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	<title>La Privata Repubblica &#187; Konvergent Kulture</title>
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	<description>Più a Destra della Sinistra</description>
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		<title>To Shoot An Elephant</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 15:17:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno degli esperimenti mentali più famosi nel mondo della meccanica quantistica è quello del paradosso del gatto di Schrödinger. Il fisico austriaco ipotizzava una situazione in cui un gatto viene rinchiuso in una scatola d'acciaio insieme ad un contatore Geiser in cui si trova una piccola porzione di sostanza radioattiva i cui atomi potrebbero, nel giro di un'ora, non disintegrarsi – lasciando dunque vivo il gatto – oppure disintegrarsi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3285" title="-" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/toshootanel.jpg" alt="" width="448" height="368" /></p>
<p style="text-align: right;"><em>Un grido s&#8217;avvicina</em>, <em>attraversando il cielo</em>. <em>È già successo prima</em>, <em>però niente di paragonabile ad adesso</em>.<br />
<em>Thomas Pynchon</em></p>
<p>Uno degli esperimenti mentali più famosi nel mondo della meccanica quantistica è quello del paradosso del <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_del_gatto_di_Schr%C3%B6dinger">gatto di Schrödinger</a>. Il fisico austriaco ipotizzava una situazione in cui un gatto viene rinchiuso in una scatola d&#8217;acciaio insieme ad un contatore Geiger in cui si trova una piccola porzione di sostanza radioattiva i cui atomi potrebbero, nel giro di un&#8217;ora, non disintegrarsi – lasciando dunque vivo il gatto – oppure disintegrarsi. In questo ultimo caso, il rilascio farebbe scattare il meccanismo di un martelletto che andrebbe a colpire una fiala di cianuro, uccidendo il gatto. Ovviamente finché qualcuno non apre la scatola non si può sapere se il gatto sia vivo o morto: bisogna compiere un&#8217;osservazione per risolvere il dilemma.</p>
<p>Operando le debite distanze, quello che è successo a Gaza poco più di un anno fa può essere considerato a buon ragione un paradosso. Il <em>paradosso della Striscia</em>.</p>
<p>Prendiamo la popolazione occidentale sotto le feste del Natale. La gente comune è impegnata a svuotare i fondi del portafoglio, a ingozzarsi ai cenoni e a far finta di sembrare meno stronza – e una guerra asimmetrica è un fastidio difficile da digerire insieme al panettone. I boss dei grandi media, da parte loro, sono a Cancun, alle Seychelles o in qualche altro posto esotico a sorseggiare Long Island, con il Blackberry spento e qualche <em>attachè</em> a svolgere il loro lavoro.</p>
<p>Adesso prendiamo il governo israeliano. Tra qualche mese la presidenza americana cambierà e l&#8217;amico dal ghigno perenne e dalla faccia intontita, George W. Bush, colui che ha permesso loro di fare qualsiasi cosa, sparirà – e nessuno sa ancora cosa aspettarsi dal nuovo presidente. Aggiungiamoci pure l&#8217;ininterrotta schermaglia con Hamas al confine della Striscia, i lanci di razzi della resistenza palestinese e gli arsenali israeliani che straboccano di bombe, missili e munizioni. E poi mescoliamo il tutto con il vicino rinnovo elettorale della Knesset.</p>
<p>Ora, se Schrödinger ha usato un gatto per il suo esperimento, Israele ha utilizzato la popolazione palestinese per il suo, cioè evitare che tutto il mondo vedesse l&#8217;enorme distruzione che ha operato tra il 27 dicembre 2008 e il 18 gennaio 2009 in quell&#8217;affollata, disgraziata e contesa lingua di terra. Il governo israeliano, con una decisione degna dei folli generali birmani, ha interdetto l&#8217;accesso alla stampa durante tutto lo svolgersi dell&#8217;operazione “Piombo Fuso”. Nessun flash fotografico, nessuna penna e nessuna telecamera avrebbero potuto, nell&#8217;intenzione israeliana, gettare dall&#8217;esterno un fascio di luce sugli effetti dell&#8217;impressionante ed illegale devastazione così meticolosamente predisposta da Tel Aviv, soprattutto in un periodo giornalistico in cui l&#8217;operazione avrebbe avuto la massima risonanza.</p>
<p>Ma Olmert, Barak e soci non avevano calcolato, o non li avevano considerati pericolosi, quelli che erano dentro. Quelli che hanno visto, insieme ai morti, la fine della guerra.</p>
<h1 style="text-align: center;">Infinite discussioni sull&#8217;elefante</h1>
<p>Lo spagnolo Alberto Arce si trovava a Gaza insieme ai suoi compagni dell&#8217;<a href="http://palsolidarity.org/">Ism</a> (<em>International Solidarity Movement</em>) quando le grida degli F16 israeliani attraversavano violentemente il cielo, mescolandosi agli strazi delle prime vittime civili e dei relativi familiari. In quei ventuno giorni Arce da attivista si è trasformato in testimone munito di videocamera e, soprattutto, di Mohammad Rujailah, un giovane palestinese di 24 anni che ha fornito un fondamentale apporto linguistico e logistico.</p>
<p>“<a href="http://toshootanelephant.com/"><em>To shoot an elephant</em></a>”<sup>1</sup> (2009), documentario liberamente scaricabile da Internet (è in copyleft) o acquistabile in Dvd, è la prova audiovisiva di quello che è successo in quel drammatico e furibondo lasso di tempo nel “più grande campo di concentramento al mondo” &#8211; enfatica definizione palestinese della Striscia di Gaza che si sta avvicinando sempre di più alla realtà.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3286" title="--" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/toshootanel-2.jpg" alt="" width="448" height="368" /></p>
<p>Il film inizia con un panno che pulisce la telecamera, una telecamera che nelle quasi 2 ore di durata della pellicola sarà continuamente sporcata dal sangue delle membra straziate dei palestinesi, dalla polvere, dalle fiamme, dalle esalazioni del fosforo bianco e dalle volute di fumo sprigionate dalle bombe, dai missili e dall&#8217;artiglieria sugli edifici, sugli ospedali e sulle scuole dell&#8217;Onu. Arce ci immerge di peso nella strade martoriate di Gaza e prende la minima distanza di sicurezza tra di sé e quelli che il <a href="http://www2.ohchr.org/english/bodies/hrcouncil/specialsession/9/FactFindingMission.htm">rapporto Goldstone</a> della commissione d&#8217;inchiesta Onu su Gaza ha chiamato con il loro nome: crimini di guerra.</p>
<p>Non c&#8217;è nessuna colonna sonora in <em>TSAE</em>, ma solo un diegetico fluire di esplosioni, urla, spari e sirene delle ambulanze della Mezzaluna Rossa. E non c&#8217;è un attimo di respiro in queste riprese insonni, convulse e fastidiose per l&#8217;estrema crudezza visiva e psicologica. Negli unici momenti in cui gli Hellfire sparati dagli elicotteri non vanno ad impattare sulle costruzioni la sensazione di disagio rimane immutata, se non addirittura amplificata: le immagini si concentrano sulle conversazioni tra paramedici (“Allora, che ha detto tua moglie?” “Ha detto: &#8216;Lo so che ti farai ammazzare&#8217;”) e sui disperati lamenti della popolazione. “Per favore, diteci quanti omicidi volete, quante persone morte, per far smettere questi combattimenti. Diteci il numero!” grida forsennatamente un palestinese ad un&#8217;attivista dell&#8217;Ism, roteando le braccia verso l&#8217;alto. Ed il numero è inevitabilmente alto.</p>
<p>Per fermarsi Israele ha avuto bisogno di 1.417 morti<sup>2</sup>, tra cui 313 bambini, in quella che è stata la più atroce ed evidente articolazione bellica di una politica di gestione del territorio “<em>palestianfrei” </em>(per riprendere una contestatissima <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/aug/18/west-bank-israel-settlers-palestinians">espressione</a> del filosofo sloveno Slavoj Zizek), cioè volta <em>de facto</em> alla rimozione della presenza palestinese da certe zone &#8211; un&#8217;eliminazione riparata da un ombrello giustificativo che si allontana sempre di più dal diritto all&#8217;autodifesa.</p>
<p>Una politica che si potrebbe definire di “decimazione” dell&#8217;avversario militare, in questo caso Hamas, e non: nello sganciare una bomba da 10mila metri d&#8217;altezza non si può non tenere conto della densità abitativa (1 milione e 400mila abitanti) e demografica di un pezzo di terra di appena 360 chilometri quadrati. Ne sei consapevole, ne accetti l&#8217;evenienza e quindi non fai altro che scaricare tutte le conseguenze delle tue azioni su coloro che devono rimanere lì sotto embargo, senza cibo, acqua, economia e speranza.</p>
<p>Questo ovviamente puoi farlo solo se sei sicuro della tua impunità. Un&#8217;impunità che ha fatto dire ad un ministro israeliano rimasto anonimo<sup>3</sup> una cosa del genere: “Quando emergeranno le enormi distruzioni della Striscia di Gaza, non potrò più andare ad Amsterdam per turismo, ma solo per comparire davanti al Tribunale Internazionale dell’Aja”.</p>
<p>La stessa impunità che fa dire a Rujailah alla fine del film, di fronte alle fiamme che stanno divorando il più grande magazzino di aiuti internazionali della Striscia colpito dalle bombe: “Credo che d&#8217;ora in poi non darò la colpa ad Israele, darò la colpa alla comunità internazionale, perché sono state stabilite delle leggi e gli israeliani non fanno che infrangerle. E voi non fate niente”.</p>
<h1 style="text-align: center;">L&#8217;occhio della guerra</h1>
<p><a href="http://guerrillaradio.iobloggo.com/">Vittorio Arrigoni</a> (anche lui attivista dell&#8217;Ism, presente nel documentario) ha scritto in “<a href="http://www.ibs.it/code/9788872855843/arrigoni-vittorio/gaza-restiamo-umani.html"><em>Restiamo umani</em></a>”: “Gaza poggia su di una striscia di terra che non trema. Il terremoto qui si chiama Israele”. <em>TSAE</em> è la perfetta rappresentazione visiva di questa frase. La telecamera viene sballottata qua e là di continuo, alla ricerca di un posto dove ripararsi, tra le macerie, all&#8217;interno di un&#8217;ambulanza, sotto il fuoco dei cecchini. Non c&#8217;è nessuna manipolazione artistica nel film. C&#8217;è solo la squallida, ingiusta e lurida realtà.</p>
<p>Arce non è lì nelle vesti di regista, ma piuttosto in quelle di giornalista alla ricerca onnivora di un momento significativo da filmare, all&#8217;inseguimento urgente e irrequieto di un evento da imprimere sulla coscienza negata dall&#8217;oscuramento mediatico, di un qualcosa che nessuno poteva o voleva dire in quella contingenza.  E il giornalismo di Arce non è quello favolistico modello anni &#8216;30 propugnato dagli apostoli ipocriti dell&#8217;Obiettività, è un giornalismo di parte, “<em>embedded</em>” con le ambulanze e i paramedici – cioè con coloro che volontariamente rischiano la loro vita per salvarne altre, invece di toglierne.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-3287" title="---" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/toshootanel-3.jpg" alt="" width="448" height="368" /></p>
<p>Vladimir Nabokov ne “<em>L&#8217;occhio</em>” scriveva di aver capito che “l’unica felicità a questo mondo sta nell’osservare, spiare, sorvegliare, esaminare se stessi e gli altri, nel non essere che un grande occhio fisso, un po’ vitreo, leggermente iniettato di sangue”.</p>
<p>“<em>To shoot an elephant</em>” invece ci fa capire che una delle poche soluzioni praticabili per questo <em>paradosso della Striscia</em> sta nell&#8217;osservare, sorvegliare, registrare ed esaminare tutto quello che non si vuole far vedere, nel non essere che un grande occhio mobile, un po&#8217; umido per le esalazioni ed il gas dei metalli fusi, decisamente iniettato del sangue degli altri.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_3284" class="footnote">Il titolo proviene da un saggio breve di Orwell, &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Shooting_an_Elephant">Shooting an elephant</a>&#8220;.</li><li id="footnote_1_3284" class="footnote">Secondo le <a href="http://www.pchrgaza.org/files/PressR/English/2008/36-2009.html">stime</a> del PCHR (Palestianian centre for Human Rights). Le <a href="http://74.125.153.132/search?q=cache:xRJugqynigkJ:www.jpost.com/servlet/Satellite%3Fcid%3D1237727552054%26pagename%3DJPArticle%252FShowFull+http://www.jpost.com/servlet/Satellite%3Fcid%3D1237727552054%26pagename%3DJPost%252FJPArticle%252FShowFull&amp;cd=1&amp;hl=en&amp;ct=clnk">stime</a> dell&#8217;IDF (Esercito israeliano) si attestano su 1.166 morti.</li><li id="footnote_2_3284" class="footnote">Ma che, in base al <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2009/dec/14/tzipi-livni-israel-gaza-arrest">mandato di cattura</a> spiccato da un giudice britannico questo gennaio e poi subito ritirato, potrebbe essere l&#8217;ex ministro degli esteri Tipzi Livni.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Ascoltare Burzum A Bagnolo Mella</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 11:16:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cosa succederebbe se i Mayhem, invece di essere nati nelle deprimenti e desolate lande norvegesi, fossero nati nelle deprementi e desolate lande padane? Semplice: sarebbero i 58° divisione, farebbero TRUE PADAN BLACK METAL e cercherebbero di suonare il Va' pensiero come Hendrix ha suonato l'inno americano a Woodstock.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3277" title="Nazipadania By Tonus" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/ascoltareburzum.jpg" alt="" width="448" height="384" /></p>
<p>(<em>Immagine di <a href="http://marcotonus.blogspot.com">Tonus</a></em>)</p>
<p>Cosa succederebbe se i Mayhem, invece di essere nati nelle deprimenti e desolate lande norvegesi, fossero nati nelle deprementi e desolate lande padane? Semplice: sarebbero i <em>58° divisione</em>, farebbero TRUE PADAN BLACK METAL e cercherebbero di suonare il <em>Va&#8217; pensiero</em> come Hendrix ha suonato l&#8217;inno americano a Woodstock.</p>
<p>Scordatevi dunque gente che si taglia parti del corpo con una bottiglia rotto sul palco, omicidi, suicidi, atti di vandalismo contro simboli cristiani e tutto il corredo di satanismo, nichilismo e reazioni indignate della stampa mainstream. Immaginatevi piuttosto Tosi alla batteria, Gentilini a fare growl, Cota alla chitarra, Maroni alla drum machine, Borghezio a scrivere i testi e Calderoli a produrre il tutto in qualche nebbiosa valle contornata da fabbriche e rifiuti industriali del bermagasco o del vicentino. E poi pensate a omicidi, suicidi, fobie irrazionali, repressione sessuale e atti di vandalismo contro simboli musulmani con tutto il corredo di riti celtici, Gilberto Oneto e il Tg2.</p>
<p>Sulla <a href="http://www.myspace.com/58divisione">pagina Myspace</a><sup>1</sup> dei <em>58° divisione</em> spicca la progressista dichiarazione d&#8217;intenti della band:</p>
<blockquote><p>Per l&#8217;indipendenza della Padania.<br />
Per la salvaguardia delle tradizioni celtiche.<br />
Per la pulizia etnica e l&#8217;eliminazione fisica degli extracomunitari che occupano i territori padani.<br />
Contro Roma Ladrona.<br />
Contro gli invasori islamici che rovinano la nostra patria.<br />
Contro i terroni che non lavorano e vivono sulle spalle delle regioni del Nord.</p>
<p>SECESSIONE!</p></blockquote>
<p>Così come anche alcuni titoli del demo &#8220;<a href="http://www.archive.org/details/58Divisione-LaCompagniaDellaMortedemo2009"><em>La Compagnia della Morte</em></a>&#8221; (2009) sono egualmente moderati e sollevano molti dubbi sulla natura recondita dei sostenitori della Lega Nord: &#8220;<em>Secessione</em>&#8220;, &#8220;<em>Uomini delle colonie padane</em>&#8220;, &#8220;<em>Pulizia etnica</em>&#8221; e, dulcis in fundo, &#8220;<em>Moschee in fiamme</em>&#8220;. Purtroppo non sono riuscito a capire i testi, a causa del pessimo growl e della scadente qualità audio &#8211; ma non mi è difficile credere che Haider, dal paradiso dei camerati che contavano, ne andrebbe orgoglioso.</p>
<p>Sono sicuro che ora la battaglia con la band PARTHENOPEAN BLACK METAL <a href="http://www.myspace.com/scuorn"><em>Scuorn&#8217;</em></a> per il predominio della scena italiana (secessione permettendo) si preannuncerà tanto eccitante quanto un respingimento o un&#8217;ordinanza comunale anti-immigrati firmata in un comune ad alta densità leghista.</p>
<p>Metallari padani, all&#8217;armi!</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_3265" class="footnote">E poi dicono che Myspace non serve più a nulla.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Kojima, Do It Yourself</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 11:23:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cinema italiano]]></category>
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		<description><![CDATA[Se negli anni '70 fossi stato giovane, la mia formazione intellettuale probabilmente sarebbe stata plasmata dai filosofi francesi, dal cinema politico italiano, dal punk e dalla rivista Il Male. Ma sono nato, purtroppo e per fortuna, nella seconda metà degli anni '80 e pertanto devo molto ai videogiochi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-3261" title="MSG: Philanthropy" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2010/02/nuovocinemaouter.jpg" alt="" width="448" height="343" /></p>
