.</p>
<p>Da dove può arrivare una soluzione, dunque? “Di sicuro non dall’alto. Verrà dal basso. Questo è quello che stiamo cercando di dimostrare”.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7623" class="footnote">La traduzione dal greco è stata fatta dal giornalista freelance Kostas Kallergis del blog <a href="http://whenthecrisishitthefan.com"><em>When The Crisis Hit The Fan</em></a>.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Le Rovesciate Di Chollima</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Mar 2012 12:05:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tamas</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[corea del nord]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono due modi di guardare ai paesi socialisti e alle loro realizzazioni passate e, per quel poco che ne rimane, attuali: non volendo fare graduatorie di merito, definirò il primo &#8220;storico&#8221; e il secondo &#8220;antistorico&#8221;. Quest&#8217;ultimo consiste nel trattare l&#8217;ideologia socialista come una curiosità da Wunderkammer o da parco a tema: è l&#8217;approccio che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7613" title="Jong Tae Se" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/chollima.jpg" alt="" width="595" height="481" /></p>
<p>Ci sono due modi di guardare ai paesi socialisti e alle loro realizzazioni passate e, per quel poco che ne rimane, attuali: non volendo fare graduatorie di merito, definirò il primo &#8220;storico&#8221; e il secondo &#8220;antistorico&#8221;. Quest&#8217;ultimo consiste nel trattare l&#8217;ideologia socialista come una curiosità da Wunderkammer o da parco a tema: è l&#8217;approccio che normalmente i turisti occidentali adottano nel visitare le vestigia del Patto di Varsavia, e conseguentemente è anche il modo di presentare le cose che si ritrova a Berlino, a Budapest, a Praga e in ogni altro luogo dove della passata e sconfitta epoca socialista si possa fare un business, per quanto minimo. In questo modo tutto ciò che attiene ai regimi comunisti è, se non proprio messo in ridicolo, guardato in tralice, con divertito distacco.<span id="more-7612"></span></p>
<p>Questo atteggiamento è antistorico perché, con un evidente anacronismo, giudica le istituzioni, le politiche, perfino l&#8217;urbanistica e l&#8217;arte, insomma tutta la &#8220;civiltà socialista&#8221;, come se questa fosse stata già dall&#8217;inizio destinata alla sconfitta, e dunque come espressioni di un mondo tutto sommato minore o predestinato alla dannazione. Nel peggiore dei casi ciò genera valutazioni sprezzanti, discriminatorie e inaccettabili; nel migliore, dà vita a un fastidioso paternalismo e a un approccio ironico verso cose serissime.</p>
<p>Marco Bagozzi, nel suo &#8220;<a href="http://calciocorea.altervista.org/conlospiritochollima/">Con lo spirito Chollima</a><sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/le-rovesciate-di-chollima/#footnote_0_7612" id="identifier_0_7612" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Chollima &egrave; il cavallo alato della mitologia coreana, utilizzato anche dalla propaganda socialista della Corea del Nord come simbolo di eroismo e di prodigioso valore. &Egrave; inoltre il soprannome della squadra di calcio nazionale.">1</a></sup>&#8221;, sceglie invece l&#8217;approccio storico: anche se quello trattato è un aspetto certamente secondario di un paese socialista (in questo caso la Corea del Nord), pure nell&#8217;opera non c&#8217;è traccia di pregiudizio sarcastico o sorridente. Il libro descrive in pratica, con l&#8217;ausilio anche di una meravigliosa appendice fotografica e con un paio di interessanti divagazioni (lo sport nello sforzo di riunificazione delle due Coree, l&#8217;esperienza di un allenatore nordcoreano a Cuba), &#8220;55 anni di calcio della Repubblica Popolare Democratica di Corea&#8221;, come recita il sottotitolo. Tutto è oggettivo e brutalmente statistico, in quest&#8217;opera che in effetti ha più a che fare con la manualistica sportiva che con l&#8217;analisi politica. E d&#8217;altronde quest&#8217;ultima ambizione non è dichiarata né sottintesa: quello che si mostra è una semplice successione di nomi e cifre, che dev&#8217;essere costata un&#8217;indagine lunga e difficile e, ora sì, pregiudiziale.</p>
<p>Dico &#8220;pregiudiziale&#8221; perché non ci si accosta a un argomento tanto difficile e assieme marginale se non si è animati dal sacro fuoco di una passione pre-esistente; ma ogni storico sa che il miglior modo per dimostrare rispetto e amore a un pezzo di storia umana è non inquinarlo con interpretazioni di parte e esaltazioni fuori luogo. Mettere in luce una verità nascosta è invece il modo migliore per omaggiare un&#8217;esperienza e una storia; Bagozzi &#8211; collaboratore della rivista di studi geopolitici <a href="http://www.eurasia-rivista.org/">Eurasia</a> e anima dell&#8217;imperdibile blog <a href="http://calciocorea.altervista.org">Chollima Football Fans</a> &#8211; queste cose le sa, e dalla sua penna volutamente avara di divagazioni il calcio nordcoreano si mostra davanti ai nostri occhi nudo, onesto, vero.</p>
<p>Il valore di questa crudezza, a mio parere, è duplice: da un lato gli appassionati di calcio possono conoscere una realtà lontana, sconosciuta o peggio misconosciuta, senza giudizi invasivi e senza che qualcuno li guidi, non richiesto, su percorsi determinati; dall&#8217;altro lato, in questa nudità ascetica, appare evidente la grandezza e l&#8217;importanza degli eroi dello sport nordcoreano, anche e soprattutto quando &#8211; come in questo caso &#8211; si è lontani da ogni celebrazione retorica e di parte.</p>
<p>I calciatori nordcoreani sono per noi degli alieni, e la loro realtà è quanto di più lontana dallo stereotipo europeo della loro professione. Divisi come sono tra una militanza e valenza nazionale e politica inevitabile per un atleta socialista e una pratica del calcio come sport socialista per eccellenza (per le sue caratteristiche di sforzo collettivo e di gioco di squadra), essi somigliano a certi rivoluzionari europei di un tempo: ma non a quelli delle rivolte comuniste, bensì a quelli cinquecenteschi, in cui convivevano la lotta terrena e la rincorsa al cielo. Se Thomas Müntzer avesse conosciuto il calcio (sport che avrebbe apprezzato molto, proprio perché è insieme fango e gloria), d&#8217;altronde, non ho dubbi che si sarebbe commosso davanti alle lacrime di Jong Tae-Se&#8230;</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7614" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/chollima-2.jpg" alt="" width="595" height="493" /></p>
<p>Ai lettori sta invece di apprezzare l&#8217;opera di Bagozzi, avvicinandosi a essa senza risatine e senza ideologie; un po&#8217; come gli abitanti di Middlesbrough impararono ad apprezzare i calciatori della Corea del Nord che nel 1966 si allenò e giocò sul terreno dell&#8217;Ayresome Park, dove i coreani batterono l&#8217;Italia di Bulgarelli, Rivera e Facchetti, fino a seguirli in 3.000 al Goodison Park di  Liverpool per sostenerli nell&#8217;assurdo e sfortunato quarto di finale contro il Portogallo<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/le-rovesciate-di-chollima/#footnote_1_7612" id="identifier_1_7612" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La spedizione nordcoreana ai mondiali del 1966 &egrave; peraltro raccontata nell&amp;#8217;ottimo documentario inglese &amp;#8220;The game of their lives&amp;#8220;, visionabile su YouTube.">2</a></sup>. Perché, come insegna questo libro, ci si può effettivamente innamorare di uomini e atleti che in condizioni spesso difficili onorano il proprio sport e la propria bandiera; e per farlo non c&#8217;è bisogno di essere faziosi o fanatici, ma solo di nutrire rispetto per chi, quel rispetto, l&#8217;ha meritato sul campo di gioco.</p>
<p>(<em>Il libro di Marco Bagozzi, &#8220;Con lo spirito Chollima&#8221;, è acquistabile su &#8220;<a href="http://calciocorea.altervista.org/conlospiritochollima/">Chollima Football Fans</a>&#8220;.</em>)</p>
<p>(<em>Illustrazione: <a href="http://a-bb.deviantart.com/art/Jong-Tae-Se-170115606">Deviantart</a></em>)</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7612" class="footnote"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Chollima">Chollima </a>è il cavallo alato della mitologia coreana, utilizzato anche dalla propaganda socialista della Corea del Nord come simbolo di eroismo e di prodigioso valore. È inoltre il soprannome della squadra di calcio nazionale.</li><li id="footnote_1_7612" class="footnote">La spedizione nordcoreana ai mondiali del 1966 è peraltro raccontata nell&#8217;ottimo documentario inglese &#8220;<em>The game of their lives</em>&#8220;, visionabile su <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fZcARgTqADU">YouTube</a>.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>La Nouvelle Vague Del Caro Leader</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 13:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Agli artisti del cinema del Korean Film Studio Kim Jong Il manca ora più che mai&#8221;, scriveva qualche tempo fa l&#8217;edizione inglese del quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun. &#8220;I loro ricordi indelebili partono dal 1965, quando il film &#8220;The Path to Awakening&#8221; veniva realizzato sotto la sua guida. Quelli erano i tempi in cui gli artisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7603" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/nouvellekim-3.jpg" alt="" width="595" height="390" /></p>