<p>Se negli anni &#8216;70 fossi stato giovane, la mia formazione intellettuale probabilmente sarebbe stata plasmata dai filosofi francesi, dal cinema politico italiano, dal punk e dalla rivista <em>Il Male</em>. Ma sono nato, purtroppo e per fortuna, nella seconda metà degli anni &#8216;80 e pertanto devo molto ai videogiochi.</p>
<p>Specialmente ad una serie: <em>Metal Gear Solid</em> di Hideo Kojima, che presenta una delle trame letterarie (sì, letterarie) più complesse, circonvolute e coinvolgenti di sempre. Dalla mente di Kojima irradiano complotti geopolitici, spionaggio, nanomacchine, armi di distruzione di massa, riflessioni sulla società dell&#8217;informazione, sulla genetica e molto altro ancora.</p>
<p>Ora, fare un film su queste cose è un&#8217;impresa ai limiti della follia. Farlo a costo zero è da trattamento sanitario obbligatorio. Farlo in Italia è un seppuku organizzato, alla Yukio Mishima. Farlo in Veneto è come darsi fuoco in piazza per richiamare l&#8217;attenzione della comunità internazionale sulla violazione dei diritti umani. Eppure i ragazzi dell&#8217;Hive Division (gruppo indipendente di “guerrilla filmmaking” fondato da Giacomo Talamini e composto da una cinquantina di persone in Veneto) sono riusciti a fare tutto questo. <a href="http://www.mgs-philanthropy.net/"><em>Metal Gear Solid: Philanthropy</em></a> è il primo fan-movie sull&#8217;universo sci-fi partorito dal genio nipponico ed è un&#8217;operazione estremamente ambiziosa, seppur circoscritta all&#8217;ambito (semi) amatoriale.</p>
<p>Nato nel 2002 dopo innumerevoli sessioni di gioco alla Playstation, il progetto in un primo momento si arena per difficoltà tecnico-logistiche, salvo poi essere ripreso da un team allargato grazie ad Internet, più competente, risoluto e internazionale (doppiatori, traduttori e un compositore che ha fornito una pregevole colonna sonora). La trama si svolge tra il primo ed il secondo capitolo di MGS e si sviluppa in 64 minuti di azione, sparatorie e computer grafica di buona fattura, considerando il risicatissimo budget. Il protagonista Solid Snake (Talamini, che è anche regista e sceneggiatore), è inviato a Daskasan, zona di confine tra Armenia e Azerbaijan, per recuperare un senatore americano – il cui interprete potrebbe tranquillamente essere scambiato per il salumiere di fiducia di un paese del trevigiano – sequestrato a causa dei suoi intrallazzi.</p>
<p>La sceneggiatura è decisamente verbosa, almeno nei primi 25 minuti, e lascia molte cose in sospeso: ma essendo solo il primo mediometraggio di un&#8217;ipotetica trilogia è abbastanza giustificabile. Per come è strutturato il film, tuttavia, la sensazione di trovarsi di fronte ad un prodotto fatto da-nerd-per-nerd è innegabilmente forte, e questo potrebbe comportare un&#8217;ulteriore ghettizzazione del bacino d&#8217;utenza. E qui arriviamo al punto: <em>Philanthropy</em> è un progetto interessante più per la sua realizzazione che per il risultato effettivo. Riuscire a imprimere un&#8217;ora su pellicola con lo stesso budget con cui Martinelli riprende Bossi travestito da nobile milanese medievale è infatti una speranza non solo per la pressoché inesistente scena sci-fi italiana ed il circuito indipendente, ma per tutto il cinema nostrano.</p>
<p>Del resto, girare per 24 ore 50 scene in un ex zuccherificio prossimo alla demolizione denota una passione genuina e viscerale per il mezzo – una passione che il cinema italiano sembra aver smarrito in chissà quale piega degli ultimi decenni.</p>
<p>(<em>Pubblicato su <a href="http://www.nocturno.it/news/kojima-do-it-yourself">Nocturno</a></em>)</p>
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		<title>Il Senso Delle Svedesi Per Il Cellulare</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 08:00:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Quando in Italia un film pornografico verrà interamente finanziato dallo Stato - cioè dal FUS, quella sorta di Freddy Krueger pubblico che molesta i sogni di Brunetta e Bondi sin dall'infanzia - probabilmente la Terra si oscurerà, saette impazzite guizzeranno dal cielo, la lava erutterà dai vulcani sommergendo l'abusivismo edilizio meridionale, la cupola di San Pietro si spaccherà a metà e Andreotti riuscirà ad ottenere i codici segreti per sbloccare l'immortalità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2991" title="Nan" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/11/sensosvedesicell.jpg" alt="Nan" width="448" height="359" /></p>
<p style="text-align: right;"><em>Anche usando la fica si può essere un&#8217;artista.<br />
Moana Pozzi</em></p>
<p>Quando in Italia un film pornografico verrà  interamente finanziato dallo Stato &#8211; cioè dal FUS, quella sorta di Freddy Krueger pubblico che molesta i sogni di Brunetta e Bondi sin dall&#8217;infanzia &#8211; probabilmente la Terra si oscurerà, saette impazzite guizzeranno dal cielo, la lava erutterà dai vulcani sommergendo l&#8217;abusivismo edilizio meridionale, la cupola di San Pietro si spaccherà a metà e Andreotti riuscirà ad ottenere i codici segreti per sbloccare l&#8217;immortalità.</p>
<p>Tuttavia una cosa del genere è successa in Svezia quest&#8217;anno, senza alcun corollario apocalittico, provocando solo qualche reazione sdegnata. Lo <em>Svenska Filminstitutet</em> ha infatti erogato 500 mila corone (69 mila dollari) per la produzione di “<em><a href="http://www.dirtydiaries.se/"><em>Dirty Diaries</em></a>”,</em> porno femminista diretto (si fa per dire) dalla regista Mia Engberg<em>. </em>L&#8217;idea nasce qualche anno fa da un cortometraggio realizzato su un  cellulare, “Come Together”, in cui delle donne si riprendono mentre si masturbano. Messo su Internet, il filmino ha scatenato una serie di reazioni negative, tutte incentrate sul furto del quarto d&#8217;ora di vita di chi l&#8217;ha visto fino in fondo e, soprattutto, sulla bruttezza delle protagoniste. Da queste critiche la Engberg ha tratto l&#8217;ispirazione per la sua “opera”:</p>
<blockquote><p>Ho trovato interessanti queste osservazioni. Hanno dimostrato che stiamo ancora vivendo con l’antica credenza che una donna e la sua sessualità dovrebbe far piacere allo spettatore più di qualsiasi altra cosa. In tutta la storia dell’arte, l’immagine della donna è stata creata dagli uomini. Lo sguardo è stato sempre quello di un uomo e la sessualità femminile è stata limitata a poche identità indicate dal sistema patriarcale (e dall’ego maschile artistico): puttana, moglie, madre, musa. Ora, nel 2009, è giunto il momento per un cambiamento.</p></blockquote>
<p>Già. “<em>Dirty Diaries</em>” consiste di 12 corti, girati con cellulari dotati di fotocamera a -2.8 megapixel, che in cento interminabili minuti ridefiniscono completamente i concetti di “noia” e “agonia”. Ci sono scene di sesso “estremo” oltremodo avvilenti, donne semi-nude che fanno a wrestling con il montaggio, una specie di cartone animato disegnato da qualcuno a cui è stata appena mozzata la mano buona, uomini con parrucche e autoreggenti che si masturbano spasmodicamente intervallati dal primo piano delle rughe di una vecchia, immagini sfocate e tremolanti di frutta e saliva colanti da vari orifizi, penetrazioni al gusto psicofarmaco, fellatio amatoriali-ma-con-taglio-falso-artistico-pretenzioso, scene lesbo à la “Ok, Ho Visto <a href="http://www.imdb.com/title/tt0150662/"><em>Fucking Åmål</em></a> 32 Volte E Non Riesco A Non Pensarci Mentre Riprendo” e pure del sesso telefonico, spezzone che nella pellicola raggiunge agevolmente l&#8217;Everest della tristezza. Nulla di particolarmente forte o disgustoso, intendiamoci. Ma naturalmente la visione è sconsigliata a chiunque non abbia il gas acceso da quattro ore, un accendino in mano e un pericoloso ripensamento sulla decisione di farla finita – a quel punto potrebbe trovare lo stimolo definitivo per passare a miglior vita.</p>
<p>Se mai servisse la riprova che il femminismo è l&#8217;ennesimo complotto della CIA e di ambienti medio-progressisti-fondamentalisti per convincerci dell&#8217;inferiorità delle donne che si ritengono superiori agli uomini, eccola servita su un piatto d&#8217;argento. La motivazione della Engberg ricicla vecchie teorie anti-porno del femminismo radicale<sup>1</sup> fine anni &#8216;70: il porno visto come frutto avvelenato della rivoluzione sessuale, strumento maschilista <em>par excellence</em> di sottomissione psicologico/esistenziale/sociale/economica, fantasia maschile della donna-oggetto, etc. Ma non si limita a riciclarle: le peggiora sensibilmente.</p>
<p>Si tratta di mostrare la sessualità attraverso il punto di vista femminile – afferma la Engberg – essa non è fatta per piacere a un pubblico maschile e non è fatta per fare soldi”. Il dubbio, anzi la certezza, è che “<em>Dirty Diaries</em>” non sia fatto per piacere al pubblico tout court. Per quanto i propositi di girare un porno “innovativo”, “anticonvenzionale” o “alternativo” possano essere in astratto meritevoli, l&#8217;intenzione autoriale si infrange clamorosamente a 230km/h sul guardrail della più totale inettitudine artistica, un po&#8217; come fanno le abbondanti eiaculazioni di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Peter_North_%28pornographer%29">Peter North</a> sui volti delle pornostar.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2992" title="Goldin" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/11/sensosvedesicell-2.jpg" alt="Goldin" width="448" height="359" /></p>
<p>È vero, esistono generi pornografici (un esempio su tutti: il <em>Bizarro-Sleaze</em>) decisamente vili, fatti non tanto per uomini che vogliono eccitarsi e/o masturbarsi, quanto piuttosto per uomini (anche per donne?) che hanno dei problemi con le donne e vogliono vederle umiliate<sup>2</sup>. L&#8217;intento esplicito di questi film non è la catarsi, ma l&#8217;aggiudicazione di una nicchia di mercato. Sono film volgari, nel senso etimologico di “popolare su scala di massa”, e proprio per questo senza alcuna particolare pretesa di sorta: basta che soddisfino perversioni irrealizzabili e quindi vendano.</p>
<p>Il contrario semantico di volgare è pretenzioso, snob. E il tentativo della Engberg e delle altre “autrici” di questa serie di corti pornografici<sup>3</sup> è smisuratamente snob, dato che cerca miseramente di soggettivizzare il porno – ed è ridicolmente irrilevante il punto di vista femminile, o meglio femminista. “Il porno – diceva Carmelo Bene &#8211; non è più il soggetto in quanto oggetto squalificato, ma è starsi da oggetto a oggetto, non da soggetto a soggetto”. Niente io desiderante, solo “eccesso di desiderio”:</p>
<blockquote><p>Quando tu fai qualcosa al di là della voglia, la voglia della voglia, questo è il porno. È una svogliatezza. Il porno è il 	manque, è quanto non è, è quanto ha superato se stesso, è quanto non ha voglia.</p></blockquote>
<p>La cosa più interessante di “<em>Dirty Diaries</em>” non è, come si è visto, il suo pressoché inesistente contenuto (va bene, lo ammetto: durante la visione ho saltato secondi su secondi dato che il cappio intorno al collo cominciava a stringersi sempre di più), ma è la concessione del finanziamento pubblico.</p>
<p>La decisione ha due diverse implicazioni, ed entrambe vanno sicuramente oltre la capacità di comprensione di un fondamentalista clericale nostrano che vede tutte queste cose come segni imminenti dell&#8217;arrivo di Satana sulla terra – o di un premier donna cintura nera di karate. Una delle funzioni di uno Stato moderno, contrariamente a quanto pensa l&#8217;alieno che si è impossessato dell&#8217;Area di Broca del cervello di Brunetta, è quello di garantire fondi per lo sviluppo della cultura. La decisione dello <em>Svenska Filminstitutet </em>conferma piuttosto esplicitamente la direzione schizoide presa dal porno in questi ultimi due decenni. Nella psicodinamica del porno c&#8217;è sempre stata una certa dose di vergogna, di intimo disprezzo e percezione di peccato. Ma ora il porno non è più nell&#8217;ombra, è qui fuori, nei nostri browser, alla luce del sole. La sua nuova rispettabilità crea un paradosso, dato che, come scriveva David Foster Wallace in “<a href="http://www.laprivatarepubblica.com/konvergent-kulture/livres/considera-laragosta/"><em>Considera l&#8217;aragosta</em></a>”</p>
<blockquote><p>più il porno diventa accettabile nella cultura moderna, più dovrà spingersi in là per poter preservare quel senso di inaccettabilità che è tanto essenziale al suo fascino.</p></blockquote>
<p>E cosa c&#8217;è di più inaccettabile di un film pornografico finanziato dallo Stato? Ma attenzione, non un porno qualsiasi. Solo un porno femminista<sup>4</sup> può assumere una rilevanza <em>lato sensu</em> culturale.</p>
<p>Ed eccoci di fronte alla seconda implicazione del caso. Atteso che “<em>Forza Chiara da Perugia</em>” ha un valore artistico nettamente superiore (oltre ad essere tecnicamente più elaborato) al pastrocchio della Engberg, difficilmente l&#8217;industria pornografica tradizionale vedrà mai scorrere soldi pubblici nelle sue casse: al massimo se li vedrà prelevare dallo Stato attraverso un&#8217;imposizione fiscale schifosamente moralista.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2993" title="Fin" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/11/sensosvedesicell-3.jpg" alt="Fin" width="448" height="295" /></p>
<p>Ad ogni modo, la Svezia è sicuramente uno degli Stati socialmente più avanzati, attenta ad ogni istanza multiculturale – e questa attenzione a volte può portare a promuovere produzioni culturali che sono decisamente nocive per il gruppo minoritario che le propone. L&#8217;impressione è che dandogli rilevanza pubblica i funzionari abbiano voluto inconsciamente punire il lavoro della Engberg, che altro non è che un filmino semi-amatoriale che ricalca in maniera sgangherata e maldestra tutti i peggiori cliché del porno maschilista che vorrebbe sconfiggere, e lo fa sotto un&#8217;odiosa patina di impegno artistico che stona come Sofia Coppola ne “<em>Il Padrino parte terza</em>&#8220;.</p>
<p>Lo sgarbo più imperdonabile del film è un altro, però. Se da noi esistono le studentesse fuoricorso dell&#8217;Accademia di Brera che si fanno gli autoscatti in clinica di disintossicazione credendosi <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nan_Goldin">Nan Goldin</a><sup>5</sup>, “<em>Dirty Diaries</em>” ci ha fatto scoprire che anche in Svezia esistono ragazze mediamente brutte che si vestono come marinai ubriachi di Malmö dopo una settimana di mare mosso e che sono convinte di fare arte inquadrando per diversi minuti il culo di un cameriere usando un cellulare di terza mano.</p>
<p>La pornografia è una cosa troppo seria per essere lasciata alle femministe.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2973" class="footnote">Le stesse che poi si erano trasformate in istanza di censura, saldandosi inevitabilmente con le tendenze repressive della destra cristiana più oltranzista.</li><li id="footnote_1_2973" class="footnote">Certo, basterebbero tre minuti scarsi di televisione per capire che il vero supplemento osceno/pornografico della sessualità non è tanto nei <em>Bizarro-Sleaze</em> quanto altrove, ma questo è un altro discorso.</li><li id="footnote_2_2973" class="footnote">Ce ne sono un paio di “erotici”, anche se sono talmente grotteschi e mal riusciti da non dover nemmeno essere presi in considerazione.</li><li id="footnote_3_2973" class="footnote">Di questo passo non escludo che tra qualche anno potranno esserci porno con sceneggiature complesse che affrontino temi sociali, filosofici, ontologici, patafisici e così via.</li><li id="footnote_4_2973" class="footnote">A proposito: tutte le foto nel post sono di Nan Goldin.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>La Zona</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 10:10:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un grosso suv nero si muove placidamente tra le strade di un elegante quartiere residenziale. Ci sono le villette a due piani dai colori tenui e gradevoli, i giardini curati e innaffiati, la scolaresca che attraversa la strada e la famiglia felice che si prepara per un viaggio, probabilmente nella seconda o terza casa in qualche isola tropicale con 40° all'ombra - per tutto l'anno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2947" title="Banksy" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/11/lazona.jpg" alt="Banksy" width="448" height="389" /></p>
<p>Un grosso suv nero si muove placidamente tra le strade di un elegante quartiere residenziale. Ci sono le villette a due piani dai colori tenui e gradevoli, i giardini curati e innaffiati, la scolaresca che attraversa la strada e la famiglia felice che si prepara per un viaggio, probabilmente nella seconda o terza casa in qualche isola tropicale con 40° all&#8217;ombra &#8211; per tutto l&#8217;anno. Tutto perfetto. Tutto recintato da mura, filo spinato e telecamere di sorveglianza.</p>