<p>&#8220;Agli artisti del cinema del <em>Korean Film Studio</em> Kim Jong Il manca ora più che mai&#8221;, scriveva qualche tempo fa l&#8217;edizione inglese del quotidiano nordcoreano <em>Rodong Sinmun</em>. &#8220;I loro ricordi indelebili partono dal 1965, quando il film &#8220;<em>The Path to Awakening</em>&#8221; veniva realizzato sotto la sua guida. Quelli erano i tempi in cui gli artisti del cinema coreano erano addestrati a rimanere fedeli al Partito dei Lavoratori e all&#8217;idea di Juche&#8221;. L&#8217;articolo finiva così: &#8220;Lo studio ha prodotto più di 900 film dal 1965 al 2011. Ma non ha mai prodotto una pellicola sul leader Kim Jong Il. Tutti si sentono dispiaciuti e colpevoli. Ora sono al lavoro per produrre nuovi capolavori&#8221;.<span id="more-7596"></span></p>
<p>Nell&#8217;attesa del &#8220;capolavoro&#8221; su vita, opere e miracoli del Caro Leader, <em>La Privata Repubblica</em> ha fatto qualche domanda a Simon Fowler, critico cinematografico britannico, esperto di cinematografia asiatica e autore del blog &#8220;<a href="http://northkoreanfilms.com/">North Korean Films</a>&#8220;.</p>
<p><strong>La Privata Repubblica &#8211; Perché ti sei interessato di cinema nordcoreano? Cos&#8217;ha di così intringante?</strong></p>
<p><em>Simon Fowler</em> &#8211; Ho vissuto a Pechino per quattro anni e, lavorando come critico cinematografico, ho letto spesso di proiezioni di documentari nordcoreani proposti da un&#8217;agenzia di viaggio locale che organizzava visite in Corea del Nord. Questo Paese è un posto affascinante, e come appassionato di cinema ho cominciato a documentarmi il più possibile sulla loro cinematografia &#8211; e da lì era facile risalire agli aspetti più bizzarri dei loro film: il rapimento di registi e attrici, il &#8220;Godzilla&#8221; nordcoreano e l&#8217;enorme cineteca di Kim Jong Il. In tutto ciò, però, notavo che c&#8217;erano pochi riferimenti al <em>tipo</em> di film che venivano girati. Dopo averne recuperati un paio, sono rimasto stupito da quello che vedevo.</p>
<p><strong>Hai scritto un libro sul cinema cinese (&#8220;<a href="http://www.amazon.com/Essential-Chinese-Movies-Simon-Fowler/dp/9881909112/ref=sr_1_1?ie=UTF8&amp;s=books&amp;qid=1301513474&amp;sr=8-1"><em>101 Essential Chinese Movies</em></a>&#8220;). Quali sono le similitudini e le differenze &#8211; se ce ne sono &#8211; con il corrispettivo nordcoreano?</strong></p>
<p>Durante la Rivoluzione Culturale cinese (1966-76), tutta la produzione cinematografica era stata sospesa. I pochi film che venivano realizzati erano opera dell&#8217;ex attrice Jiang Qing. Questi film &#8211; di solito sulla rivoluzione &#8211; erano propaganda spinta che serviva unicamente a rinforzare la devozione verso Mao Zedong. Nel film <em>Sparkling Red Star</em> (1974) c&#8217;è una scena in cui una famiglia si mette a pregare di fronte ad una foto di Mao. Questa scena è ripresa in un sacco di film nordcoreani, e i protagonisti si rivolgono alle foto di Kim Il Sung e Kim Jong Il per dimostrare la loro dedizione alla causa comunista.</p>
<p><strong>La propaganda nordcoreana enfatizza molto le &#8220;guide&#8221; (<em>guidance</em>) di Kim Jong Il. Di cosa si tratta?</strong></p>
<p>Si parla molto dell&#8217;amore per il cinema di Kim Jong Il, ed in effetti il Caro Leader ha fornito diversi spunti a molti film. L&#8217;attore giapponese Kenpachiro Satsuma, che ha recitato nella parte del mostro in <em>&#8220;Pulgasari</em>&#8221; (1985), ha dichiarato di aver visto parecchie volte Kim Jong Il sul set intento a dare istruzioni al cast e ai tecnici. In più, Kim Jong Il aveva accesso a pellicole che il resto del Paese non aveva l&#8217;opportunità di vedere, quindi la sua conoscenza del cinema poteva tornare veramente utile.</p>
<p><strong>Il 4 dicembre 2010 la televisione di Stato nordcoreana ha trasmesso &#8220;Sognando Beckham&#8221;. È stato il primo film occidentale ad apparire sugli schermi della Corea del Nord. Perché, tra tutti quelli che poteva scegliere, il regime ha optato per un film inglese del 2002?</strong></p>
<p>Il film è stato scelto per celebrare l&#8217;anniversario delle relazioni diplomatiche tra Regno Unito e Corea del Nord. In Corea il calcio è popolarissimo e, vista la tematica &#8220;morbida&#8221; del film, è facile capire perché sia stato scelto. In realtà, film russi e di altre nazioni comuniste &#8220;amiche&#8221; sono stati trasmessi di frequente in televisione. Inoltre, negli ultimi tempi persino il governo nordcoreano non è stato in grado di fermare lo &#8220;hallyu&#8221; (o &#8220;ondata di cultura&#8221;) provieniente dalla Corea del Sud. I nordcoreani più scolarizzati stanno così diventando molto più consapevoli sui film sudcoreani. Anche il film &#8220;Titanic&#8221; è stato un successo in Corea del Nord.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7602" title="Flower Girl" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/nouvellekim-2.jpg" alt="" width="595" height="477" /></p>
<p><strong>Perché &#8220;Flower Girl&#8221; è così importante nella storia del cinema nordcoreano?</strong></p>
<p>&#8220;<em>Flower Girl</em>&#8220;, che si dice essere basato su una storia scritta da Kim Il Sung, rappresenta tutto quello che il governo nordcoreano intende veicolare con la propria propaganda. Il forte messaggio anti-giapponese, la natura popolare delle sue canzoni e la malinconia che pervade il film sono tutte ragioni per cui &#8220;<em>Flower Girl</em>&#8221; è considerato uno dei &#8220;classici immortali&#8221;. L&#8217;attrice protagonista del film, Hong Yong Hee, forse ha avuto una relazione con Kim Jong Il. La sua immagine, inoltre, è stata stampata sulle banconote nordcoreane.</p>
<p><strong>Girato dal regista rapito Shin Sang Ok, &#8220;<a href="http://www.laprivatarepubblica.com/pulgasari-ovvero-il-cinema-secondo-kim-jong-il/">Pulgasari</a>&#8221; è la versione juche/socialista di Godzilla. Una teoria interessante sul film è stata formulata dall&#8217;autore di un lungo articolo apparso nel 2003 su Salon.com: &#8220;la tentazione è quella di vedere il mostro come una metafora di Kim Il Sung che dirotta la &#8220;rivoluzione del popolo&#8221; per asservirla ai suoi interessi&#8221;. Cosa ne pensi?</strong></p>
<p>Grazie al suo argomento, &#8220;Pulgasari&#8221; è il film più accessibile dell&#8217;intera cinematografia nordcoreana. Chi non vorrebbe vedere un <em>monster movie</em> girato in Corea del Nord? Naturalmente, così come succede con i <em>monster movie</em> in generale, la possibilità dell&#8217;allegoria è sempre lì &#8211; Godzilla, ad esempio, rappresentava la minaccia nucleare. Alcuni hanno detto che &#8220;Pulgasari&#8221; parla della rapacità del capitalismo che alla fine distrugge tutto. Per il resto, è difficile sapere cosa stesse facendo Shin Sang Ok in Corea del Nord. Vista la rigidità della sua &#8220;prigionia&#8221; è difficile immaginare che il regista sia riuscito a far passare sotto il naso del governo della DPRK qualche critica. Io vedo &#8220;Pulgasari&#8221; come il tentativo di Kim Jong Il di fare un <em>blockbuster</em>. Nient&#8217;altro che un lavoro di vanità fatto da un regista che sapeva quello che stava facendo, coadiuvato da talenti provienienti da Pechino e dal Giappone.</p>
<p><strong>Ci sono stati occidentali che hanno recitato nei film nordcoreani?</strong></p>
<p>James Joseph Dresnok e Charles Robert Jenkins sono i più noti disertori americani finiti a recitare la parte degli imperialisti statunitensi in diversi film (ad esempio nella serie &#8220;<em>Nameless Heroes</em>&#8220;). Tuttavia, le loro doti attoriali sono più comiche di qualsiasi altra cosa.</p>
<p><strong>Parliamo di Jean-Luc Godard, la <em>nouvelle vague</em> e il Caro Leader.</strong></p>
<p>Be&#8217;, Kim Jong-Il adorava la <em>nouvelle vague</em> francese. Il dottor François-Xavier Roux (il chirurgo che ha operato Kim Jong Il dopo l&#8217;infarto del 2008) ha detto all&#8217;<em>Associated Press</em> che Kim Jong Il &#8220;era profondamente francofilo. [...] Ovviamente voleva creare contatti politici con la Francia, e non lo nascondeva. Conosceva benissimo il cinema francese. Rimasi molto sorpreso&#8221;.</p>
<p><strong>Ok: voglio vedere un film nordcoreano. Dove posso procurarmelo? Devo corrompere qualcuno? Oppure devo assumere un <em>fixer</em> cinese (o tailandese) per recuperare sul mercato nero 2 pizze su 20 di un film introvabile?</strong></p>
<p><a href="http://www.north-korea-books.com/">North Korea Books</a> è l&#8217;unica fonte affidabile per i Dvd che io abbia trovato sinora. Per procurarsi un rullo è necessario passare per gli <em>studios</em> nordcoreani, e lì credo che servano sia le mazzette che una certa propensione &#8220;culturale&#8221; per i film nordcoreani.</p>
<p><strong>In Corea del Nord, lo sport principale è sempre stato il calcio. Kim Jong Un, invece, sembra essere un grande fan della pallacanestro. Non è che in futuro vedremo la versione nordcoreana di &#8220;He Got Game&#8221;?</strong></p>
<p>Sono veramente curioso di vedere come Kim Jong Un verrà ritratto nei film. Certo, suo padre era un fanatico del cinema, ma non so se l&#8217;industria cinematografica oserà adulare Kim Jong Un in una simile maniera. Sarebbe bello, però.</p>
<p><strong>I film nordcoreani sono esclusivamente un mezzo di propaganda o hanno anche qualche valore artistico?</strong></p>