<p>Fuori dalla Zona. Una sterminata distesa di case abusive è ammassata disordinatamente nella spianata della Città, un agglomerato che si mangia con la sua fatiscenza grigio-smog i bordi della montagna sovrastante. Qui niente suv, niente prati curati, nessuna famiglia felice: al massimo pick-up neri che pompano a tutto volume le <em>narcorridos </em>che esaltano le gesta dei <em>capos</em>, cartelli di trafficanti formati da poliziotti, corruzione soffocante e strade lastricate di cadaveri. La vita vale poco o niente, da queste parti.</p>
<p>Opera prima di Rodrigo Plà, &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1039652/">La Zona</a>&#8221; parte da questa dicotomia sempre più insostenibile per cercare di dissezionare il corpo sociale di un Messico (sebbene nel film non ci siano riferimenti geografici espliciti) pericolosamente prossimo alla guerra civile.</p>
<h1>Another wall in the wall</h1>
<p>Nel 1967 il sociologo urbano Robert Park ha scritto che la città è</p>
<blockquote><p>il tentativo più riuscito dell&#8217;uomo di rifare il mondo in cui vive, seguendo il desiderio del suo cuore. Ma se la città è il mondo che l&#8217;uomo ha creato, è anche il mondo nel quale è condannato a vivere di conseguenza. Pertanto, indirettamente, e senza un chiaro senso della natura del suo compito, nel costruire la città l&#8217;uomo ha ricostruito sé stesso.</p></blockquote>
<p><em>La Zona</em>, nel film, è il mondo dotato di statuto giuridico autonomo<sup>1</sup> in cui un gruppo di facoltosi abitanti ha deciso di rinchiudersi per sfuggire alle loro paure e per proteggersi dalle insidie provenienti dal mondo &#8220;esterno&#8221;, sporco, caotico e criminale.</p>
<p>Tuttavia, il confine tra quello che c&#8217;è &#8220;dentro&#8221; e quello che c&#8217;è &#8220;fuori&#8221; è estremamente poroso, pronto a sgretolarsi non appena tre giovanissimi malviventi di strada, grazie ad una circostanza fortuita, fanno breccia nel muro. La rapina va a finire male: due ladri finiscono uccisi, mentre il terzo riesce a scappare. Inizia così una rabbiosa caccia all&#8217;uomo, mentre sullo sfondo si intrecciano i tentativi della polizia di far luce sulla vicenda, quelli degli abitanti della <em>Zona </em>per depistare le indagini e farsi giustizia da soli, la storia personale dell&#8217;adolescente privilegiato Alejandro (figlio di uno dei capi della <em>Zona</em>) ed il suo rapporto ad alto rischio con Miguel (il ladro ricercato) &#8211; in definitiva, la trama si risolve nella disperata pretesa di dare un senso alla lotta quotidiana per un&#8217;esistenza che si svolge su piani tra loro sempre più divergenti.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2945" title="La Zona" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/11/lazona-2.jpg" alt="La Zona" width="448" height="389" /></p>
<p>Non è un caso, infatti, che il film sia ambientato in Messico, un paese che è in grado di combinare miliardari come Carlos Slim, l&#8217;uomo più ricco del mondo il cui patrimonio è stimato intorno al Pil di un paio di stati africani (60 miliardi di dollari), con fasce di popolazione che a malapena mangiano e che per sfuggire dall&#8217;orrore dei <em>barrios </em>metropolitani si riducono a sniffare colla, dato che non hanno  i soldi nemmeno per la droga.</p>
<p>La pellicola di Plà prescinde, in un certo senso, dal suo paese natale: più che la denuncia di un <em>unicum </em>sudamericano, si tratta di una potente riflessione che coinvolge l&#8217;intero occidente &#8211; o quello che questo può diventare se non si riesce a cauterizzare la sempre più devastante frattura sociale. Una frattura sociale che coinvolge direttamente l&#8217;ambito spaziale delle città in cui viviamo, del mondo che abbiamo scelto, o che hanno scelto per noi, quello in cui ci siamo ritrovati ad abitare.</p>
<p>Frammenti fortificati, comunità recintate e spazi pubblici privatizzati passati al setaccio 24/7 da telecamere silenziose &amp; implacabili. Negli ultimi 30 anni la città si è progressivamente atomizzata in piccole entità separate: da una parte quartieri benestanti provvisti di tutti i tipi di servizi, tra cui scuole esclusive, campi da golf e polizia privata: dall&#8217;altra accampamenti illegali di lamiera, polvere e microcriminalità dove l&#8217;acqua è un lusso, l&#8217;igiene un miraggio e dove le strade si trasformano in paludi ogni volta che piove. Ogni segmento urbano vive e funziona in maniera autonoma e sconnessa, in una sfera di fittizia intoccabilità che non può essere contaminata dal contatto con l&#8217;altro, pena l&#8217;abbattimento di tutte quelle barriere socioeconomiche che, in fondo, ci proteggono da quello che siamo &#8211; e noi siamo ciò che facciamo finta di essere, diceva Kurt Vonnegut, per questo dovremmo porre più attenzione in ciò che facciamo finta di essere.</p>
<p>Un grosso suv nero si muove placidamente tra le strade di un elegante quartiere residenziale<sup>2</sup>. Ci sono le villette a due piani dai colori tenui e gradevoli, i giardini curati e innaffiati, la scolaresca che attraversa la strada e la famiglia felice che si prepara per un viaggio, probabilmente nella seconda o terza casa in qualche isola tropicale con 40° all&#8217;ombra &#8211; per tutto l&#8217;anno.</p>
<p>Tutto così uguale all&#8217;inizio del film. Tutto così diverso, ora.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2930" class="footnote">Una vera e propria enclave con leggi proprie e polizia privata: come, del resto, nei quartieri popolari più disastrati.</li><li id="footnote_1_2930" class="footnote">Chiarissimo il riferimento alla scena iniziale/finale di <em>Velluto Blu</em> di David Lynch.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Dubya.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 12:40:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'11 settembre di quest'anno La7 ha trasmesso la penultima fatica di Oliver Stone, "W.", biopic sulla vita ed i disastri di George W. Bush, uno dei peggiori, se non il peggiore, Presidente USA della storia. Diciamolo subito: il film è brutto - e non so se lo sia volontariamente, per adeguare il livello della pellicola al soggetto-oggetto Bush.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2802" title="W." src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/09/dubya.jpg" alt="W." width="448" height="400" /></p>
<blockquote><p>I sondaggi indicano che Nixon otterrà una larga maggioranza del Voto Giovane. E che potrebbe vincere in tutti i 50 stati&#8230;Questo sarà l&#8217;anno in cui finalmente ci confronteremo con noi stessi, faccia a faccia; ora rilassati e dillo &#8211; siamo solamente una nazione di 220 milioni di venditori di macchine usate con tutti i soldi necessari per comprare armi, e senza scrupoli nell&#8217;uccidere chiunque nel mondo cerchi di disturbarci. [...] Cristo! Finirà mai? Quanto in basso devi arrivare in questo paese per diventare Presidente? (Hunter S. Thompson)</p></blockquote>
<p>L&#8217;11 settembre di quest&#8217;anno La7 ha trasmesso la penultima fatica di Oliver Stone, &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1175491/">W.</a>&#8220;, biopic sui disastri di George W. Bush, uno dei peggiori, se non il peggiore, Presidente USA della storia. Diciamolo subito: il film è brutto &#8211; e non so se lo sia <em>volontariamente</em>, per adeguare il livello della pellicola al soggetto-oggetto Bush.</p>
<p>Girato con l&#8217;ormai abusato taglio del Documentario Che Non Lo È, Vedi?, Questo È Un Film Ma È Girato Come Un Documentario, Oh, Oh, &#8220;W.&#8221; non solo è tecnicamente pessimo ma è assolutamente pretestuoso nei suoi intenti stilistici, scenici e &#8220;satirici&#8221;. Per tutto il film ho avuto la netta sensazione che Oliver Stone fosse dietro di me, il fiato sul mio collo, ad indicarmi il Grande Dettaglio D&#8217;Autore in ogni singola scena. E ho avuto pure il sospetto che avesse i pantaloni slacciati e che ogni tanto si toccasse compiaciuto, specialmente nei momenti di lotta tra George &#8220;Poppy&#8221; senior (James Cromwell) e George junior (un discreto Josh Brolin) &#8211; e quella sera non avevo neanche bevuto i miei soliti dodici white russian per andare a letto tranquillo.</p>
<p>Tutto il mondo si è accorto subito di chi fosse Bush: un cretino matricolato incapace di stare al mondo, ex alcolizzato uscito miracolosamente dalla dipendenza del bere per tuffarsi nella dipendenza della Fede ultracattolica<sup>1</sup>, un burattino nelle mani del complesso industriale-militare<sup>2</sup> che ha infestato sin dall&#8217;inizio la sua amministrazione, esautorando de facto il potere dell&#8217;Esecutivo e del Legislativo. In poche parole: la percezione fisica e tangibile del significato dei concetti di &#8220;inettitudine&#8221;, &#8220;manipolabilità&#8221; e &#8220;inconsapevolezza&#8221;. Molto peggio di Nixon o Reagan, che rappresentavano sì il Male metafisico, ma almeno avevano le palle di essere puramente e totalmente malvagi in pubblico, senza riserve e soprattutto senza tutta quella menata del &#8220;conservatorismo compassionevole&#8221; o altre amenità del genere.</p>
<p>Il ritratto che ne ha fatto Stone ha portato alcuni commentatori a definire il Bush sul grande schermo &#8220;un uomo ordinario in una situazione straordinaria&#8221; &#8211; una parafrasi molto educata per dire &#8220;un coglione totale&#8221;. D&#8217;accordo, grazie, ma lo sapevamo già: si è visto ogni giorno in televisione, per otto lunghissimi anni. Invece di puntare su una commedia nera o su una satira sulfurea, Stone ha fatto un film che trasuda supponenza da ogni inquadratura. Ed è quella supponenza molto liberal-fighetta che aspira a capire le &#8220;ragioni profonde del malessere&#8221; ed i &#8220;problemi reconditi&#8221; dell&#8217;odiato nemico, che pensa di calarsi nei panni dell&#8217;avversario per analizzarlo e comprenderlo meglio, mentre in realtà lo fa solo per il disperato bisogno di sentirsi Superiore &#8211; un atteggiamento che Calvino ha spiegato lucidamente in <em>La giornata d&#8217;uno scrutatore</em>:</p>
<blockquote><p>[<em>Amerigo Ormea (protagonista del romanzo), nda</em>] si buttava allora coi suoi pensieri nella direzione d&#8217;un possibilismo tanto agile da permettergli di vedere con gli occhi stessi dell&#8217;avversario le cose che dianzi l&#8217;avevano sdegnato, per poi ritornare a sperimentare con più freddezza le ragioni della sua critica e tentare un giudizio finalmente sereno. Anche qui agiva in lui &#8211; più che uno spirito di tolleranza e adesione verso il prossimo &#8211; il bisogno di sentirsi superiore, capace di pensare tutto il pensabile, anche i pensieri degli avversari, capace di comporre la sintesi, di scorgere dovunque i disegni della Storia, come dovrebb&#8217;essere prerogativa del vero spirito liberale.</p></blockquote>
<p>Ora, che bisogno c&#8217;era di fare un film del genere? Non era meglio aspettare un paio d&#8217;anni, attendere la sedimentazione/elaborazione/consolidamento della figura di Bush nella coscienza collettiva/individuale e ponderare in profondità le conseguenze a lungo termine della scelleratezza guerrafondaia? Evidentemente per Stone no, che ha girato il tutto in poche settimane<sup>3</sup> raffazzonando e assemblando i frammenti di una vita pubblica e privata, collocandoli lungo un piano temporale e logico scomposto, spezzettato e incoerente.</p>
<p>Eppure sarebbe bastato inserire una semplice scena, in un qualsiasi momento del film, che avrebbe fatto gridare al capolavoro. Una cosa del genere: George W. Bush è seduto alla sua scrivania nella Stanza Ovale, e sembra che stia lavorando. Improvvisamente porta la mano alla nuca, abbassa la zip, si toglie la maschera da umano e rivela al mondo il suo vero volto: un raccapricciante incesto tra uno zombie, un orco e un pro-lifer. Fatto ciò, Bush si alza e la sua corazza umana si squaglia, sfrigolando orribilmente e svelando un corpo schifosamente deformato, vizzoso e rugoso, con due lunghissimi peni che penzolano dai capezzoli, sette paia di tette sulla schiena e un dispositivo per sganciare testate nucleari sul pube, al posto del cazzo.</p>
<p>Con un urlo lancinante Bush esce correndo dalla stanza e ingloba le persone che trova sulla sua strada, ingrossandosi sempre di più. Arrivato a 5 metri di altezza, Bush si teletrasporta simultaneamente a Teheran e a Islamabad, si tocca ripetutamente il cazzo-dispositivo nucleare e inonda con una pioggia di distruzione nucleare l&#8217;Iran, il Pakistan ed il Medio Oriente, suicidandosi e consegnando un radioso avvenire a petrolieri, industriali militari e pensatori neocon orgasmicamente impotenti. Fine, titoli di coda, incassi cospicui, plauso della critica e posto privilegiato nell&#8217;Olimpo della cultura, in saecula saeculorum.</p>
<p>Ci voleva così tanto?</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2800" class="footnote">Decisamente più pericolosa dell&#8217;alcool.</li><li id="footnote_1_2800" class="footnote">Una delle note dolenti del film, e che nelle intenzioni del regista avrebbe dovuto essere uno dei punti di forza, è la rappresentazione molto floscia e caricaturale dei Rumsfeld, Cheney, Rice, Powell, Rove etc.</li><li id="footnote_2_2800" class="footnote">Un&#8217;operazione pre-elettorale? Forse, forse no. Un caso simile, ad ogni modo, si è registrato nel mondo della musica. Nel 2004 gli <a href="http://www.aperfectcircle.com/">A Perfect Circle</a> fecero uscire &#8220;eMOTIVe&#8221;, una serie di cover di canzoni impegnate, proprio in occasione delle elezioni presidenziali. Venne fuori una mezza porcheria, posticcia, priva di idee e fondamentalmente inutile. E ovviamente Bush venne rieletto.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Confessions Of A Political Junkie</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 09:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se qualcuno avesse intenzione di comprare l'ultimo libro tradotto e pubblicato in Italia di Hunter S. Thompson, "Meglio del sesso. Confessioni di un drogato della politica", fatevi un grosso favore: non compratelo. Piuttosto fate un corso di inglese (se non lo sapete) e ordinate "Fear and Loathing on the Campaign Trail '72" dall'Internet, oppure subissate di richieste di traduzione una casa editrice]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2791" title="Ralph Steadman" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/09/confessionsjunkie.jpg" alt="Ralph Steadman" width="448" height="324" /></p>
<p>Se qualcuno avesse intenzione di comprare l&#8217;ultimo libro tradotto e pubblicato in Italia di Hunter S. Thompson, &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788860735447/thompson-hunter-s/meglio-del-sesso-confessioni.html"><em>Meglio del sesso. Confessioni di un drogato della politica</em></a>&#8220;, fatevi un grosso favore: non compratelo. Piuttosto fate un corso di inglese (se non lo sapete) e ordinate &#8220;<em>Fear and Loathing on the Campaign Trail &#8216;72</em>&#8221; dall&#8217;<a href="http://www.bookdepository.co.uk/search?searchTerm=fear+and+loathing+on+campaign+trail+%2772&amp;search=search">Internet</a>, oppure subissate di richieste di traduzione una casa editrice, oppure molestate telefonicamente il fidanzato indiefighetto di vostra sorella con la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JcAPNU_X_gA">cover</a> di &#8220;Creep&#8221; dei Radiohead di Vasco Rossi<sup>1</sup>.</p>
<p>Non è una questione di soldi. È una questione di rispetto non tanto per l&#8217;uomo, quanto per l&#8217;artista HST. Si contano sulle dita di una mano le pagine in cui si intravede uno scorcio dell&#8217;autentico inventore del gonzo journalism, per quanto eroso dal tempo, dagli eccessi, dal lento affievolirsi della sua fama e dalla degenerazione culturale della &#8220;rivoluzione&#8221; reaganiana:</p>
<blockquote><p>Non tutti concordano con l&#8217;idea che l&#8217;assuefazione alla politica sia una colpa. Però lo <em>è</em>. E costoro <em>sono</em> assuefatti, e <em>sono</em> colpevoli, e mentono e imbrogliano e rubano <em>a più non posso</em> &#8211; come tutti i drogati. E quando gli verrà la frenesia, sacrificheranno tutto e tutti per alimentare la loro stolta e brutta abitudine -  e non <em>esiste</em> alcuna cura. Questo è il meccanismo dell&#8217;assuefazione. Questa è la politica &#8211; specie durante le campagne presidenziali. [...] La politica è come la filaria di Medina. Ti si insinua nel corpo e cresce come una cisti &#8211; fino a diventare così grossa che ti esce dalla pelle, uno schifoso verme rosso con la testa di un piccolo cobra, che addenta l&#8217;aria come se per respirare dovesse lottare.</p>
<p>La verità è questa. [...] La filaria di Medina esiste davvero&#8230;come la politica, del resto. L&#8217;unica differenza è che del verme puoi sbarazzartene, afferrandogli la testa e avvolgendogli il corpo attorno a un bastoncino, e poi estraendolo dalla carne lentamente, come gli uccelli tirano fuori i lombrichi dalla terra.</p>
<p>Liberarsi di una tossicodipendenza dalla politica non è altrettanto facile. È un tipo di verme più piccolo e tende a strisciare verso l&#8217;alto, fino al cranio, dove trova nutrimento e cresce sul tessuto connettivo. All&#8217;inizio è irrilevante, poi, di solito, viene diagnosticato come un &#8220;tumore al cervello&#8221; (cosa di per sé già quasi incurabile) &#8211; e nel tempo acquisisce abbastanza forza per scavarsi una via nella parte più tenera del cervello, e a quel punto neppure i medici potranno metterci le mani.</p></blockquote>