<p>L&#8217;industria cinematografica della Corea del Nord è stata modellata principalmente su quella sovietica. Tuttavia, data la sua natura isolazionista, non ha mai beneficiato delle influenze del mondo esterno. È sicuramente propaganda, e la maggior parte delle persone credo non andrebbe oltre i 20 minuti di film. Allo stesso tempo è molto affascinante vedere come questo paese comunista &#8211; povero e straziato dalla carestia &#8211; possa proiettare una così forte immagine di sé stesso.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7601" title="-----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/nouvellekim.jpg" alt="" width="595" height="457" /></p>
<div>
<p><strong>In definitiva, cosa ci racconta sulla Corea del Nord il suo cinema?</strong></p>
<p>Il cinema tendenzialmente raffigura sia i desideri che le paure di un Paese. La Corea del Nord è una nazione totalmente isolata, terrorizzata dal mondo esterno e che dà un&#8217;enorme importanza alla pietà filiale e all&#8217;adorazione del governo. I suoi film sono interessanti &#8211; se non divertenti &#8211; e talvolta sono farseschi nella loro esibizione di patriottismo. Ma credo che sia per questo che mi piacciono così tanto.</p>
</div>
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		<title>Haaretz E La &#8220;Tecnica Jack Palance&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2012 21:04:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/israelepalance-2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7586" title="---" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/israelepalance-2.jpg" alt="" width="595" height="398" /></a></p>
<p>Periodicamente, l&#8217;IDF (l&#8217;esercito israeliano) sente l&#8217;ineludibile necessità di far prendere aria ai suoi Grandi Magazzini stipati di bombe e missili. Ma siccome l&#8217;Iran è (per ora) un bersaglio ancora troppo grosso da colpire, il campo d&#8217;allenamento preferito <a href="http://www.presstv.ir/detail/231257.html">rimane il solito</a>: la Striscia di Gaza. Da venerdì, infatti, gli airstrike israeliani hanno fatto 23 morti (<a href="http://www.maannews.net/eng/ViewDetails.aspx?ID=467140">5 solo oggi</a>) e più di 100 feriti. Anche il corredo è familiare: scuole rase al suolo, edifici distrutti, radicalizzazione della politica sia israeliana che palestinese ed un moderato silenzio dei media internazionali, che incominciano a muoversi seriamente solo intorno al migliaio di morti.<span id="more-7584"></span></p>
<p>Quello che in questo frangente è veramente incredibile (o forse no?) è la totale assenza della carneficina sui giornali israeliani. E non parlo del <em>Jerusalem Post</em>, da cui ci si aspetta questo ed altro. Se si va a vedere la prima pagina del quotidiano progressista <em>Haaretz</em> non c&#8217;è una singola notizia sulle attività dell&#8217;IDF negli ultimi giorni. O meglio, due notizie indirette ci sono &#8211; e riguardano entrambe i razzi lanciati dalle fazioni islamiche palestinesi.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7585" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/israelepalance.jpg" alt="" width="595" height="697" /></p>
<p>Il primo titolo recita: &#8220;<em>Gaza rockets strike 40 km south of Tel Aviv, on fourth day of heavy barrage</em>&#8220;. Preoccupante, vero? Razzi di Gaza a soli 40 km da Tel Aviv! Peccato che la temibile gragnuola di Qassam <a href="http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/gaza-rockets-strike-40-km-south-of-tel-aviv-on-fourth-day-of-heavy-barrage-1.417992">non abbia fatto nemmeno un morto</a>, e che i feriti (lievemente) siano stati solo 2<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/airstrike-haaretz-e-la-tecnica-jack-palance/#footnote_0_7584" id="identifier_0_7584" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Evidentemente, per Haaretz due feriti israeliani sono pi&ugrave; importanti di 23 morti palestinesi. Beninteso, non c&amp;#8217;&egrave; nulla di male in questo &amp;#8211; se si &egrave; l&amp;#8217;ufficio stampa dell&amp;#8217;esercito israeliano">1</a></sup>. Il secondo titolo, invece, è: &#8220;<em>Netanyahu: Israel is prepared to step up fighting against Gaza if rockets continue</em>&#8220;. Anche qui, siamo di fronte alla solita narrativa del &#8220;Jack Palance In &#8216;Shane&#8217; Rivisitato Da Bill Hicks&#8221;. Ovvero: Israele bombarda; Gaza reagisce con velleitari lanci di razzi; l&#8217;esercito isrealiano si dice pronto &#8220;ad espandere le sue attività&#8221; (che nel gergo dell&#8217;IDF significa: &#8220;Siamo pronti a fare una riedizione di Piombo Fuso&#8221;) proprio a causa dei razzi palestinesi, che sono stati provocati in prima istanza dallo stesso Israele.</p>
<p align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/FQ6kMWA2WRk" frameborder="0" width="560" height="375"></iframe></p>
<p>In compenso, quando dei civili palestinesi vengono uccisi, <em>Haaretz</em> si premura di mettere il comunicato-ufficiale-pronto-per-l&#8217;uso dell&#8217;esercito. Domenica 11 marzo una donna di 65 anni e la figlia trentenne hanno perso la vita a causa dei bombardamenti:</p>
<blockquote><p>In un comunicato, un portavoce dell&#8217;IDF ha detto che dei cittadini non coinvolti nei combattimenti sono stati colpiti. &#8220;Questo caso dimostra l&#8217;impiego di civili come scudi umani da parte delle organizzazioni terroristiche [...]&#8220;, dice il portavoce.</p></blockquote>
<p>Per il resto, ha perfettamente ragione Omar Rahman di <a href="http://972mag.com/dearth-of-coverage-in-israeli-media-on-gaza-carnage/37754/">972mag.com</a>: &#8220;Non ci si aspetta una protesta per le strade di Tel Aviv &#8211; o almeno non più. Ma almeno ci aspettiamo che i media facciano il loro lavoro&#8221;. Già.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7584" class="footnote">Evidentemente, per <em>Haaretz</em> due feriti israeliani sono più importanti di 23 morti palestinesi. Beninteso, non c&#8217;è nulla di male in questo &#8211; se si è l&#8217;ufficio stampa dell&#8217;esercito israeliano</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Nel 2012, Patrick Bateman Posterebbe I Suoi Omicidi Su Facebook</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 15:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Kulturkampf]]></category>
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		<description><![CDATA[Non posso sopportare il brie. Ogni volta che lo vedo/sento/leggo in menù il mio sistema nervoso deraglia come un treno in Polonia o viene sabotato come se fosse l’aereo di Enrico Mattei, costringendomi a rantolare per terra in preda a convulsioni &#38; terrore. Ed è tutta colpa di American Psycho di Bret Easton Ellis. Ora, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7573" title="Patrick Bateman" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/ellistwitter.jpg" alt="" width="595" height="431" /></p>
<p>Non posso sopportare il brie. Ogni volta che lo vedo/sento/leggo in menù il mio sistema nervoso deraglia come un treno in Polonia o viene sabotato come se fosse l’aereo di Enrico Mattei, costringendomi a rantolare per terra in preda a convulsioni &amp; terrore. Ed è tutta colpa di <em>American Psycho</em> di Bret Easton Ellis. <span id="more-7570"></span>Ora, non so succede anche a qualcun altro. Ma non posso fare a meno di pensare a questa scena:</p>
<blockquote><p>Più tardi, come da copione, la ragazza è legata nuda sul pavimento, con mani e piedi assicurati a puntelli di fortuna conficcati su tavole gravate da pesi di metallo. Le ho coperto le mani di chiodi, e le gambe sono spalancate il più possibile. Le ho alzato il culo con un cuscino, spalmandole la figa aperta di Brie, e le ho anche infilato un po’ di formaggio nella cavità vaginale. […] Cerco di infilare su per la vagina un tubo di plastica recuperato dalla gabbietta del topo che ho comprato, allargandole a forza le labbra, ma malgrado ne abbia unto l’estremità non scivola dentro come dovrebbe. […] Alla fine devo risolvermi a versare un po’ di acido intorno alla passera, in modo che la carne faccia spazio all’estremità del tubo, e in effetti la cosa funziona. […] Nel tragitto dalla cucina al soggiorno il topo sbatte a tutta forza contro le pareti di vetro della gabbietta. […] Piazzo la gabbietta accanto alla ragazza, e quando il topo sente l’odore del formaggio sembra impazzire. […] Con la ragazza ancora cosciente il topo si lancia su per il tubo, finché metà del suo corpo scompare, e dopo un minuto – mentre mangia, il roditore è scosso da tremiti – sparisce del tutto, tranne che per la coda. Allora sfilo il tubo della ragazza, e lo intrappolo. Presto scompare anche la coda. I versi che fa la ragazza sono, perlopiù, incomprensibili. È facile intuire che si tratterà come al solito di una morte inutile, insensata, ma sia come sia ormai all’orrore sono abituato. […] Dopo un paio di minuti trascorsi a guardare il topo muoversi nel basso ventre della ragazza ancora cosciente, che scuote la testa dal dolore e ha gli occhi dilatati dal terrore e dalla confusione, prendo una sega elettrica e nel giro di pochi secondi taglio la ragazza in due.</p></blockquote>
<p>Ad ogni modo, oggi (ovvero ieri notte negli Stati Uniti) sul <a href="https://twitter.com/#!/BretEastonEllis">profilo Twitter</a> di Bret Easton Ellis è successo qualcosa di estremamente interessante. Twitta l’autore americano: “1:00 AM a L.A., e sono alla mia scrivania a finire una sceneggiatura quando improvvisamente mi ritrovo a scrivere appunti su dove sia Patrick Bateman ora…” Già. Nell’era di Obama e delle multinazionali planetarie “anticonformiste”, cosa farebbe il protagonista del romanzo satirico che ha incarnato l’orrore nascosto e strisciante dell’edonismo reaganiano?</p>
<p>Anzitutto “odierebbe Obama”, entrerebbe nei dettagli del video-frode “Kony2012” (e ucciderebbe il regista del cortometraggio, anche) e adorerebbe Kim Kardashian. Bateman posterebbe su Facebook le foto delle ragazze assassinate e “o nessuno se ne accorgerebbe” o la gente risponderebbe con “<em>fuck yeah</em>”. Chiacchiererebbe un sacco di Adele, Kanye West e Katy Perry – soprattutto perché “Firework” è la sua canzone preferita. Poi “ucciderebbe il <em>trainer</em> di Katy Perry”. L’iPad di Bateman incomincerebbe a parlare, dicendogli che “la cover di Adele dei Cure lo ha portato ad uccidere, be’, praticamente chiunque…”</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7575" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/ellistwitter-3.jpg" alt="" width="595" height="299" /></p>
<p>E ancora: “Patrick si produrrebbe in lunghe dissertazioni sulla discografia dei Coldplay…la sua canzone preferita è ‘Fix You’”. “Patrick si lamenterebbe di spotify e cloud e tumblr…ma troverebbe le sue vittime con Blendr mentre ascolta Beyonce e O.A.R.” Ellis continua a twittare man mano che gli vengono altre idee. “Scena dove Chris Martin [<em>cantante dei Coldplay, nda</em>] e Patrick Bateman mangiano waffle e parlano di quanto sia figo St. Vincent…e poi Patrick gli taglia la gola”. Bateman sogna di fare un <em>threesome</em> con Rihanna (di cui è “ossessionato”) e la “ragazza degli <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Sleigh_Bells_%28band%29">Sleigh Bells</a>” e vorrebbe fottersi tutte le sorelle Kardashian. Ellis continua a prendere appunti. “Assassinio di David Beckham in un ascensore di Manchester…” “Settimane fa, Patrick era ad un party in cui Lindsay Lohan giurava che sarebbe andata a letto con Beckham”.</p>
<p>Se alla fine degli anni ’80 Bateman si occupava (per modo di dire) di fusioni &amp; acquisizioni a Wall Street, oggi farebbe &#8220;il manager di hedge fund a Los Angeles&#8221;. Ellis continua a twittare e a scrivere (“12 pagine di appunti…”). I film preferiti di Bateman sono “Hostel 2” e “Chicago”. Per quanto riguarda serie televisive/reality, Patrick adora “Chopped”, “Celebrity Apprentice”, lo show delle Kardashian e “NCIS”; odia “Dexter” perché “gli hanno rubato il suo nome”<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/nel-2012-patrick-bateman-posterebbe-i-suoi-omicidi-su-facebook/#footnote_0_7570" id="identifier_0_7570" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il riferimento &egrave; ad uno degli pseudonimi, Patrick Bateman appunto, che il protagonista usa nel corso della serie.">1</a></sup>.</p>
<p>Dopo un paio d’ore Ellis scrive che è ora di andare a letto: “Non posso credere che sia successo ciò. Sto veramente iniziando a farlo? Patrick Bateman dice di sì…” Dopo il sequel del romanzo di esordio <em>Meno di zero</em> (<em>Imperial Bedrooms</em>, uscito nel 2010), forse tra qualche anno potremo leggere il sequel di <em>American Psycho</em>. Ellis, inoltre, ha invitato i suoi oltre 200mila <em>followers</em> ad inviare idee: “Non verrete menzionati…Ma aiutano…”</p>
<p>Vediamo se Ellis finalmente riuscirà a farmi odiare la Apple.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7570" class="footnote">Il riferimento è ad uno degli pseudonimi, Patrick Bateman appunto, che il protagonista usa nel corso della serie.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Forza Nuova E #NoTav: La Strategia Dell&#8217;Appropriazione</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 19:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il venerdì pomeriggio del 9 marzo  si è verificato, davanti alla sede milanese de “Il Giornale”, un classico momento what the fuck? Alcuni militanti di Forza Nuova, infatti, si sono trovati lì davanti per manifestare sia contro il Tav che, soprattutto, contro  la premiata ditta Feltri &#38; Sallusti – una coppia che negli ultimi tempi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7560" title="Forza Nuova e No Tav" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/03/fnotav.jpg" alt="" width="595" height="391" /></p>
<p>Il venerdì pomeriggio del 9 marzo  si è verificato, davanti alla sede milanese de “Il Giornale”, un classico momento <em>what the fuck</em>? Alcuni militanti di Forza Nuova, infatti, <a href="http://www.milano.forzanuova.info/blog/2012/03/09/il-vostro-progresso-ha-ucciso-il-cielo-blitz-di-forza-nuova-al-giornale">si sono trovati</a> lì davanti per manifestare sia contro il Tav che, soprattutto, contro  la premiata ditta Feltri &amp; Sallusti – una coppia che negli ultimi tempi si è distinta “nella criminalizzazione delle proteste No Tav&#8221;. I camerati hanno dunque distribuito volantini informativi sull’opera ed esposto uno striscione nero su cui campeggiava una scritta a caratteri bianchi: “Il vostro progresso ha ucciso il cielo”. <span id="more-7559"></span>Secondo la formazione di estrema destra, in gioco non ci sarebbe solo la realizzazione della ferrovia Torino-Lione, bensì “un intero modello sociale”:</p>
<blockquote><p>La Tav non è un progetto di modernizzazione ma è, al contrario, un illogico scempio delle nostre terre. Un popolo unito e coeso, una comunità forte, non può essere assoggettata a nessun interesse né politico, né economico. È interesse di tutti i poteri forti dividere, isolare, smembrare per poter meglio controllare e favorire interessi particolari”.</p></blockquote>
<p>I militanti forzanovisti, inoltre, <a href="http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/anche-forza-nuova-e-contro-la-tav-blitz-davanti-alla-sede-del-giornale-1150344/">sostengono</a> che l’azione sarebbe stato “il primo passo di una collaborazione con il movimento No Tav” ed affermano di essere entrati in contatto con il leader storico del movimento Alberto Perino “per iniziare un percorso di collaborazione” che potrebbe sfociare nelle partecipazioni alle proteste in Val di Susa, ma solo “quando ci saranno le condizioni”.</p>
<p>Il movimento No Tav, tuttavia, prende decisamente le distanze dall’iniziativa di Forza Nuova. Prima con un tweet: “<span style="text-decoration: line-through;">#</span><strong>notav</strong> rifiuta il fascismo! Forza nuova vecchie merde!”. Poi con un <a href="http://www.notav.info/top/il-movimento-no-tav-e-antifascista/">post</a> su notav.info (dal titolo “Il movimento No Tav è antifascista”), in cui si legge:</p>
<blockquote><p>Stamane […] un manipolo di nostalgici fascisti ha deciso di farsi un po’ di pubblicità con la bandiera No Tav in mano. Noi che in questa valle abbiamo combattuto contro le forze di occupazione nazifascista e che sentiamo nostra la storia di tutti coloro che per il nostro futuro le hanno combattute fino alla morte, non possiamo che leggere in questo gesto da parte di Forza Nuova Milano una provocazione bella e buona.</p></blockquote>
<p>Il solito trucchetto del Tanto Neri E Rossi Sono Tutti Uguali™ questa volta non ha funzionato. Con buona pace di tutti i mestatori che su Twitter avevano già cominciato ad associare il fascismo al movimento No Tav.</p>
<p><strong>UPDATE</strong> (22.49): In un video, Alberto Perino smentisce seccamente quanto detto dai militanti di FN oggi pomeriggio: &#8220;Il movimento No Tav non ha mai chiesto l&#8217;appoggio di Forza Nuova&#8221;.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/y0tn7pEwJok" frameborder="0" width="595" height="400"></iframe></p>
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		<title>Le Fantasie Virili Di Ludwig</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Feb 2012 11:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
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		<description><![CDATA[VENEZIA – I palazzi di corte Canal, a pochi passi dalla Stazione centrale, catturano il sole di febbraio e ne spengono repentinamente l’intensità. “Qui è dove è stato ucciso Claudio Costa” dice Monica Zornetta, giornalista e autrice di diversi saggi tra cui il recente “Ludwig. Storie di fuoco, sangue e follia”, indicando il civico 656. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7530" title="Ludwig" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/ludwig.jpg" alt="" width="595" height="446" /></p>
<p>VENEZIA – I palazzi di corte Canal, a pochi passi dalla Stazione centrale, catturano il sole di febbraio e ne spengono repentinamente l’intensità. “Qui è dove è stato ucciso Claudio Costa” dice Monica Zornetta, giornalista e autrice di diversi saggi tra cui il recente “<a href="http://shop.bcdeditore.it/product.php?productid=16888&amp;cat=0&amp;page=1"><em>Ludwig. Storie di fuoco, sangue e follia</em></a>”, indicando il civico 656. Era la notte del 12 dicembre 1979. La signora Gemma Lis Schiocchet sente delle grida provenienti dalla strada e si affaccia alla finestra. Claudio Costa – un giovane veneziano che, scrive Zornetta, “non disdegna di fumare hashish” – è ripetutamente sbattuto contro il muro da due giovani e crolla a terra. Gli aggressori tirano fuori dalle tasche delle giacche due coltelli e cominciano ad affondare le lame nel corpo di Costa, che muore sotto una pioggia di fendenti. <span id="more-7526"></span>In un primo momento, gli inquirenti seguono la pista del “regolamento di conti tra tossici” e arrestano due amici della vittima, Gianni Zanata e Salvatore Sedda. Sembra un caso di cronaca locale come tanti altri.</p>
<p>Nel novembre del 1980 cambia tutto. Nella redazione di Mestre de <em>Il Gazzettino</em> arriva una busta, spedita da Bologna, che contiene un lungo volantino scritto con caratteri pseudo-runici e sormontato da simboli nazisti: l’aquila del Terzo Reich, una svastica e il motto “<em>Gott mit uns</em>”. In esso “l’organizzazione Ludwig” si assume la responsabilità per le uccisioni di Guerrino Spinelli (Verona, agosto 1977), Luciano Stefanato (Padova, dicembre 1978) ed infine Claudio Costa. È la prima volta che compare quello strano nome. Non sarà l’ultima. Ludwig porta avanti una crociata contro omosessuali, tossicodipendenti, barboni e preti attraverso martelli e armi da taglio. Vuole “purificare” una società malata incendiando cinema a luci rosse, club e discoteche. Agisce principalmente nel nordest ma compie azioni anche all’estero, in Germania.  E rivendica ogni cosa spedendo volantini ai quotidiani. “La nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”, si legge in uno di questi.</p>