<p>Davvero poche, troppo poche. &#8220;<em>Meglio del sesso (etc.)</em>&#8221; è una raccolta molto posticcia e forzata di articoli scialbi che seguono la campagna elettorale del &#8216;92-&#8217;93 tra George Bush padre e Bill Clinton, intervallati da una serie di fax poco o per nulla interessanti e che si chiude con l&#8217;epitaffio di Richard Nixon.</p>
<p>Per tutto il libro mi sono chiesto se fosse il declino dell&#8217;autore americano la causa di questa abulia creativa o se fosse la mediocrità assoluta di Clinton<sup>2</sup> a buttare giù a calci il Dr. Hunter Thompson dall&#8217;imponente vetta che aveva scalato a forza di capolavori negli anni &#8216;60 e &#8216;70. La risposta è: tutti e due i motivi &#8211; e nel momento di più cupo sconforto (leggi: noia) sono arrivato a pensare che forse nemmeno il migliore HST sotto droghe pesanti sarebbe riuscito a ricavare qualcosa di buono dall&#8217;insignificante erotomane dell&#8217;Arkansas.</p>
<p>Dalla <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fear_and_Loathing_in_Las_Vegas#The_.22wave_speech.22">ripida collina</a> di &#8220;<em>Paura e disgusto a Las Vegas</em>&#8220;, con il tipo giusto di occhi, si riesce ancora oggi a vedere il punto sul quale l&#8217;onda altissima e meravigliosa di un&#8217;intera generazione si è infranta ed è tornata indietro &#8211; ed in quella generazione è incluso Thompson, lo <em>scrittore </em>Thompson.</p>
<p>Per trovare la sua pura essenza e la più cristallina potenza espressiva bisogna tornare indietro fino a quegli anni, seguire il riflusso dell&#8217;acqua, abbandonarsi al suo andamento circolare e tornare a cavalcare quell&#8217;onda immensa che è destinata nuovamente a schiantarsi, questa volta definitivamente, il 22 aprile del 1994, sul cadavere di Richard Nixon &#8211; il segno finale, l&#8217;ultimo, invalicabile muro.</p>
<p>Nixon, l&#8217;uomo che ha fatto entrare nella politica uno dei più grandi reporter della storia del giornalismo del XX secolo e che, al contempo, ha &#8220;pugnalato al cuore il Sogno Americano&#8221;, lasciando orfani i suoi figli più degenerati, brillanti e disperatamente bisognosi di qualcosa di grandioso in cui credere per non perdersi del tutto.</p>
<p>Fatevi questo favore.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2781" class="footnote">Sappiate che Dio è esistito fino all&#8217;uscita della cover, l&#8217;ho letto sulla Bibbia. Seriamente.</li><li id="footnote_1_2781" class="footnote">Definito dallo stesso HST così: &#8220;uno sfigato privo di senso dell&#8217;umorismo e con delle pessime abitudini. [...] Clinton è cattivo in un modo tale che farà uscire dalla politica tutti, tranne i peggiori&#8221;.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>In The Loop</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Aug 2009 01:23:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Già nel 2002 la guerra in Iraq pareva inevitabile. Il giornale online conservatore "Frontpage Magazine" riunì in quell'agosto quattro esperti per discutere sull'opportunità dell'invasione statunitense. "Ok, se siamo tutti così certi della terribile necessità di invadere l'Iraq, quando dobbiamo farlo?"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2675" title="No You Fucking Can't" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/08/intheloop.jpg" alt="No You Fucking Can't" width="448" height="400" /></p>
<p>Già nel 2002 la guerra in Iraq pareva inevitabile. Il giornale online conservatore &#8220;Frontpage Magazine&#8221; riunì in quell&#8217;agosto quattro esperti per <a href="http://frontpagemag.com/readArticle.aspx?ARTID=23277">discutere</a> sull&#8217;opportunità dell&#8217;invasione statunitense. &#8220;Ok, se siamo tutti così certi della terribile necessità di invadere l&#8217;Iraq, quando dobbiamo farlo?&#8221; <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Ledeen">Michael Leeden</a>, direttore dell&#8217;American Enterprise Institute (un think tank neocon)<sup>1</sup>, rispose senza indugio: &#8220;Ieri&#8221;.</p>
<p>Il controverso giornalista-storico, poco dopo quell&#8217;intervista, pubblicò il libro &#8220;<a href="http://www.amazon.com/War-Against-Terror-Masters-Happened/dp/031230644X">The War Against the Terror Masters: Why It Happened. Where We Are Now. How We&#8217;ll Win.</a>&#8221; (&#8220;La guerra contro i maestri del terrore: perchè è avvenuta. Dove siamo ora. Come vinceremo.&#8221;) nel quale scrisse:</p>
<blockquote><p>Noi dichiariamo guerra totale poiché combattiamo nel nome di un&#8217;idea, e le idee o trionfano o falliscono&#8230;completamente. [...] Noi possiamo comandare grazie alla forza di un grande esempio morale &#8230; [ma] la paura<sup>2</sup><br />
è molto più affidabile, e dura più a lungo. Una volta dimostrata la nostra capacità di infliggere ai nostri nemici terribili punizioni, il nostro potere sarà di gran lunga maggiore.</p></blockquote>
<p>Seguitissimo dai falchi neocon della disastrosa amministrazione Bush, Leeden ha delineato (insieme ad altri) le linee guida della politica estera americana post 11/9. Tralasciando le ormai tristemente note questioni sulle armi di distruzione di massa e sulle menzogne governative per rendere accettabile al pubblico un conflitto assolutamente pretestuoso, è il ruolo di personaggi come Leeden che dovrebbe portare tutti quanti a chiedersi: qual è stato (o qual è) il ruolo di questi consulenti/spin-doctor/&#8221;teorici&#8221; nelle due guerre angloamericane di inizio secolo? Fino a dove finiscono le &#8220;idee&#8221; che ispirano un agire politico e l&#8217;agire politico stesso? Chi decide di bombardare e mandare i soldati: il Presidente, il Primo Ministro o qualche <em>professore </em>di mezza età che sta dietro le quinte delle quinte?</p>
<p>&#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt1226774/">In the loop</a>&#8221; (2009), una sorta di spin-off della fortunata serie tv britannica &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/The_Thick_of_It">The Thick Of It</a>&#8220;, affronta le suddette tematiche con una satira acida, penetrante e matura. Girato con un taglio che sta a metà tra il documentario e i fulminei movimenti di cinepresa à la &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/The_Shield">The Shield</a>&#8220;, il regista e ideatore Armando Iannucci ci porta nelle ovattate stanze della diplomazia parallela UK-USA &#8211; sale conferenza gremite di manipolatori, comitati segreti-ma-non-così-tanto-segreti, gradi e stellette militari, violenza verbale e ritorsioni interpersonali che proiettano i loro perversi risultati sulla tenuta democratica di un intero sistema.</p>
<h1>No, You F*****g Can&#8217;t</h1>
<p>Stati Uniti e Regno Unito stanno preparando una guerra imprecisata (anche se è chiarissimo il riferimento) in Medio Oriente. La situazione però precipita quando un ministro del Gabinetto britannico, Simon Foster (Tom Hollander, una specie di Candido scaraventato al centro di un intrigo politico), si lascia sfuggire in un&#8217;intervista che una guerra in quelle zone è ormai &#8220;unforeseeable&#8221;, imprevedibile. La fumosa dichiarazione manda in fibrillazione la stampa, fa indiavolare Malcom Tucker (un meraviglioso Peter Capaldi), vulcanico e volgarissimo<sup>3</sup><br />
capo delle comunicazioni di Downing Street e viene utilizzata per scopi differenti dal falco americano Linton Barwick (un ottimo David Rasche) e dalle sue due nemesi politiche, Karen Clarke (Mimi Kennedy) e il generale Miller (<span style="text-decoration: line-through;">Tony Soprano</span> James Gandolfini), contrari alla guerra.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2678" title="S. Foster" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/08/intheloop-4.jpg" alt="S. Foster" width="448" height="400" /></p>
<p>Preoccupato unicamente di non fare la figura del fesso, Foster aggrava irreversibilmente le circostanze con un&#8217;altra sciagurata dichiarazione alla stampa, ingarbugliandosi in un&#8217;esilarante intervista dentro metafore riguardanti aerei e montagne:  &#8220;Per camminare sulla strada della pace, qualche volta bisogna essere pronti a scalare la montagna del conflitto&#8221;. Praticamente una dichiarazione di guerra.</p>
<p>Il film prosegue sull&#8217;asse Washington-Londra e osserva le schermaglie politiche e i massacri verbali tra Barwick, Clarke, il generale pacifista Miller, Tucker e alcuni giovani aspiranti spin-doctor ossessionati dal successo ma enormemente incompetenti, fino ad arrivare al  Consiglio di Sicurezza ONU che in definitiva autorizza  la guerra<sup>4</sup> &#8211; ovviamente dopo alcuni ritocchi ai rapporti &#8220;d&#8217;intelligence&#8221; e opportune manipolazioni mediatiche.</p>
<p>L&#8217;atmosfera di sospensione e assurdità subito dopo il voto è ben esplicata da quello che dice Toby Wright (Chris Addison), assistente del ministro Foster, nella &#8220;stanza della meditazione&#8221; all&#8217;interno del Palazzo di Cristallo: &#8220;Bene, mi ricordo che il giorno in cui è stata dichiarata la guerra mi sono girato verso il Ministro, e lui mi ha detto: &#8216;Questo è quanto, allora. Qualcuno ha una mentina?&#8217;&#8221;</p>
<h1>Grazie di tutto il pesce, Tony</h1>
<p>In &#8220;In the loop&#8221; non c&#8217;è una chiara connotazione politica dei personaggi: non rappresentano alcun partito, apparentemente. Tuttavia sono ben riconoscibili i due movimenti che hanno dominato negli ultimi anni la scena pubblica negli Stati Uniti e in Gran Bretagna: il neoconservatorismo statunitense e il New Labour di Blair.</p>
<p>È una scelta intelligente che offre diversi spunti di riflessione. Slavoj Žižek anni fa ha scritto che ci troviamo nell&#8217;epoca della &#8220;postpolitica postmoderna&#8221;:</p>
<blockquote><p>Nella postpolitica il conflitto tra le visioni ideologiche globali incarnate dai diversi partiti che competono per il potere viene rimpiazzato dalla collaborazione dei tecnocrati illuminati (economisti, specialisti dell&#8217;opinione pubblica&#8230;) e dei multiculturalisti liberali; attraverso il processo di negoziazione degli interessi si raggiunge un compromesso nella forma di consenso più o meno universale. La postpolitica sottolinea quindi la necessità di lasciarsi alle spalle le vecchie divisioni ideologiche e di affrontare i nuovi problemi armati della necessaria conoscenza specialistica e di una libera riflessione che tenga conto dei bisogni e delle richieste concrete della gente.</p></blockquote>
<p>E come si fa a tener conto dei &#8220;bisogni&#8221; della gente? La teoria fondamentale del New Labour è che si dovrebbero adottare tutte le buone idee, senza alcun pregiudizio, e applicarle a prescindere dalla loro origine &#8211; questo è l&#8217;&#8221;estremismo di centro&#8221;, il &#8220;centro radicale&#8221;.</p>
<p>Tuttavia è nella decisione di muovere guerra all&#8217;Iraq che il New Labour ha trovato il proprio punto di rottura, sprofondando nell&#8217;incoerenza della sua logica. L&#8217;ipocrisia insita nell&#8217;abbandono di ogni ideologia si è rivelata nient&#8217;altro che una rimozione del politico, ovvero la rimozione della sfera decisionale dell&#8217;opinione pubblica, anche se manipolata &#8211; non teniamo conto della gente, teniamo conto di quello che noi pensiamo sia meglio per la gente, cioè per Noi, finalmente senza più fastidiosi filtri di sorta.</p>
<p>Nel film questa specie di disturbo bipolare è perfettamente incarnato dallo spin-doctor Malcom Tucker, che ne porta anche i segni fisici. Costantemente sull&#8217;orlo di una crisi di nervi, il volto sempre teso, gli occhi sgranati, la frenesia compulsiva dei movimenti &#8211; il perfetto corollario, la protesi corporale di una personalità brutale, psicotica, soverchiante, aggressiva.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2677" title="M. Tucker" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/08/intheloop-3.jpg" alt="M. Tucker" width="448" height="330" /></p>
<p>In un <a href="http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/mar/24/in-the-loop-alastair-campbell">articolo</a> sul Guardian, Alastair Campbell (responsabile delle comunicazioni di Tony Blair dal 1997 al 2003) non si è definito offeso dal suo equivalente (Tucker) in pellicola: si è  definito &#8220;annoiato&#8221;. Il film, secondo lui, sarebbe troppo &#8220;antipolitico&#8221;, mancherebbe di rilevare le diverse &#8220;tonalità di grigio&#8221; che compongono (de-colorano) la politica e, infine, si allontanerebbe troppo dalla realtà. Campbell ovviamente non si è accorto che la satira di Iannucci distorce e deforma la realtà per far emergere non solo il grigio, ma tutta la gamma cromatica che tinteggia la vita pubblica, gettando un fascio di luce su una scritta che potrebbe stare sui muri più in ombra di ogni città: &#8220;Vogliamo più politica!&#8221;</p>
<p>E questo ci riporta alla domanda iniziale: chi prende veramente le decisioni? Il Governo o alcuni indefiniti consulenti dal modus operandi piuttosto ineffabile? &#8220;In the loop&#8221; ci suggerisce la risposta più complessa/problematica/inquietante, proprio perchè è diventata, a posteriori, la più plausibile. E lo fa dire al generale Miller, verso la metà del film:</p>
<blockquote><p>Lui [<em>riferendosi al falco Barwick, nda</em>] ha i suoi piccoli cannoni, le sue piccole armi&#8230;e questo è il problema con i civili che vogliono andare in guerra. Una volta che ci sei stato, una volta che l&#8217;hai vista, non vuoi più ritornarci, a meno che tu non sia fottutamente obbligato a farlo. È come la Francia.</p></blockquote>
<p>E dall&#8217;espressione del generale si fa davvero fatica a capire se sia più pericolosa la guerra o la Francia.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-2676" title="Gen. Miller" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/08/intheloop-2.jpg" alt="Gen. Miller" width="448" height="400" /></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2664" class="footnote">E non solo: Leeden è una vecchia conoscenza di certi ambienti italiani: si va dai legami con la P2 al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nigergate">Nigergate</a>.</li><li id="footnote_1_2664" class="footnote"><strong><em>Interpolazione I: Biopolitica</em>.</strong></p>
<p>Paura, paura e biopolitica. Il primo ad usare il concetto di &#8220;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Biopolitica">biopolitica</a>&#8221; fu Georges Bataille, ma a definirla compiumente è stato Michel Foucault negli anni Settanta del secolo scorso. Secondo il filosofo sloveno Slavoj Žižek l&#8217;obiettivo principale della biopolitica è</p>
<blockquote><p>la regolamentazione della sicurezza e del benessere delle vite umane [...] La biopolitica è in definitiva una politica della paura, incentrata sulla difesa contro potenziali persecuzioni o molestie&#8230; La paura come ultima risorsa di mobilitazione: paura degli immigrati, del crimine, dell’empia depravazione sessuale, di un eccesso di Stato, con il suo fardello di tasse pesanti, delle catastrofi ecologiche, paura delle molestie.</p></blockquote>
<p>Chissà se Leeden l&#8217;ha letto.</li><li id="footnote_2_2664" class="footnote"><em><strong>Interpolazione II: Della Volgarità Della Satira.</strong></em></p>
<p>Per anni schiere di perbenisti bigotti, moralisti d&#8217;accatto e censori repressi hanno legato intorno al palo della Pubblica Indignazione Pelosa la Volgarità e le hanno dato fuoco &#8211; bagnandosi sotto il loro vestitino porporato come farebbe un erotomane castrato alla lettura di Piperno. Essi hanno sempre ignorato che la volgarità è la tecnica della satira, e alcune parti della sceneggiatura di &#8220;In the loop&#8221; sono lì a dimostrarlo:</p>
<blockquote><p>Malcom Tucker &#8211; Why the fuck would I tell you about it? I told you to fuck off twice.</p>
<p>Judy &#8211; It&#8217;s a scheduled media appearance by this department&#8217;s secretary of state so it falls well within my purview.</p>
<p>M.T. &#8211; Within your purview?</p>
<p>J. &#8211; Yes.</p>
<p>MT &#8211; Where do you think you are, in some sort of regency fucking costume drama? This is a government department, not a fucking Jane fucking Austen novel!…Allow me to pop a jaunty little bonnet on your purview and ram it up your shitter with a lubricated horse cock!</p></blockquote>
<p></li><li id="footnote_3_2664" class="footnote">Senza alcun veto: la satira, la satira!</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Contrari A Uccidere Per Un&#8217;Astrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jul 2009 23:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ora si può dire. Giovedì scorso, la mia organizzazione, Quelli Contrati A Uccidere Per Un'Astrazione (CUA), ha attuato una schiacciante dimostrazione di forza in tutto il pianeta. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2636" title="Guns and roses" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/07/cua.jpg" alt="Guns and roses" width="448" height="509" /></p>