<p>La domenica pomeriggio del 4 marzo 1984 vengono arrestati Wolfgang Abel, cittadino tedesco residente da molti anni a Verona e laureato in matematica con lode, e Marco Furlan, veronese laureando in fisica. Entrambi di buona famiglia: il padre di Abel è un manager di una grossa compagnia assicurativa tedesca; quello di Furlan il primario di chirurgia plastica al Centro grandi ustionati dell’Ospedale civile maggiore di Borgo Trento. I due, bloccati dai buttafuori e subito consegnati alla polizia, stavano cercando di appiccare il fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere (Mantova), al cui interno si trovavano circa quattrocento ragazzi. Per la giustizia italiana, Ludwig è il risultato dell’equazione Abel-Furlan. La sentenza di primo grado (10 febbraio 1987), attribuisce loro 10 omicidi e li condanna a 30 anni di reclusione, riconoscendo anche il vizio parziale di mente. Il 10 aprile del 1990 i giudici d’appello riducono la pena a 27 anni. L’11 febbraio del 1991 la Corte di Cassazione conferma la sentenza d’appello. Tra indulti e sconti, il 12 novembre 2010 Marco Furlan, che tra il 1991 e il 1995 era stato latitante, viene rimesso in completa libertà. Wolfgang Abel, invece, è tuttora in libertà vigilata perché considerato “soggetto socialmente pericoloso”.</p>
<p>Dopo molti anni di silenzio, Ludwig è tornato ad apparire nelle cronache. Il 12 febbraio il quotidiano di Verona <em>L’Arena </em>ha riportato che l’ex membro di Ordine Nuovo Giampaolo Stimamiglio avrebbe riferito ai carabinieri del Ros l’esistenza di “legami tra l’eversione nera veronese e i delitti della sigla neonazista”. In particolare, Stimamiglio ha fatto il nome di Marco Toffaloni (nato a Verona il 2 giugno del 1957 e soprannominato “Tomaten”), un militante di estrema destra “molto vicino”, se non organico, al gruppo Ludwig. <a href="http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/cronaca/12_febbraio_18/20120218BRE03_14-1903337096151.shtml">In un’intervista al <em>Corriere di Brescia</em> del 18 febbraio</a>, inoltre, l’ex ordinovista ha dichiarato che Ludwig “è una formazione di qualche anno posteriore a Piazza della Loggia” e che “è evidente a chiunque che Furlan e Abel, da soli, non possono aver commesso tutte quelle azioni”. Anche a Monica Zornetta, da sempre incuriosita dalla vicenda, sembra improbabile che i due avessero agito in solitaria: “A me è subito sembrato molto strano che gli autori di tutti quei crimini fossero soltanto questi due ragazzi della buona borghesia veronese”.</p>
<p><strong>La Privata Repubblica &#8211; Ci sono solo Abel e Furlan dietro Ludwig?</strong></p>
<p>Monica Zornetta &#8211; Secondo me no. Loro sono solo gli ultimi anelli di una catena molto pesante che è rimasta protetta fino ad oggi. Probabilmente hanno commesso i delitti che gli sono stati attribuiti, e sicuramente sono stati gli autori di quella tentata strage alla discoteca Melamara. Io credo che Ludwig non siano solo Marco e Wolfgang, ma che sia una vera e propria organizzazione i cui componenti – o almeno uno dei componenti, a quanto pare – possono essere legati a fatti molti più grandi che hanno interessato il Paese come, per esempio, la strage di Piazza della Loggia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7531" title="Abel + Furlan" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/ludwig-2.jpg" alt="" width="595" height="380" /></p>
<p><strong>Il 14 febbraio è iniziato il processo d’appello a Brescia.</strong></p>
<p>C’è stata una fuga di notizie pochi giorni prima in cui si parla della possibile presenza di una persona, forse anche di un autore della strage, e si fa il nome di Marco Toffaloni, di cui anch’io parlo nel libro. Quest’ultimo, secondo le rivelazioni fatte dal pentito Giampaolo Stimamiglio, che era già stato sentito nell’ambito di altre inchieste sulle stragi, potrebbe essere stato presente a Brescia. All’epoca era ancora minorenne e di questo, infatti, ha cominciato a occuparsene il tribunale per i minori di Brescia. Finalmente si sta dando luce alla pista veronese, che credo possa essere quella giusta. Addirittura, sembra che l’aspirazione dell’attentato di Brescia fosse quella di ammazzare centinaia di persone, e di ferirne poche. Una dimostrazione in grandissimo stile.</p>
<p><strong>Nel libro parli delle “Ronde Pirogene Antidemocratiche”. Di cosa si tratta?<br />
</strong></p>
<p>Le Ronde Pirogene Antidemocratiche sono state un’organizzazione attiva a Bologna formata da soggetti bolognesi e un paio di veronesi, fra cui tale Curzio Vivarelli e, ancora, Marco Toffaloni. Anche loro ricorrevano al fuoco per “purificare” una società sbandata, che seguiva dei “valori” che non corrispondevano a quelli della loro società ideale. Bruciavano biciclette, auto abbandonate e case lasciate all’incuria. Il punto principale del loro programma era l’uccisione dei cosiddetti subumani, gli <em>Untermenschen</em>, che era anche un punto del programma di Ludwig.</p>
<p><strong>Quindi si può dire che ci sia una sorta di comunanza ideologica tra le Ronde e Ludwig?<br />
</strong></p>
<p>Sì. Delle Ronde Pirogene esistono degli atti, successivi però all’arresto di Abel e Furlan, in cui si parla di un’altra organizzazione chiamata “Nuclei Sconvolti per Sovversione Urbana”. Anche questo gruppo seguiva il punto programmatico di dare fuoco e ammazzare soggetti che a loro avviso non meritavano di vivere.</p>
<p><strong>Che tipo di rapporto legava Abel e Furlan?</strong></p>
<p>È emersa un’amicizia malata, molto morbosa, in cui l’uno dipendeva dall’altro. Sono interessanti gli esiti a cui sono giunte le due perizie psichiatriche, poiché si sconfessano a vicenda. In primo grado, quando la perizia era stata affidata a due professori bolognesi, è risultato che questa <em>folie à deux</em> fosse gestita dallo stesso Abel, personaggio ritenuto carismatico, duro e forte, con convinzioni naziste molto radicate, che condizionava e sottometteva l’amico Marco Furlan, di un anno più giovane. La relazione è stata però modificata dalla perizia di secondo grado, quando in appello il team guidato dal professor Francesco Introna (medico legale di Padova) non ha riconosciuto l’esistenza di una <em>folie à deux</em> così duratura e ha stabilito che al momento dell’arresto al Melamara i due erano perfettamente capaci di intendere e di volere. Bisognava quindi andare un po’ a ritroso per individuare i germi di questa semi-infermità. È singolare che Silvano Maritan, ex malavitoso del Brenta e compagno di cella di Wolfgang Abel che ha pure conosciuto Marco Furlan durante la loro prima detenzione, raccontasse invece che la personalità più forte fosse quella di Furlan, e che addirittura Abel non aprisse bocca se prima non aveva il placet dell’amico. Anche la famiglia di Abel considerava dominante Furlan, e non vedeva di buon occhio questa frequentazione, dal momento che pensava che il proprio figlio fosse un po’ succube dell’altro soggetto.</p>
<p><strong>In quale contesto politico e sociale sono maturati i delitti di Ludwig?</strong></p>
<p>In un contesto particolarissimo. Verona è una città unica sotto il profilo politico, sociale e culturale. Erano gli anni della strategia della tensione, del mondo diviso in due blocchi contrapposti. La frangia ordinovista veronese era fortissima, c’era anche il progetto militare-sovversivo della Rosa dei Venti, il ruolo dei Nuclei di Difesa della Stato – tutti progetti tesi a una sollevazione degli anticomunisti nel caso di un’invasione comunista da Est. È interessante ricordare che le famiglie borghesi di Verona avevano già messo in preventivo la possibilità di “raggiungere le montagne”, cioè iniziare una lotta armata in qualità di partigiani “neri”. Erano veramente disposti a tutto, e la violenza era un’eventualità tutt’altro che esclusa. Wolfgang e Furlan respiravano quest’aria e non credevano assolutamente nella rivoluzione rossa. Erano più vicini a quel tipo di mentalità e cultura.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7532" title="Furlan + Abel" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/ludwig-3.jpg" alt="" width="595" height="381" /></p>
<p><strong>I volantini di rivendicazione di Ludwig si rifanno, anche graficamente, all’ideologia nazista. Eppure, nell’ordinanza di rinvio a giudizio, il giudice Mario Sannite ha scritto che il nazismo sarebbe stato solo una facciata dietro la quale emergerebbe il mito dell’uomo ariano “che dardeggia verso il crepuscolo dell’umanità e degli dèi per creare un ordine nuovo”. </strong></p>
<p>Sannite probabilmente ha caricato tanto la sua istruttoria con questo significato, però ci ha colto. Il livello occulto di Ordine Nuovo veronese, soprattutto quella frangia cui appartenevano loro e altri soggetti, si dedicava a pratiche esoteriche (tra cui la “magia sessuale”) e ad un certo tipo di destra legato al cattolicesimo tradizionalista, fortissimo a Verona. Forse gli ordinovisti alla Pino Rauti non avrebbero approvato questo tipo di concezione. C’era sicuramente un richiamo al nazismo, però ammantato di altre idee. Oltre ai simboli, loro usano parole come “nazismo” e “sterminio”, ma al contempo scrivono frasi come “all’Eros [<em>il cinema a luci rosse di Milano dato alle fiamme il 14 maggio 1983, nda</em>] non si scopa più” o “rogo dei cazzi”, temi forti che dubito si rifacciano direttamente al nazismo.</p>