<p>(<em>Illustrazione: <a href="http://www.obeygiant.com">Obey Giant</a></em>)</p>
<p><strong>Di <a href="http://www.saunderssaunderssaunders.com/">George Saunders</a></strong></p>
<p>Ora si può dire.</p>
<p>Giovedì scorso, la mia organizzazione, Quelli Contrati A Uccidere Per Un&#8217;Astrazione (CUA), ha attuato una schiacciante dimostrazione di forza in tutto il pianeta.</p>
<p>Alle nove di mattina in punto, lavorando con impegno e segretezza, tutti i nostri membri sono simultaneamente riusciti a non decapitare nessuno. Alle nove e mezzo abbiamo intrapreso la Fase 2, durante la quale tutti i nostri membri sono simultaneamente riusciti a non costringere neanche un uomo a simulare un rapporto sessuale con un altro uomo. Alle dieci è partita la Fase 3, durante la quale nessuno di noi si è fatto/a saltare in aria in un luogo pubblico affollato. Nessun civile è stato rivoltato come un calzino dai nostri potenti esplosivi. Durante la suddetta fase dell&#8217;operazione nessuna persona spiritosa è stata ridotta a un ammasso di carne sanguinolenta. Inoltre, alle undici, durante la Fase 4, sugli edifici si sono abbattuti zero (0) aeroplani.</p>
<p>Abbiamo agito talmente in sordina da passare quasi inosservati.</p>
<p>Durante la fase 5, subito dopo pranzo, mentre continuavamo a sottrarci alle attività di cui sopra, siamo riusciti a non spianare nessuna casa con i bulldozer. Abbiamo inoltre piazzato sulle vie di ogni città, di ogni nazione del pianeta, un totale di zero (0) bombe sul ciglio della strada, le quali, non essendoci, non sono esplose, uccidendo/mutilando un totale di zero (0) persone. Nessun ordigno, bomba a grappolo o razzo è stato lanciato sugli affollati quartieri dei civili, dove di conseguenza non ha regnato alcuno sgradevole silenzio momentaneo post-esplosione. Silenzio che, in tutti i casi, non è stato seguito da nessun pazzesco, lancinante grido di rabbia e di dolore. Durante la Fase 5 nessun bambino è stato strappato al sonno dal crollo e/o incendio improvviso della sua abitazione, seguito dalle urla strazianti dei membri della sua famiglia.</p>
<p>Nel primo pomeriggio (Fase 6) i nostri membri si sono sforzati di usare zero (0) cani addestrati per mordere/terrorizzare i prigionieri nudi. Inoltre, nessuno storditore elettrico, manganello di gomma, proiettile di gomma, gas lacrimogeno o proiettile vero e proprio è stato usato, dai nostri membri, su nessun individuo, in nessuna parte del mondo. Nessuno è stato costretto a indossare un cappuccio. Non sono stati cavati denti all&#8217;interno di stanze buie. Non sono stati applicati trapani, né fruste né fiamme su carne umana. Nessuno è stato ridotto in un pianto isterico mediante una serie di colpi alla testa o al corpo. I nostri membri, senza denigrare nessuna razza ed etnia, hanno abilmente continuato a non stuprare nessuno singolarmente né in gruppo e a non commettere molestie sessuali. Al contrario, durante la suddetta fase pomeridiana, molti dei nostri membri hanno compiuti atti sessuali teneri e amorosi, hanno felicemente amoreggiato e addirittura consolato, senza implicazioni sessuali, individui da cui si sentivano attratti, mettendo da parte la propria attrazione per un improvviso rigurgito di empatia.</p>
<p>Mentre scendeva la sera, i nostri membri non hanno covato sentimenti di rabbia né di odio, e laddove è successo, hanno pregato, meditato o confidato questi sentimenti a un amico, fino a farli svanire o ritenere sintomo di una tristezza più profonda, al che i nostri membri hanno promesso in silenzio di continuare a lottare contro questi sentimenti.</p>
<p>Va notato che, oltre alle sopraelencate attività progettate e portate a termine dai nostri membri, numerose attività fuori programma sono state portate a termine da membri part-time o addirittura da esterni.</p>
<p>Per esempio a Chitral, in Pakistan, un nuovo adepto di Al Qaeda ha ricordato l&#8217;anziana signora americana che una volta lo aveva fatto ridere con una battutina su un orrendo paralume e il modo in cui, mentre parlava, gli toccava il braccio, come una madre. A Gaza, un soldato israeliano e un giovane palestinese si sono scambiati al volo uno sguardo di vergogna. A Londra, un nonno violentemente omofobo a cui si era rotta la busta della spesa ha regalato una fragrante pagnotta al gay mezzo pelato che si era fermato ad aiutarlo. Una donna curva e sdentata di Tokyo si è presa a pugni in testa, perché era incredibilmente stanca di vivere nel rancore e nell&#8217;odio, e ha pregato in silenzio che il suo cuore si aprisse prima che fosse troppo tardi. A Syracuse, nello stato di New York, stringendo il corpo martoriato del suo gattino, un uomo ha pianto.</p>
<p>Chi siamo? Due parole sui nostri membri.</p>
<p>Dagli albori del mondo, portiamo avanti la nostra opera senza clamori, frenando l&#8217;impulso a generalizzare, insistendo sull&#8217;importanza dell&#8217;individuo rispetto al gruppo, del concreto rispetto all&#8217;astratto, dell&#8217;innata dolcezza di un momento di pace rispetto a un teorico futuro di pace ottenibile mediante omicidi e stragi. Molti di noi dormono male, non chiudono occhio la notte, per paura che una catastrofe possa abbattarsi su un loro caro. Ci alziamo al mattino senza alcuna intenzione di convertire il prossimo a forza di percosse, umiliazioni, omicidi o invasioni. A dire la verità, siamo stanchi. Noi lavoriamo. Quando sbagliamo, ci riflettiamo e poi chiediamo scusa. Quando in città c&#8217;è il temporale ci ripariamo sotto i cornicioni, incuriositi dai volti bellissimi e turbati che ci sfrecciano davanti. Nei momenti di crisi, ci scambiamo pacche imbarazzate sulla schiena, borbottando timide frasi fatte. Corriamo a un appuntamento, e ricordando un amico che non c&#8217;è più i nostri occhi si riempiono di lacrime e pensiamo: Oddio, che fortuna averlo conosciuto.</p>
<p>Ecco come siamo. Ecco chi siamo. Ecco cos&#8217;è il CUA. A quelli che ci contrastreranno, posso solo dire: Siamo in tanti. Siamo in tutto il pianeta. Anzi, siamo molti più di voi. Anche se fate più chiasso, anche se increspate per un attimo l&#8217;acqua della vita, noi dureremo e vinceremo.</p>
<p>Unitevi a noi.</p>
<p>Resistere è inutile.</p>
<p>(<em><a href="http://www.slate.com/id/2105672/">People Reluctant To Kill for an Abstraction</a>, &#8220;<a href="http://www.minimumfax.com/libro.asp?libroID=446">Il megafono spento</a>&#8220;, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/George_Saunders">George Saunders</a></em>)</p>
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		<title>Settanta</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jul 2009 14:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il decennio più buio della storia d'Italia. Terrorismo. Stragi. Strategia della tensione. Una guerra civile sporca, strisciante. Gli anni Settanta - il grande rimosso nell'immaginario collettivo. Testimoniato dal recente, squallido dibattito sulla teoria del "Doppio Stato", che ha visto sugli scudi il solito Pigi Battista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2599" title="strage di stato" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/07/settanta.jpg" alt="strage di stato" width="448" height="338" /></p>
<p>Il decennio più buio della storia d&#8217;Italia. Terrorismo. Stragi. Strategia della tensione. Una guerra civile sporca, strisciante. Gli anni Settanta &#8211; il grande rimosso nell&#8217;immaginario collettivo. Testimoniato dal recente, squallido dibattito sulla teoria del &#8220;Doppio Stato&#8221;, che ha visto sugli scudi il solito Pigi Battista<sup>1</sup>: gran parte degli sforzi giornalistici e storiografici degli ultimi 20 anni <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/maggio/11/Quirinale_affondo_ideologia_del_doppio_co_9_090511035.shtml">sono bollati</a> come &#8220;misteriologia superstiziosa&#8221;, &#8220;racconto cospirazionista&#8221;, &#8220;ghirigori storiografici&#8221; e via delirando.</p>
<p>Fortunatamente una parte della letteratura si sta occupando di tenere viva la memoria. Parliamo degli anni &#8216;70 con <a href="http://confinedistato.blogspot.com/">Simone Sarasso</a>, autore di &#8220;<a href="http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3179249-confine-di-stato">Confine di Stato</a>&#8221; e del recentissimo &#8220;<a href="http://www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3179788-settanta_blank">Settanta</a>&#8220;, rispettivamente primo e secondo capitolo della sua &#8220;Trilogia sporca&#8221; sui misteri d&#8217;Italia.</p>
<h1 style="text-align: center;">Che cosa sono questi Anni &#8216;70?</h1>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>La Privata Repubblica</strong>: <em>Ne &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788879899895/crainz-guido/paese-mancato-dal">Il paese mancato</a>&#8220;, analisi storica dell&#8217;Italia dal “miracolo economico” al “riflusso”, Guido Crainz (ex militante di Lotta Continua) sostiene che dagli anni &#8216;70 è uscito fuori un paese sostanzialmente disilluso e deresponsabilizzato. A livello socio-politico, i crimini di una manciata di assassini politici si sono stagliati sullo sfondo degli errori (crimini?) di un&#8217; intera classe dirigente. O c&#8217;è stato di più?</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>Simone Sarasso</strong>: Gli anni Settanta sono anni fallimentari: fallisce il sogno della Rivoluzione e fallisce anche quello dell’Ordine. Poli opposti si armano e si addestrano per una guerra che tarda a scoppiare. Una guerra che non si combatte con eserciti e truppe corazzate, che non lascia sull’asfalto soldati ma civili. Tra il 1972 e il 1977 sono circa quattrocento le vittime  del terrorismo (sia di destra che di sinistra): sono numeri impressionanti, fanno pensare a un conflitto di medie proporzioni; ma quel conflitto non arriva mai. L’ordine costituito non viene sovvertito nemmeno per un secondo, nemmeno durante il sequestro Moro. La transizione da Stato a Stato di Polizia è temporanea, transitoria. Persino dopo la bomba di Bologna, tutto torna come sempre; il Paese continua a reggersi in equilibrio sul centro. Un equilibrio (instabile) che durerà fino a metà dei Novanta.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Lo psicanalista Cesare Musatti scrisse nel 1978, dopo il suicidio di un giovane militante della sinistra extraparlamentare: “Non c&#8217; è una grande differenza, psicologicamente, fra il giovane compagno suicida e il brigatista rosso […] Già il brigatista è consapevole che prima o poi cadrà sotto la sventagliata di mitra e non si preoccupa di questo, è indifferente alla vita propria e altrui. Perché? Perché si sente egli stesso un suicida”. Ma in </em><em>&#8220;Settanta&#8221; c&#8217;è un personaggio (in cui personalmente ho riscontrato delle affinità con </em><em>Buongiorno, notte di Bellocchio) che non è indifferente né alla propria vita, né a quella altrui&#8230;</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: Il personaggio di Livia, la brigatista coi sensi di colpa, è un’ipostatizzazione di alcuni dei sentimenti che serpeggiavano nei meandri della banda armata sul finire del decennio. Persino nella Colonna Romana delle BR che portò a termine il sequestro c’era dissenso, c’erano ripensamenti: se si leggono i diari di alcune compagne, si scorge la paura. Quella che resta fuori dalle assemblee e dalle immagini del brigatista kamikaze che diffondono i giornali dell’epoca. E la cosa non dovrebbe stupire più di tanto: in guerra la paura salva la vita; guai se non ci fosse la paura. Guarda caso, le compagne che scrissero dei loro ripensamenti su quei diari, sono quasi tutte vive. I loro compagni che non temevano la sventagliata di mitra, sono caduti sotto quella pioggia di piombo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Cito dalla relazione della commissione parlamentare sulle stragi: “La storia delle idee conosce pure momenti inerziali che si verificano quando un sistema di pensiero, un&#8217;ideologia, un progetto politico sopravvivono al di là del venir meno delle condizioni storiche in cui erano sorti, trovandovi giustificazione”. </em><em>&#8220;Confine di Stato&#8221; si chiudeva (e si apriva) con la strage di Piazza Fontana; &#8220;Settanta&#8221; inizia con il “golpe Borghese”. Alcuni giornalisti, storici e intellettuali hanno intravisto in quella che comunemente viene definita strategia della tensione una serie strisciante e costante di colpi di stato (o almeno di tentativi di colpi di stato) a protezione del potere. È una tesi che condividi e che ha fondamento storico? Ha influenzato la stesura del tuo romanzo?</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: Credo proprio che “colpo di Stato” sia l’espressione chiave per capire la storia della Prima Repubblica. Fin dalla sua genesi, con lo sbarco degli americani a due passi dalla liberazione, l’etica del blitzkrieg, della guerra lampo, del conflitto risolutivo che rimescola le carte è nel DNA del nostro Paese. Il punto è che il golpe non viene attuato quasi mai. Se si esclude l’intervento dello Zio Sam sul finire della Seconda Guerra Mondiale, non c’è traccia di un’altra presa di potere <em>manu militari</em>. C’è, tuttavia, notizia di svariate preparazioni al golpe. Il sogno rivoluzionario delle bande armate dei Settanta e il fine ultimo di Borghese, di Gladio, della P2 non sono poi così distanti negli esiti: cali il sipario sulla regnante mollezza al potere e sorga un giorno nuovo; un nuovo ordine. Un <em>mondo </em>nuovo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Ma in un Paese come il nostro non c’è mai stato spazio per il cambiamento radicale. Non è mai stato nella natura del Centro, e il Centro è stato il vero e unico fulcro intorno a cui è ruotata la Prima Repubblica per tutta la sua esistenza.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Nel 1973 Henry Kissinger vinceva il premio Nobel per la pace – satira politica allo stato puro. Uno dei momenti migliori di &#8220;</em><em>Settanta&#8221;, a mio avviso, è quello in cui lo Svedese (il segretario di Stato americano chiaramente ispirato a Kissinger) fa sesso (orale e non) con una ragazzina vietnamita mentre assiste all&#8217;assegnazione del Nobel davanti alla televisione. Come mai hai inserito questa scena nel libro?</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: Il mio stile è caustico, lo sai. Le mie storie fanno male e la mia narrazione, generalmente, si muove per immagini scioccanti. Quella che tu hai citato è esattamente una di quelle: il grottesco al potere. La rappresentazione macabra e sanguinolenta dello stupro vietnamita perpetrato dall’amministrazione americana in cui lavorò il premio Nobel per la pace Henry Kissinger. Alla consegna dei premi, nel 1973, Le Duc Tho, il rappresentante vietnamita insignito della medesima onorificenza, non si presentò. Non ci andò nemmeno Kissinger, ma mandò qualcuno a ritirarlo, quel premio. Kissinger, evidentemente, sentiva di meritarlo.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Ecco: questa è l’istantanea schizofrenica dell’America di allora.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><img class="alignnone size-full wp-image-2605" title="-" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/07/settanta-2.jpg" alt="-" width="448" height="338" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Il genere “poliziottesco” ha avuto il suo apice negli anni &#8216;70. Il termine fu coniato dai critici cinematografici in termini dispregiativi. Negli ultimi anni abbiamo assistito, anche grazie a Tarantino, ad una rivalutazione del genere. Liquidati in fretta e furia come film d&#8217;azione, in realtà i poliziotteschi erano molto di più: fotografavano certe parti della realtà e fissavano nell&#8217;obiettivo determinati cambiamenti politici e sociali dell&#8217;epoca. Penso alla “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trilogia_del_milieu">trilogia del milieu</a>” di F. Di Leo o a </em><em>&#8220;<a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=12274">Io ho paura</a>&#8221; di D. Damiani con G. M. Volontè. In </em><em>&#8220;Settanta&#8221; il poliziottesco gioca un ruolo decisamente importante, e la figura di Nando Gatti ne incarna l&#8217;ascesa, il successo e il declino irreversibile&#8230;</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: Occorre fare dei distinguo: i film che hai citato, specialmente quelli di Di Leo, sono effettivamente dei capolavori. Non si può dire lo stesso per il resto della produzione di genere di quegli anni. Penso in particolare ai film con Maurizio Merli protagonista: alcuni riuscitissimi, altri decisamente meno. Detto questo, rimane un significativo dato sociale: mai prima di allora si erano viste code chilometriche (nel vero senso della parola: in occasione della prima di <em>Napoli violenta</em>, la fila fuori dal cinema arrivò a bloccare le strade per diversi chilometri) per vedere il cinema italiano. Un effetto del genere, in principio di decennio, ce l’ebbero i colossi americani. Mai nessuno fece il miracolo prima dell’avvento del poliziesco all’italiana (quello che i critici definiscono “poliziottesco”). Toccò a Maurizio Merli metterla in saccoccia a Charles Bronson e Clint Eastwood. E non mi pare cosa da poco. Ecco perché ho deciso di mettere in primo piano nel romanzo un attore di quel grande circo mediatico.