<p><strong>Dal punto di vista dell’analisi criminale, si può parlare di caso classico di coppia assassina. Ma il caso Ludwig è anche uno dei più particolari. </strong></p>
<p>È un caso classico perché non è stata l’unica coppia criminale ad aver agito in Italia. Solitamente, però, ci sono un uomo e una donna. In questo caso, invece, ci sono due uomini: un aspetto abbastanza singolare. Il loro è stato principalmente un rapporto d’amicizia molto intenso e morboso ma che probabilmente celava un sentimento. E questo sentimento ho potuto verificarlo quando Abel, a seguito della fuga di Furlan a Creta, dice di essersi sentito tradito. Tradito non solo in questa occasione: in tutta la vita.</p>
<p><strong>Ludwig potrebbe ricadere sotto il profilo del serial killer “missionario”, ovvero un “angelo vendicatore” con una precisa missione. Mesi fa, un collegio di periti psichiatrici ha stabilito l’infermità mentale dell’estremista di destra norvegese Anders Breivik. Data la tua familiarità con gli atti di Ludwig, qual è il confine tra fanatismo politico e follia omicida?</strong></p>
<p>È un confine labilissimo. I periti in primo grado parlavano di delirio, ma in realtà il delirio non c’è mai stato. C’è stato un episodio psicotico di delirio riferibile al solo Abel, in epoca posteriore, quando era stato ricoverato a Padova. Il fanatismo presuppone più una lucidità, o meglio una <em>non-infermità</em> mentale. Breivik, a differenza loro, lo farei più rientrare nella figura dello <em>spree killer</em>, ovvero il soggetto che colpisce ad una distanza ravvicinatissima di tempo. Il tempo che utilizza un <em>serial killer</em> per uccidere è invece molto più dilatato e, a mano a mano che il lasso temporale si accorcia, il delitto diventa sempre più efferato. Il punto è che le perizie sono sempre molto contestate, e possono anche costituire un espediente per abbassare la punibilità dei soggetti. Per il libro ho voluto interpellare il professor Angelozzi, che non conosceva in dettaglio la situazione. Lui contesta la soluzione originale, ma non incredibile, a cui era giunto il team di Introna, e dice che Abel e Furlan vanno semplicemente considerati dei criminali, non dei malati di mente.</p>
<p><strong>Nel 1991 Marco Furlan, in soggiorno obbligato a Casale di Scodosia (Padova), prende la sua bicicletta e sparisce. Verrà ritrovato del tutto casualmente nel 1995, a Creta. Cos’ha di strano questa latitanza?</strong></p>
<p>Furlan è una persona che ha sempre amato camminare e fare lunghi giri in bicicletta. Poco prima che la Corte di Cassazione pronunciasse la sentenza definitiva, Furlan sparisce all’improvviso. È curioso che i suoi avvocati dell’epoca, Piero Longo e Niccolò Ghedini, si ostinassero a dire che il loro assistito era morto. Si arriva a catturare questo latitante quattro anni dopo, solamente grazie alla perspicacia di una famiglia veronese che nota un’inquietante somiglianza tra Marco Furlan e un impiegato di un’agenzia che noleggia auto all’interno dell’aeroporto di Iraklion. Durante la latitanza, la sicurezza di Furlan si è rivelata strafottente e arrogante. Dice di essere fuggito da solo, di aver attraversato il confine nord-orientale, di essere penetrato nella Jugoslavia (a quel tempo sconvolta dalla guerra) e di essere arrivato in Grecia. Qui ha cominciato a lavorare facendo l’insegnante di italiano e la guida turistica, quindi anche a turisti italiani. Il massimo della sfida che inconsciamente ha voluto lanciare alle autorità è stato quello di mettersi a fare l’impiegato in questa agenzia di noleggio in un aeroporto in cui ogni giorno ci sono due voli da e per Verona. Dopo l’arresto, la Criminalpol scopre che all’interno dell’armadio dell’appartamento in cui stava Furlan c’erano 50 milioni in valute diverse. Chi glieli ha dati? In principio si diceva il padre, ma sembra veramente impossibile. È più probabile che abbia goduto di appoggi internazionali, per esempio dell’estrema destra ellenica, che in passato aveva già ospitato molti soggetti di Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo e altre organizzazioni neofasciste.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7533" title="Marco Furlan" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/ludwig-4.jpg" alt="" width="595" height="414" /></p>
<p><strong>Abel si è sempre dichiarato innocente. In <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sCE6YFTl3gM">una sua apparizione a Porta a Porta</a> di due anni fa ha dichiarato che alle autorità italiane “fa comodo che Ludwig sia un cittadino tedesco” e si è detto convinto che non ci sia l’interesse a “chiarire il caso”. </strong></p>
<p>C’è qualche seme di verità in quello che dice Abel. Credo che sia stata poca volontà di fare chiarezza. All’epoca, infatti, le autorità erano impegnate a risolvere cose ben più importanti. C’era stato il sequestro Dozier nel 1981, molti sindacalisti venivano ammazzati dalle Brigate Rosse, i giornalisti erano gambizzati, c’erano le stragi. Il caso Ludwig è stato chiuso così, con due “pazzi” esaltati della buona borghesia veronese. Se al tempo si fosse approfondito di più, sicuramente questo mistero sarebbe in parte svelato. Ha fatto comodo, in un certo senso, dare la colpa ad un cittadino tedesco. Se osserviamo come sono andate le cose possiamo dire che Abel non ha tutti i torti. Chi è fuggito è stato Furlan, il veronese, che oggi è fuori ed è considerato una persona innocua. Va sempre ricordato che con dieci omicidi attribuiti ha scontato solo 16 anni.</p>
<p><strong>Verso la fine del libro scrivi che “agli occhi degli italiani Furlan e Abel sono due enigmi insoluti che odorano pesantemente di zolfo”. Cosa è stato veramente Ludwig?</strong></p>
<p>In realtà non si è ancora capito cosa sia stato veramente Ludwig. Si è voluto che Ludwig fosse questa meteora criminale formata da due ragazzi squilibrati, magari insoddisfatti dalla vita che facevano, esaltati da mille idee di sterminio e morte. Ludwig però è stato qualcosa di diverso, molto più di “un serial killer che erano due”, come ha scritto lo psichiatra Francesco Introna. Secondo me è stata un’organizzazione. Resta da vedere se si aprirà un’inchiesta, e se qualcuno legato a loro ha davvero fatto parte dell’altro mistero legato alla strage di Brescia.</p>
<p><strong><em>- LEGGI ANCHE: &#8220;<a href="http://www.laprivatarepubblica.com/le-lucciole-non-ci-illumineranno-piu/">LE LUCCIOLE NON CI ILLUMINERANNO PIÙ</a>&#8220;</em></strong></p>
<p>(<em>Fonte delle foto: Copertina del libro e <a href="http://archiviofoto.unita.it/index.php?valorernd=7&amp;pagina=0&amp;codset=POL&amp;cod=154&amp;pg=0">Unità.it</a></em>)</p>
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		<title>Paura, Manganelli E Delirio A #Portanuova</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Feb 2012 14:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(Foto tratta da Repubblica.it.) Sono circa le ore 20 del 25 febbraio 2012 alla stazione Porta Nuova di Torino quando, stando ad un’agenzia, “un gruppo di 300 antagonisti che erano arrivati alla stazione di Torino dalla val di Susa dopo la manifestazione sono stati fermati da alcuni addetti del personale ferroviario che hanno chiesto loro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7544" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/manganellinotav.jpg" alt="" width="595" height="365" /></p>
<p style="text-align: center;">(<em>Foto tratta da <a href="http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/02/25/foto/no_tav_scontri_a_porta_nuova_le_foto_diffuse_su_twitter-30510564/1/?ref=NRCT-30484477-2">Repubblica.it.</a></em>)</p>
<p>Sono circa le ore 20 del 25 febbraio 2012 alla stazione Porta Nuova di Torino quando, <a href="http://www.lapresse.it/cronaca/scontri-no-tav-polizia-a-torino-1.129511">stando ad un’agenzia</a>, “un gruppo di 300 antagonisti che erano arrivati alla stazione di Torino dalla val di Susa dopo la manifestazione sono stati fermati da alcuni addetti del personale ferroviario che hanno chiesto loro il biglietto del treno, visto che erano diretti a Milano”. Siccome alcuni di questi “antagonisti” erano senza biglietto, la Polizia Ferroviaria (diretta da <a href="http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/06/03/news/due_condanne_una_carriera_mortola_promosso_questore-17157157/">Spartaco Mortola</a>, questore di Torino ed ex dirigente Digos al G8 di Genova) interviene per fermare il “lancio di pietre e petardi contro gli agenti”. Si parla poi di occupazione di binari, disagi alla circolazione ferroviaria, poliziotti feriti agli occhi e addirittura “bombe carta e pietre” tirate contro l’ambulanza venuta a soccorrere l’agente. Alle 21-21.30 torna la calma e i manifestanti No Tav, dopo essere stati opportunamente identificati, sono finalmente liberi di salire sul treno e andare via.<span id="more-7541"></span></p>
<p>Ma è andata veramente così? Alcune testimonianze <em>sur place</em> descrivono uno scenario completamente differente fatto di &#8220;cariche a freddo&#8221;, lacrimogeni, granate stordenti e manganellate. Stefania, una manifestante di 46 anni, <a href="http://www.paesesera.it/Cronaca/No-Tav-scontri-alla-stazione-di-Torino.-Un-attivista-romana-Polizia-in-antisommossa-cariche-a-freddo">racconta</a> a <em>Paese Sera</em>:</p>
<blockquote><p>Si è formato un grande gruppo al binario 20 della stazione dove le persone che dovevano salire sul treno per Milano si sono trovate davanti una barriera di celerini in tenuta antisommossa. Non facevano passare nessuno, dicendo che non poteva salire chi non aveva il biglietto, ma molti lo avevano e non potevano passare comunque. I manifestanti si sono messi a cantare qualche slogan, tipo &#8216; Liberi tutti&#8217;, senza insulti né provocazioni, qualcuno si è avvicinato ai poliziotti per chiedere spiegazioni, ma questi hanno iniziato a caricare all&#8217;improvviso e manganellare. Abbiamo visto un ragazzo per terra con la testa spaccata&#8221;.</p></blockquote>
<p>A Porta Nuova era presente anche Giorgio Cremaschi, portavoce nazionale del Comitato No Debito. <a href="http://www.contropiano.org/it/news-politica/item/7040-torino-caricati-i-no-tav-di-ritorno-dalla-valsusa">Questa la sua versione</a>:</p>
<blockquote><p>Ero sul treno delle 19,50 per Milano e ho assistito a delle azioni assolutamente ingiustificate e ingiustificabili delle forze dell&#8217;ordine che, a un certo punto, parevano avere perso completamente la testa arrivando a prendere manganellate, oltre che le persone, i finestrini del treno.</p></blockquote>
<p>A corroborare tale scenario concorre <a href="http://www.youtube.com/watch?v=74RlA52cDRA">la testimonianza di una donna</a> (colpita da due manganellate alla testa), anch’ella presente alla stazione di Torino:</p>
<blockquote><p>Dopo la manifestazione che è stata bellissima e partecipata, senza incidenti e niente, abbiamo accompagnato i compagni al treno per Milano. Lì c’era già la polizia che aspettava dicendo che non si poteva salire sul treno perché non si era pagato il biglietto. Sapendo che invece i ragazzi stamattina avevano concordato l’andata e il ritorno direttamente da Milano, anch’io sono andata lì per dirglielo. In quel momento io ero girata di spalle e i poliziotti caricano all’improvviso, senza che nessuno se lo aspettasse. Io sono caduta per terra e sono stata manganellata – ma quello è il meno. Mi rialzo e vedo davanti a me un compagno con la testa completamente spaccata e il sangue che gli colava sulla faccia. A quel punto mi sono chiesta se questo era veramente il mio Paese.</p></blockquote>
<p>Dopo la prima carica, la polizia forma un varco per lasciar passare i manifestanti. Il racconto della donna prosegue così:</p>
<blockquote><p>I compagni di Milano andavano verso i vagoni  quando da dietro è partita una carica terribile…veramente, li hanno massacrati. Massacrati. Poi ci hanno chiuso in cerchio, siamo rimasti lì e hanno continuato a picchiare anche un altro ragazzo solo perché in un momento di rabbia si è rifiutato di dargli i documenti. L’hanno sbattuto contro la vetrata ed è stato lì fermo.</p></blockquote>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/fTk6Syrhvlk" frameborder="0" width="595" height="400"></iframe></p>
<p>Considerando il fatto che la manifestazione in Val di Susa era stata assolutamente pacifica, che bisogno c’era di schierare il reparto mobile nella stazione di Torino? Qual è la <em>ratio</em> dietro la massiccia presenza di agenti in tenuta antisommossa, a giornata praticamente conclusa?</p>
<p>Il saggio <a href="http://www.ibs.it/code/9788815093691/della-porta-donatella/polizia-protesta-ordine.html"><em>Polizia e protesta. L&#8217;ordine pubblico dalla Liberazione ai «no global»</em></a> (2003) di Donatella Della Porta e Herbert Reiter fornisce un’ottima chiave di lettura per capire quello che è successo alla stazione. Nel libro si legge che i poliziotti “sono inclini a vedersi circondati da un mondo ostile, una tendenza che, soprattutto se sommata agli effetti di una organizzazione militarizzata (per esempio l’essere confinati in una caserma), può portare all’isolamento dalla società e, in reazione a questo, a forte spirito di corpo, oltre che a sentimenti aggressivi verso coloro che sono percepiti come “diversi” o, comunque, critici della polizia stessa”. Questi aspetti della cultura professionale della polizia, pertanto, “hanno ripercussioni importanti sul <em>protest policing</em> soprattutto perché la maggior parte degli interventi della polizia continua a essere provocata più da momenti situazionali, da pregiudizi e stereotipi, che da una trasposizione burocratica di regole ben definite”.</p>
<p>Attraverso l’esperienza ed il proprio operato, inoltre, la polizia si crea immagini complesse dei manifestanti. Di solito viene formulata una distinzione tra manifestanti “buoni” e “cattivi” – distinzione che parte dalla concezione “di una protesta legittima e anche delle aspettative sul comportamento dei manifestanti”. La polizia tende anche ad essere dotata di “una memoria da elefante”:</p>
<blockquote><p>L’impressione di essere stata &#8220;battuta&#8221; avrà conseguenze all’interno della polizia che vanno oltre reazioni immediate come la promessa di vendicarsi, estendendosi a cambiamenti tattici e strutturali.</p></blockquote>
<p>In merito ai No Tav, i fatti violenti del 3 luglio 2011 (e/o altre occasioni di scontro) hanno probabilmente comportato un radicamento della convinzione della pretesa “illegittimità” della protesta contro l’alta velocità.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-7545" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/manganellinotav-2.jpg" alt="" width="595" height="428" /></p>
<p style="text-align: center;">(<em>Foto tratta dal <a href="http://www.facebook.com/media/set/?set=a.1932131518783.54509.1707142754&amp;type=3">profilo Facebook</a> di Sinistra Critica Milano.</em>)</p>
<p>Nel &#8220;sapere della polizia&#8221;<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/paura-manganelli-e-delirio-a-portanuova/#footnote_0_7541" id="identifier_0_7541" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ovvero: la &amp;#8220;percezione che essa ha del suo ruolo e della realt&agrave; esterna&amp;#8221;.">1</a></sup>, i militanti No Tav sono spesso e volentieri considerati dei <em>troublemaker</em>, una minoranza facinorosa e violenta con cui non ci sono margini di negoziato o trattativa. Quanto avvenuto ieri sera a Porta Nuova<sup><a href="http://www.laprivatarepubblica.com/paura-manganelli-e-delirio-a-portanuova/#footnote_1_7541" id="identifier_1_7541" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Nota bene: si parlava di biglietti andata/ritorno per Milano; non di sfondare zone rosse, cantieri &amp;amp; similia.">2</a></sup> è la palese dimostrazione di quello che Della Porta e Reiter chiamano approccio “selettivo”: quando la polizia non riconosce “legittimità politica” a determinati gruppi di protesta, l’intervento coercitivo è visto come l’unico rimedio per “isolare il potenziale di disturbo”.</p>
<p>Il punto è che, come riconosce un poliziotto intervistato dai due autori, gli interventi coercitivi presentano sempre e comunque dei rischi:</p>
<blockquote><p>Quando si riesce a contenere l’ordine pubblico, allora l’ordine pubblico contenuto non è motivo di notizia. Quando invece l’ordine pubblico non è contenuto, o per colpa nostra, o perché i motivi della contestazione sono particolarmente alti, allora in quel caso lì, se c’è l’ordine pubblico, tafferugli, contatti, violenza, in quei casi lì si va finire oltre che sui rotocalchi, anche a inchieste ministeriali, si va a finire che i partiti politici fanno interpellanze parlamentari e ministeriali. Ci sono sempre delle conseguenze.</p></blockquote>
<p>È evidente che ieri sera Mortola e altri dirigenti non si sono minimamente preoccupati delle conseguenze. E non è di certo la prima volta che succede.</p>
<p><strong>EDIT</strong> <strong>delle 15.49</strong>: Nel video qui sotto si possono ammirare, in tutta la loro limpidezza, le cariche della PS.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/fQd5L8ZFl6I" frameborder="0" width="595" height="400"></iframe></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_7541" class="footnote">Ovvero: la &#8220;percezione che essa ha del suo ruolo e della realtà esterna&#8221;.</li><li id="footnote_1_7541" class="footnote">Nota bene: si parlava di biglietti andata/ritorno per Milano; non di sfondare zone rosse, cantieri &amp; similia.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Il Paese Dei Neputin</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 14:43:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cosmopolis]]></category>
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		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[lulz]]></category>
		<category><![CDATA[putin]]></category>
		<category><![CDATA[russia]]></category>

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		<description><![CDATA[Esiste un paese in cui Vladimir Putin è sicuro di non prendere il 100% alle prossime elezioni presidenziali. È Bisert&#8217;, 108 chilometri da Ekaterinburg, regione di Sverdlovsk, profonda Russia. Il borgo sembra la fotocopia della Char&#8217;kov di &#8220;Eddy-baby ti amo&#8220;, uno dei primi romanzi di Eduard Limonov: disoccupazione generalizzata, tossicodipendenza giovanile, alcolismo come unico rimedio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7517" title="----" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/neputin.jpg" alt="" width="595" height="419" /></p>
<p>Esiste un paese in cui Vladimir Putin è sicuro di non prendere il 100% alle prossime elezioni presidenziali. È Bisert&#8217;, 108 chilometri da Ekaterinburg, regione di Sverdlovsk, profonda Russia. Il borgo sembra la fotocopia della Char&#8217;kov di &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788884515681/limonov-eduard/eddy-baby-amo.html"><em>Eddy-baby ti amo</em></a>&#8220;, uno dei primi romanzi di Eduard Limonov: disoccupazione generalizzata, tossicodipendenza giovanile, alcolismo come unico rimedio per combattere il tedio glaciale dell&#8217;estrema periferia e funzionari pubblici corrotti e rapaci. La grande impresa Uralsel&#8217;maš, che produceva componenti aeronautici ed era il motore immobile attorno a cui ruotava la città, è fallita sei anni fa. Il complesso sportivo è stato smantellato per ricavarne legname. Le uniche fonti di reddito rimaste sono il piccolo commercio, la raccolta di funghi, la caccia e il bracconaggio.<span id="more-7511"></span></p>