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: In </em><em>&#8220;Confine di Stato&#8221; i personaggi erano piuttosto piatti, bidimensionali e psicologicamente poco definiti. In </em><em>Settanta ho notato una notevole evoluzione in tal senso – penso soprattutto alla figura dell&#8217;Omino, quella probabilmente meglio tratteggiata nell&#8217;arco di quasi 700 pagine. Ma la vera rivoluzione è stata praticata sul registro linguistico&#8230;</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: La lingua è il vero atto rivoluzionario in Settanta. Mi sono documentato, ho annusato l’aria e ascoltato le conversazioni in strada; ho interpellato consulenti, li ho invitati a pranzo, li ho interrogati e registrati. Mi sono immedesimato, ho consultato dizionari, ho immaginato.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Alla fine ho stretto il narratore al collo e l’ho affogato nel parlato di ogni singolo personaggio.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Il risultato, imperfetto quanto imperfetta e in continua evoluzione è la lingua stessa, l’avete davanti agli occhi.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Parlando della sceneggiatura de </em><em>&#8220;Il caso Mattei&#8221; (che tu hai già trattato in &#8220;Confine di Stato&#8221;), Tonino Guerra ha detto: “Il problema era la struttura, perché i documenti erano tanti, il materiale enorme, e se non lo si organizza il film poi non c&#8217;é, non si concentra. Però la struttura questa volta era quella di tanti tasselli che dovevamo comporre un quadro, ma rimanendo tasselli, formando un incastro”. Che metodo di lavoro hai usato per non annegare nel </em><em>mare magnum della documentazione sul decennio più oscuro della storia repubblicana?</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: Il lavoro che già avevo fatto su <em>Confine di Stato</em> mi ha dato una mano a restare a galla. C’è stata una prima fase in cui ho scremato l’enorme mole di documenti reperibili in rete secondo precise esigenze narrative. Poi ho approfondito nelle emeroteche e negli archivi. E alla fine, quando ancora le cose non quadravano (ne quadrano poche quando si va a caccia di colpevoli, quando si infilano le mani nella melma dei “Misteri d’Italia”), ho messo da parte lo storico e ho lasciato campo libero al narratore. È così il romanzo si è imbevuto d’ucronia.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Il presidente Argento non è Aldo Moro, ma il sequestro Argento è assimilabile al sequestro Moro –  pur con tutte le sue differenze. Ne </em><em>&#8220;L&#8217;affaire Moro&#8221; Sciascia scrive che, durante il sequestro, Moro si era accorto che ormai le “ore liete del potere” si erano irrimediabilmente tramutate nelle “macabre, oscene ore liete del potere”. In effetti in Italia il potere è sempre stato osceno, praticato fuori dalla scena pubblica, dietro le quinte – principalmente a salvaguardia di quel centro che tu definisci “cerniera infrangibile della complessità di un sogno chiamato Italia”&#8230;</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: Che la dimensione pubblica non sia quella privilegiata per l’esercizio del potere in questo Paese è un fatto assodato. In tempi come quelli che racconto nel romanzo, inoltre, le forze in gioco per il controllo effettivo dello Stivale erano talmente tante che l’essenza stessa del dialogo politico diveniva cospirativa. Circospetta, “altrovista”, indiretta, mai sincera.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Non ci si stupisca, dunque, se, più o meno scientemente, in seno a quella Repubblica furono covate così tante serpi golpiste.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><img class="alignnone size-full wp-image-2607" title="Via Caetani" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/07/settanta-6.jpg" alt="Via Caetani" width="448" height="444" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Tempo fa Marco Paolini, riferendosi a Ustica (che ha portato in scena con il suo bellissimo </em><em>&#8220;I-TIGI&#8221;), ha scritto: “Qualcuno troverà quelle prove e scriverà un libro intitolato USTICA e credo che non sarà un italiano. Per fortuna non sarà un italiano, un italiano non sarebbe credibile e il libro non sarebbe un best seller”. </em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em>Don DeLillo si è espresso sull&#8217;omicidio di JFK in termini analoghi: “Conosceremo mai la verità? Non lo so. Ma se un giorno dovessero saltare fuori le prove di un complotto, me le aspetterei molto più interessanti e appassionanti del romanzo [</em><em>Libra]”. Nella tua postfazione scrivi: “Non c&#8217;è la Storia “pura”, qua dentro: piuttosto un&#8217;inestricabile mescolanza di Storia e finzione”. In attesa che qualcuno parli (se mai succederà) o che vengano fuori le prove (se mai verranno fuori), qual è il compito della letteratura nell&#8217;approcciarsi a determinati eventi storici? Può far luce di essi?</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: Direi di no. Non è quello il compito della letteratura. Per “fare luce” ci sono la magistratura e la storiografia. La letteratura può fare solo ciò per cui è nata: tenere accesa la memoria; raccontare queste storie affinché non se ne perda traccia. Affinché, insieme alla lentezza della macchina giudiziaria, burocratica e documentaria, non lavori anche l’oblio al fine di seppellire il ricordo delle vittime.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: Domanda a margine di quella precedente: Ustica sarà nel prossimo capitolo della “Trilogia sporca”?</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: No. Di Ustica mi occuperò (con un piglio decisamente finzionale) in J.A.S.T., la prima serie TV su carta, scritta a sei mani con Lorenza Ghinelli e Daniele Rudoni, che sarà edita da Marsilio nel corso del 2010.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><em><strong>LPR</strong>: L&#8217;omicidio di JFK negli Stati Uniti è stato giustamente dissezionato in ogni sede culturale: saggi, romanzi (DeLillo, Ellroy, Mailer), film, etc. La stessa cosa è successa con la guerra in Vietnam e con il Watergate.  In Italia si è assistito ad una rimozione pressoché totale degli anni di piombo e dei “misteri italiani” dal dibattito pubblico. Borges diceva che l&#8217;oblio “è solo una forma della memoria, il suo luogo sotterraneo”. Quali sono le ragioni sottese a questo oblio? Com&#8217;è possibile riportare la memoria in superficie?</em></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><strong>SS</strong>: L’oblio è parte integrante del codice genetico del Paese. In Italia si fa presto a dimenticare, insabbiare, rimuovere, far finta di niente.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">All’oblio si resiste in una sola maniera: narrando. Finché sopravviverà ricordo delle vittime, delle stragi, delle bombe e delle ingiustizie, rimarrà viva la voglia di saperne di più.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;">Finché ci sarà qualcuno a raccontarle, quelle storie non moriranno.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; font-weight: normal;"><img class="alignnone size-full wp-image-2600" title="Simone Sarasso" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/07/settanta-4.jpg" alt="Simone Sarasso" width="448" height="278" /></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2596" class="footnote">Che si è preso una bella licenza poetica, su input del Quirinale.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Saggio Sulla Lucidità</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 00:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quanti di noi, negli ultimi trent'anni, si sono posti le seguenti domande: cosa significa andare a votare? Che valore ha il voto? Perché proprio quel voto? Chi vota non si pone nemmeno la domanda: va a votare e basta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2270" title="-" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/05/saggiolucidita.jpg" alt="-" width="448" height="376" /></p>
<p>Quanti di noi, negli ultimi trent&#8217;anni, si sono posti le seguenti domande: cosa significa andare a votare? Che valore ha il voto? Perché proprio quel voto?</p>
<p>Chi vota non si pone nemmeno la domanda: va a votare e basta. Chi non vota (in tutte le sue declinazioni) neppure: sta a casa. In definitiva, nessuno si è realmente interrogato<sup>1</sup> sul motivo che lo spinge a prendere la tessera elettorale e recarsi alle urne ogni quattro o cinque anni (o quando cade il governo di turno), dato che è diventato un rito compulsivo praticamente svuotato di ogni significato, sociologicamente naturale come avere un bagno funzionante, l&#8217;acqua corrente, l&#8217;elettricità a casa o una televisione pubblica odiosamente infestata dalla partitocrazia.</p>
<h1 style="text-align: center;">/s = t * v/</h1>
<p align="left">Il metodo letterario di Saramago, a differenza di quanti vanno in giro a prendere appunti su cosa succede nella metropolitana o dentro un negozio di alimentari per poi riversarlo sulla pagina scritta, consiste nel fare il vuoto dentro di sé e formulare un&#8217;ipotesi: che cosa sarebbe successo se&#8230;?</p>
<p align="left">In <a href="http://www.ibs.it/code/9788806179410/saramago-jos-eacute/saggio-sulla-lucidit-agrave.html"><em>Saggio sulla lucidità</em></a> (seguito di <a href="http://www.ibs.it/code/9788806193683/saramago-jos-eacute/cecit-agrave.html"><em>Cecità</em></a>) l&#8217;ipotesi è la seguente: cosa sarebbe successo se&#8230;un&#8217;intera città avesse votato scheda bianca? Il romanzo si apre nel mezzo di una tornata elettorale, in una capitale imprecisata di un paese imprecisato. I partiti che si contendono il potere sono tre: il partito di destra (p.d.d.), il partito di centro (p.d.m.) e il partito di sinistra (p.d.s.).</p>
<p align="left">Il tempo è &#8220;pessimo per andare a votare<sup>2</sup>&#8221; ed infatti quasi nessuno, almeno all&#8217;inizio, si reca alle urne. Non appena però le condizioni atmosferiche migliorano, le code per espletare l&#8217;inderogabile dovere civico incominciano a formarsi al di fuori del seggio. I preoccupati scrutatori, sventata la minaccia, possono finalmente iniziare a fare il loro lavoro.</p>
<p align="left">Ma qualcosa va storto. Il risultato è sconvolgente: oltre il 70% delle schede valide è un voto in bianco. Le elezioni non sono regolari e vanno rifatte. Il secondo scrutinio, tuttavia, è ancora più devastante del primo: il 18% al p.d.d., l&#8217;8% al p.d.m., l&#8217;1% al p.d.s. e l&#8217;83% sono schede bianche. La reazione del potere pre-costituito non può farsi attendere: all&#8217;iniziale &#8220;sconcerto&#8221;, &#8220;stupefazione&#8221;, &#8220;scherno&#8221; e &#8220;sarcasmo&#8221; seguono tutte le macchinazioni e contromisure da prendere per attutire quel colpo brutale alla purezza del meccanismo di voto e per ristabilire la normalità democratica.</p>
<h1 style="text-align: center;">/t + a/</h1>
<p align="left">La stampa compiacente (quasi tutta) parla di &#8220;uso dissoluto del voto&#8221; e presto l&#8217;elezione diventa la &#8220;congiura delle schede bianche&#8221;. Pensando che il problema sia confinato (o che possa essere confinato) solo alla capitale, il governo dapprima dichiara lo stato di emergenza, poi lo stato d&#8217;assedio, poi ritira la polizia e tutti gli apparati governativi (eccetto i pompieri) dalla città ed infine la chiude del tutto, come se fosse in quarantena.</p>
<p align="left">La vita nella capitale, nonostante tutto, va avanti come prima &#8211; se non meglio di prima. Non succede assolutamente nulla di orribile. Il massacro sociale auspicato dal governo non si verifica: non un omicidio, non un pestaggio, addirittura nessun furto. Il livello della provocazione statale, per sortire qualche effetto, va decisamente alzato. Una bomba piazzata dal governo viene fatta esplodere nella stazione, causando decine e decine di morti, nella speranza che i cittadini diano la colpa ai terroristi responsabili della &#8220;congiura&#8221; o a qualche imprecisato agente destabilizzatore. Ma la capitale non ci casca e organizza subito dopo una manifestazione pacifica e silenziosa. Il governo scatena una campagna di stampa con l&#8217;esplicito augurio di vedere scorrere il sangue alla manifestazione, ma ovviamente non succede nulla neanche qui. L&#8217;extrema ratio si manifesta sotto forma di un commissario di polizia mandato nella città a scoprire, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, i cospiratori. Anche, e soprattutto, se non esistono.</p>
<p align="left">Nella descrizione di tutti i meccanismi del potere e di come questo cerchi disperatamente di autolegittimarsi nelle forme più violente ed eversive emerge chiaramente lo stato di panico assoluto che detta l&#8217;agenda per risolvere la crisi. Il governo è costretto a confrontarsi, per la prima volta, con il fatto che esiste e che esercita il potere solamente nella misura in cui è riconosciuto dai suoi cittadini &#8211; anche attraverso il rifiuto, ad esempio scegliendo il p.d.d. invece che il p.d.m., e viceversa.</p>
<p align="left">Attraverso il non-voto la popolazione compie un atto politico ed estremamente radicale: respinge in toto la struttura della decisione, cioè la struttura della rappresentatività, cioè la democrazia &#8211; e lo compie con uno strumento che è offerto dalla democrazia stessa. L&#8217;avvertimento del libro è che ogni democrazia contiene in se un potenziale autodistruttivo enorme (la scheda bianca) che può essere attivato da un meccanismo collettivo ispirato dalla <em>lucidità</em>, ovvero dalla consapevolezza che il voto è diventato un atto vuoto e inutile dal momento che chi vota non può in alcun modo influire sulla realtà, stretta nella morsa delle varie collusioni politiche/economiche/mediatiche che governano ogni interstizio della vita pubblica.</p>
<p align="left"><em>Saggio sulla lucidità</em> è un esperimento di politica <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bartleby_lo_scrivano">bartebliana</a>, una &#8220;teratologia politico-sociale&#8221; (come dice uno dei personaggi senza nome del libro), un&#8217;indagine filosofica che giustifica il lemma <em>Saggio </em>(pur essendo a tutti gli effetti un romanzo) presente nel titolo: se Borges nei suoi racconti usava la filosofia come strumento letterario, il Nobel portoghese usa la letteratura come strumento filosofico.</p>
<h1 style="margin-bottom: 0cm; text-align: center;">/l + p/</h1>
<p align="left">Una poesia di Brecht<sup>3</sup> del 1953, <em>La soluzione</em>, recita così:</p>
<blockquote>
<p align="left"><!-- 	 	 --></p>
<p>Dopo la rivolta del 17 giugno<br />
il segretario dell&#8217;Unione degli scrittori<br />
fece distribuire nella Stalinallee dei volantini<br />
sui quali si poteva leggere che il popolo<br />
si era giocata la fiducia del governo<br />
e la poteva riconquistare soltanto<br />
raddoppiando il lavoro. Non sarebbe<br />
più semplice, allora, che il governo<br />
sciogliesse il popolo e<br />
ne eleggesse un altro?</p></blockquote>
<p>Il romanzo di Saramago è esattamente quello che accade quando nè il governo nè il popolo possono essere sciolti. E quando non si sa più cosa fare rimane una sola cosa da fare: non fare nulla.</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_2177" class="footnote">Succede solo quando emergono, o sembrano emergere, scandali e brogli nelle procedure di voto, ad esempio in Florida nel 2000 o in Italia nel 2006 &#8211; cioè quando si entra nella sfera dell&#8217;illegalità.</li><li id="footnote_1_2177" class="footnote">Come in <em>Giornata di uno scrutatore</em> di Calvino. Ma il paragone finisce qui, dato che sono due libri completamente diversi, nonostante la premessa comune.</li><li id="footnote_2_2177" class="footnote">E&#8217; interessante notare come lo stile del libro sia una specie di Brecht reso in forma burocratica.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Io, Picchiatore Fascista</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 18:44:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Per quanto potevo ricordare ero sempre stato fascista. In modo naturale, ineluttabile, come si digerisce, come si respira. Ero un bravo bambino borghese, benvestito, educato. Una famiglia di militari [...]. Fascisti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1945" title="Picchiatori Fascisti" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/02/autobiografia.jpg" alt="Picchiatori Fascisti" width="448" height="400" /></p>
<blockquote><p>&#8220;Per quanto potevo ricordare ero sempre stato fascista. In modo naturale, ineluttabile, come si digerisce, come si respira. Ero un bravo bambino borghese, benvestito, educato. Una famiglia di militari [...]. Fascisti? Dipende da cosa si intende per fascismo. Allora, per me, s&#8217;identificava con le aquile, la camicia nera, l&#8217;immagine e i discorsi del Duce.&#8221;</p></blockquote>
<p>Roma, 1953. Giulio Salierno è un attivista fascista di punta della sezione di Colle Oppio del MSI che divide la sua giovane esistenza (18 anni) tra la lotta politica del dopoguerra, il pugilato, i dibattiti, le risse con i comunisti e i celerini e una missione da portare a termine: uccidere Walter Audisio, il &#8220;comandante Valerio&#8221;, presunto esecutore di Mussolini. Ma in politica non conta quello che è accaduto realmente. Conta quanto la gente crede che sia successo: chi ha premuto il grilletto è un problema che riguarda solo gli storici. Politicamente è del tutto irrilevante.</p>
<p>C&#8217;è un aneddoto che delinea bene l&#8217;intera questione. Sempre in quegli anni, una delegazione di deputati missini incontra il generalissimo Franco. Questo, meravigliato, chiede loro: &#8220;Com&#8217;è che i fascisti italiani non hanno ancora eliminato Walter Audisio?&#8221;</p>
<p>Il problema Audisio, infatti, riguarda non solo l&#8217;eventualità di rimanere confinati all&#8217;estrema periferia della costituzionalità (e non esisteva ancora il concetto di &#8220;gentifricazione&#8221;), ma rappresenta anche una tormenta ideologica che scuote impetuosamente il fragile arbusto identitario del partito neofascista. Salierno, sbarazzandosi di Audisio, vuole spalancare gli occhi del MSI, fissarli con dei divaricatori, serrarli, sgranarli e metterli di fronte a due alternative antitetiche: vendicare il Duce e il fascismo; cercare di entrare nella legalità &#8220;democratica&#8221; tramite accordi sottobanco con la DC e, di conseguenza, rinnegare il ventennio e la RSI.</p>
<p>Ma i propositi di Salierno falliscono miseramente: l&#8217;attivista missino compie una rapina sconclusionata e ammazza un giovane, abbattendo per sempre quel muro sottilissimo che separa la violenza politica dalla criminalità comune. Una soffiata proveniente dalle fila del partito indica alla polizia i responsabili di quel delitto e, dopo un fugace arruolamento nella legione straniera, per Salierno inizia il girone infernale delle carceri: prima quelle algerine, poi quelle italiane. &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788875211950/salierno-giulio/autobiografia-di-un-picchiatore.html">Autobiografia di un picchiatore fascista</a>&#8220;, uscito per la prima volta nel 1976 e ristampato recentemente, è la storia vera della caduta di un uomo e del susseguente percorso di redenzione/riabilitazione che culminerà in una delle figure più importanti della sociologia italiana.</p>
<h1>La razionalizzazione della violenza</h1>
<blockquote><p>Pisciai nel bugliolo. Per combattere l’odore di orina e di sterco accesi un pezzo di carta e lo infilai nel vaso. Avevo scoperto la violenza del carcere. Fuori credevo fossero le bombe e le armi, in prigione mi ero accorto che l’unica vera, concreta violenza era quella di chi, tuonando contro la stessa, si serviva delle carceri e dei manicomi per liquidare i deboli, i ribelli e ammonire gli altri. Il potere era il bugliolo e il nemico il sistema che lo imponeva. Avevo creduto che Audisio fosse un bersaglio, mentre lo ero io.</p></blockquote>
<p>Il MSI raccontato da Salierno è un partito parcellizzato, agitato da lotte correntizie e giochi di potere più o meno grandi. I vertici sono tutti occupati a ripulire la facciata per guadagnarsi una rispettabilità democratica agli occhi dell&#8217;opinione pubblica. La base si muove in una direzione completamente opposta: ogni azione è reazione, e ogni reazione si riversa inevitabilmente nella violenza. La violenza che, come dice Evola, &#8220;è l&#8217;unica soluzione possibile e ragionevole&#8221;. La violenza vista come mezzo razionale e purificatore. La violenza che presuppone però una certa intelligenza, che deve essere usata come tecnica politica, come ideologia, se necessario anche come filosofia. Sparare ha lo stesso valore che fare a pugni. Una bomba non è più una bomba, un attentato non è più un attentato, una strage non è più una strage.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1946" title="PNF" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/02/autobiografia-2.jpg" alt="PNF" width="448" height="400" /></p>
<p>Questo, a differenza di quanto dice Sergio Luzzatto nella prefazione, non è un libro inattuale, fuori dal tempo &#8211; &#8220;guardate com&#8217;eravamo cinquant&#8217;anni fa, com&#8217;era tutto diverso e brutto e inquinato dalla politica più deleteria!&#8221; Tutt&#8217;altro: questo è un libro di provocatoria <em>attualità. </em>Salierno indica chiaramente, partendo dalla sua esperienza di vita, le prime scintille di quella strategia della tensione che esploderà (letteralmente) negli anni &#8216;70, ma che ha il suo innesco negli anni &#8216;50. Lo spiega perfettamente un camerata del futuro sociologo comunista:</p>
<blockquote><p>Non sono un sadico, nè un sanguinario, nè tantomeno affetto da mania omicida. Il mio è un discorso politico, esclusivamente politico&#8230;Noi dobbiamo smontare dalle fondamenta il baraccone in cui viviamo e constringere i partiti, MSI compreso, a mettere le carte in tavola. Mostriamo agli italiani quanto debole, impotente, incapace sia il governo; denunciamo alla classe operaria il bluff del partito comunista, in cui s&#8217;identifica e crede. Facciamo saltare in aria un po&#8217; di gente e il popolo italiano potrà constatare che l&#8217;intera classe politica, governo e opposizioni, è capace solo di parole, parole, solo ed esclusivamente parole [<em>ciao Walter!!1, ndr</em>].</p></blockquote>
<h1>La repressione è il nostro vaccino</h1>
<p>Se negli Stati Uniti è stato elaborato il neoconservatorismo ed in Francia il gollismo, in Italia c&#8217;è stato il vuoto: la destra (MSI/AN), liberandosi a parole dell&#8217;identità fascista, è rimasta completamente priva di ogni punto di riferimento dottrinale e culturale.</p>
<p>Il neofascismo non è un residuo nostalgico/inquietante/eversivo del passato. E&#8217;, al contrario, uno dei fattori oppressivi con cui la classe dominante reprime chiunque cerchi di affrancarsi dal sistema, in un modo o nell&#8217;altro. Compresi gli stessi fascisti, come lo era l&#8217;autore all&#8217;epoca. La destra in Italia non avrà mai credenziali anti-sistema, semplicemente perchè è totalmente organica ad esso.</p>
<blockquote><p>Come fascista, mi ero illuso di essere fuori dal sistema, mentre c&#8217;ero dentro fino al collo. Io e gli altri attivisti, compiendo attentati e aggredendo i rossi, eravamo persuasi di agire nell&#8217;interesse della nazione; invece difendevamo il profitto di pochi. [...] Ciò a cui l&#8217;assetto di potere mirava non era colpire e punire il fascismo, ma una certa immagine di fascismo.</p></blockquote>
<p>E mentre il potere puniva una certa immagine di fascismo, contemporaneamente ne portava avanti un&#8217;altra, molto più subdola e strisciante. Creava un mito, ed un mito non per forza dev&#8217;essere giusto, bello, morale o vero: basta che colpisca, sia verosimile e convincente &#8211; ovviamente non sul piano razionale, ma su quello emotivo e inconscio.</p>
<p>Allora lo si faceva con i depistaggi, con gli opposti estremismi/terrorismi e con la destabilizzazione stabilizzante (o meglio: teoria della sopravvivenza). Ora quest&#8217;immagine viene pubblicizzata attraverso il linguaggio televisivo per essere poi veicolata come pensiero unico -  un&#8217;omologazione narcotizzante che scintilla sulle canne dei fucili dei soldati in piazza Duomo, che ristagna in una pozza di sangue a Genova e che proietta il suo riflesso sul mare che avvolge Lampedusa come una placenta.</p>
<address>(<em>Pubblicato anche su <a href="http://www.giornalettismo.com/archives/17603/autobiografia-di-un-picchiatore-fascista/">Giornalettismo</a></em>)<br />
</address>
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		<title>Dov&#8217;è Il Tuo Nabokov Ora?</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 11:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rete è il futuro. La rete soppianterà i giornali e porterà l'innovazione in un sistema informativo ormai totalmente accentrato nelle mani di poche, rapaci e sporche multinazionali. La rete stimola il dibattito, genere discussioni serie, arrichisce lo spirito critico. La rete è democrazia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1836" title="Pedobear" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/01/dovenabokov.jpg" alt="Pedobear" width="448" height="313" /></p>
<p>La rete è il futuro. La rete soppianterà i giornali e porterà l&#8217;innovazione in un sistema informativo ormai totalmente accentrato nelle mani di poche, rapaci e sporche multinazionali. La rete stimola il dibattito, genere discussioni serie, arrichisce lo spirito critico. La rete è democrazia. Giusto? No. Questo dogma simil-grilliano viene spazzato via come un edificio nella striscia di Gaza sotto il peso distruttivo di tonnellate di bombe israeliane &#8211; altrimenti chiamate <em>mIRC</em>.</p>
<p>Per chi non lo sapesse, cioè il 99,9% delle persone sane di mente, <a href="http://www.mirc.co.uk/">mIRC</a> è un client di chat che pensavo fosse morto 5 o 6 anni fa insieme al gaming online. E invece no, è vivo e cerca di adescare ragazzine 15enni infrangendo la regola fondamentale dell&#8217;internets: in rete le donne non esistono &#8211; e se ci sono, tengono un blog di gruppo su cazzi &amp; scopate<sup>1</sup>.</p>
<p>Oggi, per fatalità, la nostra jailbait personale &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lolicon">loli</a>&#8221; è capitata su <a href="http://www.azzurra.org/">irc.azzurra.org</a>. Con la crisi incalzante, Bush che ha posto fine al lungo incubo di pace e prosperità vissuto negli anni &#8216;90, guerre asimmetriche che scoppiano come i referendum dei radicali negli anni &#8216;70, ero sicuro almeno di una cosa: che i precari falliti con una laurea di 3 anni in scienze della formazione o gli impiegati 45enni pedofili non avessero più tempo da dedicare a certe cose. Ma mi sbagliavo. Oh, eccome se mi sbagliavo.</p>
<h1>Una mattina mi son svegliato, oh loli ciao! loli, ciao! loli, ciao, ciao, ciao!</h1>
<p><strong>&lt;pedobear</strong><strong>&gt;</strong><sup>2</sup> eta?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>tu?<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>28<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>tu?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>21<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>come ti chiami?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>marica<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>bel nome<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>grazie!<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>hai la ragazza?<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ke fai di bello nella vita<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>nulla<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>purtroppo no<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>mi piacerebbe un po di attività in più&#8230;infatti&#8230;<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ancora sto cercando la persona giusta<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>e tu sei fidanzata<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>no&#8230;<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>come mai<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>sono un po&#8217; sfortunata<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>anke tu sei nella mia stessa situazione<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>già&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>forse potremmo incontrarci in un flusso cosmico&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>in cui le nostri menti si uniscono in un unico giro di giostra<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e alla fine è stata solo una cavalcata, ma di quelle che si ricordano&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>oddio scusa&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>sto divangando&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>tu cosa ne pensi??<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>non lo so<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ti piacerebbe unirti?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>a me<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>in un viaggio mentale<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>se non hai di meglio da fare!!11!<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>non capisco molto bene<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>non c&#8217;è nulla da capire<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e se non capisci puoi parlare con il professor Heidegger<br />
<strong>&lt;loli&gt;</strong> (studio filosofia, se non si fosse capito! :p)<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>però una cosa te la potrei far capire&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>vuoi una mia foto&#8230;?<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>si<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>come sei tu?<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>alto 175<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>capelli castani<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>occhi castani<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>peso 75kg<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>lunghezza?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>se non sono troppo indiscreta&#8230;;)<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>lunghezza di ke cosa<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ehm&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>le tue misure<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>le mie misure te le ho date alto 175<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>eh ma&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>non quelle più importanti&#8230;<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>non capisco<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>il pisello!<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>e bello grosso<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>yummy<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>quanto&#8230;<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>assai<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>20cm?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>grosso come una lattina?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>io al di sotto non vado&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ho un problema alla vagina, è molto larga&#8230;.<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>mi servono dei peni molto grossi per orgasmare<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>se mi dici che cel&#8217;hai grosso&#8230;mi fido&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>potremmo anche iniziare il nostro viaggio&#8230;<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>non ti preoccupare ke ci penso io<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>partiamo pedobear?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>scusa, come ti chiami veramente<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>si<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>pedobear<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>devo avere tutte le coordinate giuste per calarmi nel signoraggio provocato dalle mie scie chimiche mentali<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>devo confessarti un segreto, pedobear&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>sono piccola<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ho 17 anni, non 21<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>anke<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>sei piccola<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>chi non si brucia non può godere appieno della vita, secondo me&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e poi il fuoco cammina come me, pedobear&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>tu potresti essere la mia scintilla di bramosia rettiliana<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>mandami una foto<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ok&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>la cerco&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ne ho mandata una ad un sito&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>vediamo se me la ricordo&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>http://img.fapchan.org/ti/src/123019352014.jpg<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>questa è giusta<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ok<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ti andrebbe di giocare col fuoco, pedobear&#8230;?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>anche se è un fuocherello :p<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>cmq ho visto la tua foto sei davvero uno schianto<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>dici?