<p>Eppure non è sempre stato così. Gli anziani del posto ricordano che Leonid Brežnev, allora agli albori della carriera, prese la tessera del partito proprio a Bisert&#8217;. A consegnargliela fu il segretario locale del PCUS, Ivan Ivanovič Neputin, che sperava che Brežnev sposasse sua nipote. Per qualche motivo, tuttavia, il matrimonio non si riuscì a combinare. Neputin, tra l&#8217;altro, è un cognome molto diffuso a Bisert&#8217;. Ce ne sono almeno 203, e hanno occupato ogni punto nevralgico della città: controllano politica, scuole, imprese locali e polizia. Per gli abitanti del luogo è &#8220;la mafia dei Neputin&#8221;.</p>
<p>Tale <em>mafija</em> ha vissuto il suo periodo d&#8217;oro tra il 2004 e il 2009, quando a capo dell&#8217;ammistrazione locale c&#8217;era Valerij Neputin, membro di &#8220;Russia Unita&#8221; poi finito sotto inchiesta per corruzione. Secondo le indagini, Neputin avrebbe dirottato cinque milioni di rubli nelle casse della Spa Proektteploremont per la ricostruzione di un edificio e per l&#8217;allestimento di un locale-caldaia, con tanto di mazzetta personale. Negli atti processuali c&#8217;è anche una fantastica lettera firmata dai cittadini di Bisert&#8217;. In essa si legge:</p>
<blockquote><p>Sullo sfondo della povera vita della popolazione del nostro borgo la gente è indignata per il fatto che per il compleanno di suo figlio Aleksandr (in precedenza sospettato di aver preso parte allo stupro di gruppo di una minorenne) il sindaco di Bisert&#8217; Neputin V.A., in presenza di invitati, gli ha regalato un milione di rubli in contanti! Lascia a desiderare anche il profilo morale dell&#8217;altro figlio, Gennadij, che fu arrestato dagli agenti della polizia stradale per aver guidato un&#8217;auto in stato di ebrezza.</p></blockquote>
<p>L&#8217;ex sindaco ha sempre respinto le accuse, parlando di complotto ai suoi danni derivante dal cognome che porta. <em>Neputin</em>, infatti, significa &#8220;non Putin&#8221;. Quando negli anni 2000 V.V.P. conquistò il Cremlino, a Bisert&#8217; tutti si fecero grasse risate. Con il consolidamento del potere putianano, però, il sorriso sul volto dei Neputin si spense progressivamente. &#8220;Andarsene dal borgo con questo cognome è semplicemente impossibile – dice l&#8217;autista Aleksej Neputin alla <em>Novaja Gazeta</em> – Dovunque tu vada cominciano a sgranare gli occhi come in un museo e devi subire ogni tipo di punzecchiatura&#8221;. Il meccanico Sergej Neputin ha raccontato che anche i bambini soffrono lo stigma del cognome: &#8220;Mia figlia è tornata da scuola in lacrime. L&#8217;insegnante ha preso a raccontare di Putin e i compagni si sono messi a sghignazzare e prendere in giro Nataška&#8221;.</p>
<p>Nel 2004, a Bisert&#8217; Putin raccolse il 53% dei voti e Gennadij Andreevič Zjuganov (leader del Partito Comunista della Federazione Russa) il 47%. Ma all&#8217;epoca la fabbrica Uralsel&#8217;maš era ancora aperta, c&#8217;era lavoro e il buco nei bilanci non aveva la profondità di una voragine. La <em>Novaja Gazeta</em> stima che ora il 90% della popolazione voterebbe il candidato comunista. A consolidare la posizione elettorale di quest&#8217;ultimo concorrono anche, e soprattutto, due recenti emergenze. Nell&#8217;ottobre del 2011 un problema nella rete elettrica locale aveva fatto bruciare televisori, computer e lavatrici. E questo inverno Bisert&#8217; è rimasta al freddo per qualche giorno dato che i fornitori avevano diluito il combustibile per il riscaldamento (<em>mazut</em>) con l&#8217;acqua, bloccando così le caldaie.</p>
<p>Ad ogni modo, tra il 10% della cittadina che voterà Putin ci sarà sicuramente Saša Surovcev, che è anche candidato per &#8220;Russia Unita&#8221; alle comunali di Bisert&#8217;. Quando era in seconda superiore, Surovcev compose un&#8217;&#8221;Ode a Putin&#8221; e la inviò al Cremlino. Questo il testo:</p>
<blockquote><p>Io mi inchino davanti a Lei,<br />
O mio grande signore,<br />
Lei è un comandante, un ispiratore<br />
E per la Russia Lei è l&#8217;unico!</p>
<p>L&#8217;unico che porterà la grande potenza<br />
Sul piedistallo degli anni passati,<br />
Che farà tornare l&#8217;antica gloria<br />
E la gioia delle vittorie militari.</p>
<p>Lei è il Presidente e per il popolo<br />
Lei, senza dubbio, è un ideale.<br />
Nell&#8217;oblio degli anni è giunta la libertà,<br />
Che ogni russo aspettava.</p>
<p>Aspettava con tormento, cercando di indovinare,<br />
Quando la Russia si sarebbe messa a fiorire<br />
Ed ecco che è arrivato il mio istante desiderato:<br />
Putin dietro a se ci porterà!</p>
<p>Ci porterà alla vittoria e al successo,<br />
Al momento di gioia santa.<br />
Ogni difficile ostacolo<br />
Abbatterà con una mano!</p>
<p>Come Pietro I imperatore<br />
Della Russia fece un re,<br />
Così Lei, di potere assoluto imitatore,<br />
Ha tolto la Patria dalle secche.</p></blockquote>
<p>Il giovane Surovcev allegò all&#8217;aulico componimento la richiesta di un computer. Per tutta risposta, il Cremlinò gli inviò una canottiera con stampata un&#8217;immagine di Putin. Un regalo più che sufficiente, per garantirsi riconoscenza e fiducia eterna.</p>
<p><em>(Fonte dei fatti dell&#8217;articolo: <a href="http://www.novayagazeta.ru/society/51107.html">Novaja Gazeta</a>. Traduzione: <a href="http://matteobloggato.blogspot.com/2012/02/bisert-la-terra-dei-non-putin.html">Matteo Mazzoni</a>.</em>)</p>
<p>(<em>Immagine: <a href="http://www.flickr.com/photos/bpx/135855286/in/set-72057594117941491">Flickr</a>.</em>)</p>
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		<title>CasaPwnd Schwarzkommando</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 15:42:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italian Tabloid]]></category>
		<category><![CDATA[ad absurdum]]></category>
		<category><![CDATA[casapound]]></category>
		<category><![CDATA[OH SHI-]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Riporto da L&#8217;Espresso del 17 febbraio 2012: Potrebbe essere il giornalista di origine congolese Fidel Mbanga-Bauna il candidato sindaco di CasaPound per la corsa al Campidoglio del 2013. Fra il volto noto del Tgr Lazio e il movimento di estrema destra, che ha annunciato l’intenzione presentare sue liste, intercorrono da tempo reciproche simpatie e attestati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-7503" title="---" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2012/02/casapwndblack.jpg" alt="" width="595" height="455" /></p>
<p>Riporto da <em>L&#8217;Espresso</em> del 17 febbraio 2012:</p>
<blockquote><p>Potrebbe essere il giornalista di origine congolese Fidel Mbanga-Bauna il candidato sindaco di CasaPound per la corsa al Campidoglio del 2013. Fra il volto noto del Tgr Lazio e il movimento di estrema destra, che ha annunciato l’intenzione presentare sue liste, intercorrono da tempo reciproche simpatie e attestati di stima. Dopo gli omicidi di due senegalesi a Firenze, compiuti proprio da un simpatizzante di CasaPound, è arrivata così la decisione di puntare su Mbanga Bauna per le elezioni, anche per replicare alle accuse di razzismo. Scontate le critiche di parte dei militanti del Nord, più legati al mondo degli skinhead, i frequenti contatti degli ultimi giorni non hanno ancora portato all’assenso definitivo del giornalista.</p></blockquote>
<p><span id="more-7500"></span>Mbanga-Bauna è lo stesso che nel 2003 era stato presentato da Alleanza Nazionale nelle liste di Montecitorio. All&#8217;epoca, <em>La Padania</em> aveva <a href="http://www.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2003/11/18/Politica/AN-LA-PADANIA-ATTACCA-FACCETTA-NERA-IN-PARLAMENTO_153300.php">scritto un articolo</a> dal titolo &#8220;Faccetta nera entra in Parlamento&#8221;: &#8220;Dopo la battaglia per dare il voto agli immigrati, il Gianfranco ne ha pensata un&#8217;altra: candidare un deputato di colore alla Camera. Sarebbe il primo parlamentare italiano nero. Nero due volte: perchè di origini africane, e perchè da sempre simpatizzante della destra&#8221;.</p>
<p>Ora: potrei parlare di &#8220;internalizzazione&#8221; e/o &#8220;omologazione&#8221;. Potrei riempirmi la bocca di qualche altro termine vagamente sociologico-deleuziano per dimostrare la vischiosità e la pericolosità del <em>culture jamming</em> post-fascista di CasaPound. O ancora, potrei tirare in ballo gli Schwarzkommando de <em>L&#8217;Arcobaleno della gravità</em> di Pynchon. Ma sarebbe inutile farlo. La realtà è che faccio fatica ad inquadrare vicende come questa. È come cercare di capire la trama di <em>Enter the Void</em> di Gaspar Noé penzolando da un ponte, con degli spilli fermi ad 1mm dalle pupille e un paio di cuffie che pompano una sigla di Cristina D&#8217;Avena &#8211; al contrario.</p>
<p>Forse l&#8217;unico modo di capirci qualcosa è vedere il video in cui Mbanga-Bauna ripete &#8220;arrivederci&#8221; per 10 minuti. Non so ancora come potrebbe aiutarmi, ma sono<em> sicuro</em> che la verità si nasconda qui, da qualche parte.</p>
<p>(Del resto, non è poi così diverso da un film di Gaspar Noè.)</p>
<p align="center"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/XWq0s3QBDK0" frameborder="0" width="560" height="315"></iframe></p>
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