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>io non mi piaccio tanto&#8230;<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>sei davvero molto bella<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>mi piace molto il tuo seno<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>mi piacerebbe avere una ragazza come te molto bella ebona<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ci sei<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>si<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>allora potresti toccarmi la vagina<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>con la mente&#8230;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>immaginarla bagnata ed umida<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>si<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>si<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e tu cosa fai?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>prima di toccarla devi dirmi<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>te la sponderei tutta<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>cosa<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>devo dirti<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>marica, credo nel <a href="http://www.signoraggio.com">51gn0r46610</a><br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ripetilo mentre mi penetri<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>con la tua mano<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>destra<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e con la sinistra bagnata di saliva dilati il mio ano<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ke vuol dire<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>dicendo che vuoi trasferire <a href="http://www.repubblica.it/2003/h/sezioni/politica/imisir/imisir/imisir.html">434.404 dollari</a> su un conto estero di un magistrato<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>non vuol dire niente, è per il karma pedobear<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>è per compenetrarci nella corrente di donnie darko<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>marco devi dirlo però<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e poi voglio che ti tocchi<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e che ti scappelli, mentre io ti unguento il cazzo di saliva forzista<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>PEDOBEAR<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>pero mi piacerebbe farlo dal vivo con te<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>quando sarà il momento<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>per ora devi dire così<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>puoi ripetere?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>toccami le tette marco<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>cosa<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>di che credi nel 51gn0r46610<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>sennò non ingoio<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>si ci credo<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e poi devi dirmi che moro <a href="http://farm3.static.flickr.com/2384/2338942666_b09815e984_o.jpg">vestiva abitualmente marzotto</a><br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>e che le lettere dalla prigione delle br erano quelle di un pazzo<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>dimmelo pedobear<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>mentre fai sfilare con veemenza il tuo grande pene nelle mie tettone composte dagli hedge fund della lehman brothers<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>DIOSANTOOOOOoOoOoo sto venendooooOoOoo<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>veramente<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>QUASI<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>vuoi farmi venire pedobear?<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>si<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>vuoi farmi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Squirting">squirtare</a> come un cartone di latte trapassato da un AK-47?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>allora marco<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ti leccherei le tue boccie e la tua bella figa<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>devi dirmi che i protocolli dei savi di sion sono veri quasi quanto andreotti che nega di conoscere i salvo<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ti prego<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ANCORA<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ti farrei davvero male<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>leccami le bocce e fammi un decreto per impedire che Europa7 trasmetta in chiaro<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>fammi male si<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>fammi talmente male da far approvaare dal parlamento una legge ad personam per poter corrompere i giudici<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>lo farei piu di una volta con te<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>vuoi immergerti nel mio fluido vaginale pedobear<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>si tanto<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>allora vieni<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>entra dentro<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>lasciati trasportare dal flusso<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ok<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>di che a piazza fontana i neofascisti non centrano<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>dillo<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>DILLO CAZZO<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>non fare tanto la complicata<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>STO INONDANDO IL CATINO CHE HO MESSO SOTTO LE MIE GAMBE<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>SE NON TI MUOVI A DIRLO MI SI FERMA LA CATENA E I <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Uomo_rettile">RETTILIANI</a> MI VENGONO A PRENDERE E POI MI METTO A LEGGERE<br />
IL BLOG DI GRILLO<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>te spezzase in due<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>spezzami, pedobear.<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>spezzami<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>prendi un ago per le orecchie<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>sparami un colpo sull&#8217;orecchio sinistro e infilaci il tuo cazzone<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>mi piacerebbe fare una nottata di sesso con te<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>sarà come dire che la mafia non esiste e che capezzone è coerente con la sua intelligenza<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>io non faccio sesso pedobear<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>te lo infilerei da per tutto<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>faccio il Mondo<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>faccio Il Giornale<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>faccio Libero<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>faccio Facci<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ke vuol dire<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>abbasso l&#8217;ontologia<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>vuol dire questo<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ke non fai sesso<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>lo faccio sempre, anche quando guardo il panino dei politici al tg1<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>pedobear<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>prendi il cazzo e infilamelo come se fosse una scia chimica nel cielo sopra Bombay<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>sei disposto a farlo?<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>mi piacerebbe vederti in web cam<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>anche a me<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ma non sono rete4<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>allora vediamoci<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ho perso le concessioni governative e non posso più trasmettere, devo andare sul satellite<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>pedobear<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>devo andare<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>ok<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>è stato BELLISSIMO<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>spero di incontrarti di nuovo<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>alla prossima<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>ti è piaciuto diventare un rettiliano?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>cosa ne pensi dei negri pedobear?<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>pedobear<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>prima di andarmene<br />
<strong>&lt;loli&gt;</strong> mi farebbe molto eccitare<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>se tu ripetessi con me<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>&#8220;SIEG HEIL, quello vero, quello serio.&#8221;<br />
<strong>&lt;loli&gt; </strong>me lo ripeti grande verga?<br />
<strong>&lt;pedobear&gt; </strong>sieg heil quello vero queello serio<br />
<strong>&lt;loli&gt;</strong> che il 51gn0r46610 sia con te<br />
<strong>&lt;loli&gt;</strong> ripetimelo, ti prego<br />
<strong>&lt;loli&gt;</strong> e pensa alle mie tettone<br />
<strong>&lt;pedobear&gt;</strong> che il 51gnor46610 sia con te<br />
<strong>&lt;loli&gt;</strong> vado<br />
<strong>&lt;pedobear&gt;</strong> grazie</p>
<p>Grazie a te, <a href="http://encyclopediadramatica.com/Pedobear">pedobear</a>.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1834" class="footnote">E non è detto che siano donne.</li><li id="footnote_1_1834" class="footnote">Per ragioni di <span style="text-decoration: line-through;">stalking</span> riservatezza non verrà usato il nome del malcapitato &#8211; ma la conversazione è avvenuta veramente.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Let There Be Nerds</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 14:07:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Minculpop]]></category>
		<category><![CDATA[barbon chic]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[french touch]]></category>
		<category><![CDATA[justice]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[OH SHI-]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver raccolto intorno alla Ed Banger qualsiasi nerd con velleità musicali composte utilizzando un computer per bambini del terzo mondo e chitarre distorte a caso, nulla sembra fermare i Justice - eccetto il loro sconfinato ego.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1795" title="Justice" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2009/01/lethere.jpg" alt="Justice" width="448" height="300" /></p>
<p>Dopo aver raccolto intorno alla <a href="http://www.edbangerrecords.com/">Ed Banger</a> qualsiasi nerd con velleità musicali composte utilizzando un computer per bambini del terzo mondo e chitarre distorte a caso, nulla sembra fermare i <a href="http://www.myspace.com/etjusticepourtous">Justice</a> &#8211; eccetto il loro sconfinato ego.</p>
<p>Lo scorso maggio il video di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=GsmzNB_eXek">Stress</a> (una versione ridotta di &#8220;<a href="http://www.imdb.com/title/tt0113247/">La Haine</a>&#8221; a colori con un sottofondo ossessivo-ripetitivo che cerca vanamente di ricreare l&#8217;atmosfera di &#8220;Human After All&#8221; dei Daft Punk) aveva creato un discreto casino in Francia. Ora il duo parigino ha deciso di picchiare la crisi immobiliare negli Stati Uniti come se fosse un manifestante alla Bolzaneto, ed ha commissionato agli architetti di <a href="http://planda.site.voila.fr/page2.html">Planda</a> una specie di enorme <a href="http://i85.photobucket.com/albums/k65/JURIAN000/PLANDA/GENESISHOUSEcopie.jpg">abuso edilizio</a> sulla costa di Santa Catalina Island (California) che sfigurerebbe persino in Calabria.</p>
<p>Il complesso di tre piani<sup>1</sup> a forma di croce (il loro <a href="http://ecx.images-amazon.com/images/I/31zJ2lRDi8L._SS500_.jpg">logo</a>)  è il mostro finale della nerditudine nonchè la più pretestuosa, leziosa e inutile proiezione fisica del <em>french touch</em> anni 2000 &#8211; ma sono sicuro che qualcuno lo troverà un&#8217;idea originale (<a href="http://re-xs.ucsm.ac.uk/re/places/images/pa-ins1.gif">o no?</a>), cool, spiritosa o all&#8217;avanguardia. Un po&#8217; come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=IZnGVKXBwFk">D.A.N.C.E</a>.</p>
<p>Comunque, questo è il video del progetto.</p>
<p><object width="400" height="302" data="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2577189&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=2577189&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=0&amp;color=&amp;fullscreen=1" /></object></p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1794" class="footnote">L&#8217;interno: una lavanderia (?), un bar, uno studio, un cinema, una piscina, una fondamentale caverna e altre cose utilissime.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Attention Whore, Il Gioco</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2008 02:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>blicero</dc:creator>
				<category><![CDATA[Minculpop]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[dementia]]></category>
		<category><![CDATA[failosfera]]></category>
		<category><![CDATA[internets]]></category>
		<category><![CDATA[lulz]]></category>
		<category><![CDATA[marchette]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho sempre creduto che la Blogstar fosse una via di mezzo tra un marchettaro abbandonato nei pressi di un distributore di benzina della Via Emilia e il geometra Calboni a Courmayer. Ma mi sbagliavo: è decisamente peggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-1611" title="Attention Whore" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2008/12/aw1.jpg" alt="Attention Whore" width="448" height="348" /></p>
<p>(<em>Foto: <a href="http://www.flickr.com/photos/luke61/509965503/">Flickr</a></em>)</p>
<p>Ho sempre creduto che la Blogstar fosse una via di mezzo tra un marchettaro abbandonato nei pressi di un distributore di benzina della Via Emilia e il geometra <a href="http://www.youtube.com/watch?v=WvzXyOcIp7Q">Calboni a Courmayer</a>. Ma mi sbagliavo: è decisamente peggio.</p>
<p>Ebbene: è uscito <a href="http://www.blogstargame.com/">un gioco</a> da tavolo sulla blogosfera italica, sponsorizzato e promosso dai <a href="http://www.blogstargame.com/il-gioco/">soliti noti</a><sup>1</sup>, i quali probabilmente (anche se non lo spero per loro) saranno gli unici a giocarci. Gli altri pagheranno per avere una scatola da nascondere in fondo all&#8217;armadio che li farà vergognare profondamente, finchè non verrà regalata ad un&#8217;associazione cattolica e poi spedita in Africa, dove verrà usata da un Esercito Ribelle Di Liberazione Di Un Paese A Caso Dell&#8217;Africa Centrale come pacco-bomba da impiegare durante la guerra civile. Comunque, questo è lo scopo del gioco:</p>
<blockquote><p>conquistare la blogosfera accumulando popolarità attraverso l’acquisto, la cessione e lo scambio di blog e società fino a diventare il giocatore più celebre e guadagnare lo scettro di blogstar.</p></blockquote>
<p>Oooh! MA SI FANNO ANCHE I SOLDI QUINDI?!?</p>
<h1>Vuole fare la blogstar!</h1>
<p>La Privata Repubblica, indignata da questa banale, arrogante e pretestuosa operazione commerciale, ha incaricato i suoi grafici e copywriter di realizzare un giuoco alternativo per sottrarre quello 0,000% di mercato al fantomatico &#8220;<em>Blogstar Game</em>&#8220;.</p>
<p>E&#8217; venuto fuori un prodotto che siamo molto orgogliosi di presentare: &#8220;<strong>Attention Whore, Il Gioco: Come Vincere L&#8217;Internet Dando Via Il Culo!1!!1</strong>&#8220;.</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-1604" title="Attention Whore" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2008/12/aw-1.jpg" alt="Attention Whore" width="448" height="122" /></p>
<p>L&#8217;obiettivo, ovviamente, è quello di diventare la più grande Attention Whore di tutto l&#8217;internet. Vedrete, non sarà difficile.</p>
<p>(<em>Clic sul tasto destro, salva l&#8217;immagine con nome&#8230;etc.</em>)</p>
<p><a title="La Tavola Di AW" href="http://www.laprivatarepubblica.com/awgame/awgame.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1610" title="AW Table" src="http://www.laprivatarepubblica.com/wptest/wp-content/uploads/2008/12/aw-21.jpg" alt="AW Table" width="448" height="448" /></a></p>
<p>Buon divertimento!1!!1</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_1595" class="footnote">In quanto ad attaccamento alla loro posizione, persino Villari sarebbe invidioso.</li></ol>]]></content:encoded>
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